Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 16 aprile 1893, nasceva la poetessa bulgara Elisaveta Bagrjana, pseudonimo di Elizaveta Belčeva. Si forma sulla poesia francese e soprattutto russa (Achmatova, Blok, Cvetaeva). La sua prima raccolta “L’eterna e la santa”, del 1927 sbalordisce critica e pubblico per la straordinaria maturità e qualità poetica, per la tematica amorosa aggressiva e quasi femminista. In una serie di liriche di questa prima raccolta  fonde il suo moderno desiderio di autoaffermazione amorosa e creativa con cadenze, lessico e tematiche tratte dai canti popolari, che testimoniano gli archetipi della secolare lotta di resistenza della contadina bulgara contro la schiavitù politica e familiare. Nel dopoguerra, dopo aver pagato un tributo alla congiuntura politica con il volume “Pet zvezdi” (“Cinque stelle”) del 1953, pubblica varie raccolte, nelle quali, sempre attraverso il filtro della sua spiccata individualità lirica, canta di avvenimenti nuovi, spesso legati a viaggi in paesi lontani, riservando un posto sempre maggiore alla meditazione lirico-filosofica sul senso della vita e sulla storia del suo paese.

Mi guardi così tenero innamorato,
mi parli con calore e dedizione.
Fuori urla la tempesta di neve.
Io ti ascolto guardando lontano.

Profumi sottili e misteriosi
alitano dai fiori ricurvi su di me,
e ricordano da soli, senza parole,
che ieri tu me li hai portati.

Mi sei così devotamente fedele,
mio irreversibilmente e per sempre –
e perdona il mio sorriso studiato,
e talora la mia perfidia di donna.

Ché anch’io amo, come te –
disperatamente e mortalmente attratta,
e spesso invano mi prometto
di non andare all’incontro convenuto.

Ma come sento che arrivi,
bruscamente di colpo ridesta,
dall’altra entrata perché tu non mi veda,
fuggo via – turbata e stupita.

E vado da lui sottomessa,
ammaliata, preda di una fosca ipnosi.
E ne torno affranta e spossata,
umiliata e amaramente pentita…


Redazione

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