Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 14 aprile del 1930, moriva a soli 37 anni  Vladimir Vladimirovič Majakovskij, poeta e drammaturgo russo. Rimasto orfano di padre a soli sette anni, si trasferì a Mosca. Aderì al Partito Operaio Socialdemocratico Russo e venne per tre volte arrestato e poi rilasciato dalla polizia zarista. Aderì al futurismo russo, firmando nel 1912 insieme ad altri artisti  il  manifesto «Schiaffo al gusto corrente». Mise la sua arte al servizio della rivoluzione; nelle officine e nelle fabbriche organizzava letture di versi e dibattiti. Molti dei suoi tentativi, tuttavia, furono osteggiati dal governo: prima il regime zarista e in seguito la dittatura staliniana si opposero in modo evidente, anche con censure, alle sue manifestazioni di pensiero. La voracità intellettuale di Majakovski fu leggendaria, la sua presenza fisica imponente ne fece una sorta di divo spettacolare. Nel maggio del 1925 partì alla volta dell’America, che raggiungerà nel luglio dello stesso anno per trattenervisi circa tre mesi annotando versi e impressioni su un taccuino. L’ultima opera di Majakovskij, uno dei punti più alti della sua poesia, fu il prologo di un poema incompiuto, ”A piena voce”, del 1930, che potrebbe  dirsi il suo testamento spirituale.

Tu

Poi sei venuta tu,
e t’è bastata un’occhiata
per vedere
dietro quel ruggito,
dietro quella corporatura,
semplicemente un fanciullo.
L’hai preso,
hai tolto via il cuore
e, così,
ti ci sei messa a giocare,
come una bambina con la palla.
E tutte,
signore e fanciulle,
sono rimaste impalate
come davanti a un miracolo.
“Amare uno così?
Ma quello ti si avventa addosso!
Sarà una domatrice,
una che viene da un serraglio”!
Ma io, io esultavo.
Niente più
giogo!
Impazzito dalla gioia,
galoppavo,
saltavo come un indiano a nozze,
tanto allegro mi sentivo,
tanto leggero.


Redazione

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