Erboristeria delle lettere. Il fiore dell’assenza

Erboristeria delle lettere. Il fiore dell’assenza

Riflessioni poetiche davanti a un mazzo di zinnie

di Chiara Rantini

La zinnia è un bel fiore semplice, colorato e di facile cura.

Appartiene alla famiglia delle Asteracee ed è originaria del Messico. Fu portata in Europa alla metà del Settecento da un botanico tedesco da cui prese il nome.

Nel linguaggio dei fiori, la Zinnia simboleggia la nostalgia e la mancanza di qualcuno o qualcosa. Guardando questo fiore dai colori sgargianti, ho chiesto ad alcuni amici e amiche poeti di riflettere sul tema dell’assenza a partire da una loro poesia o da un loro pensiero.

STEFANO FORTELLI, poeta napoletano associa alla sua poesia in memoria della cagnolina Lola una riflessione sul legame tra assenza e nostalgia.

L’assenza, legata a doppio filo al sentimento di nostalgia è, a mio modo di vedere, quella condizione che non ti consente di vivere pienamente il presente in quanto ogni evento è idealizzato nei momenti trascorsi con l’assente e ritenuto che non si può replicare. 

“Lugubre e fredda la necropoli;

luminoso e tiepido

il giardino dove riposa Lola

scosse le tenere zolle

vedendomi arrivare” 

GIULIA DE MARCO, poetessa pugliese invece riflette sul carattere variabile e assolutamente contingente del significato dell’assenza in ciascuno di noi.

Le parole cambiano la loro natura, il loro significato ed assumono un diverso peso in funzione del tempo in cui vivono e nel quale vengono pronunciate; acquistano leggerezza o gravità in funzione dell’animo di chi le pensa, metabolizza, pronuncia.

In questo momento il termine assenza riveste sicuramente un ruolo determinante nell’esprimere una gamma di sensazioni che in passato non avremmo potuto immaginare di provare nella vita.

“Questo è il tempo del cieco dolore

Dove gli occhi non vedono

Le mani non toccano

La morte non ha più odore

Resta un funesto presagio

Le urla son mute

Le lacrime si confondono col cielo piangente

Questo è il tempo dell’assenza

Dove ogni uomo resta attonito davanti a suo fratello

Impotente, incapace

Sgomento a se stesso

Restano illusorie vicinanze

Artificiali abbracci

Tra ricordo e speranza” 

SERGIO GIOVANNETTI, poeta fiorentino sviluppa una particolare riflessione sulla complementarietà di assenza e presenza.

L’assenza è la presenza interiore di chi non c’è. Questo ho detto nella mia poesia “La casa di Dio”, ma vale anche per l’amore o una cosa. Senti l’assenza del mare o dei monti perché ce li hai nel cuore o nel pensiero, però non sono lì con te. Se non c’è l’idea e la presenza interiore di una cosa neanche se ne sente la mancanza.

“L’Assenza è la dimora di Dio,

anticamera e inesaudibile attesa:

presenza piena di chi è e che non c’è.

… Né in Lui trovi quel che non metti,

e i tuoi capelli nessuno accarezza.

Calcherai vie a Lui parallele

e ingannevoli lumi lontani

eclissar vedrai un fatuo sole,

stese d’acqua tremolanti tra dune

inaridirà l’impietoso tuo occhio.

Non soffocherà la fede nel cuore

e la polvere di logore strade

darà appoggio agli zoccoli stanchi,

figurerà ponti su abissi profondi.

Come fiore che si alimenta di morte

speranza Altra partorirà il disperare.” 

GIULI DORO (GIULIANA CALESSO), poetessa veneta, lega l’assenza al ricordo, a ciò che si può evocare ma non vivere.

“Accetto l’assenza,

nulla posso fare,

non mi resta che

guardare il cielo,

cambiare colore

al crepuscolo…

Mi manchi

Mi manco.

Dentro me il ricordo della nostra

assenza.” 

PAOLA PROSPERI, poetessa fiorentina, riflette invece sul modo in cui combattere il senso di vuoto che l’assenza crea.

L’assenza si combatte coi piccoli gesti, che si fanno grandi,in tutto questo vuoto che si vive.


Antonio Peragine

Antonio Peragine