La vita ai tempi del Covid 19

La vita ai tempi del Covid 19

di Rossella Cerniglia 

Un quadro a dir poco inquietante viene fuori a voler mettere assieme tutti i tasselli che compongono l’attuale dissesto della società. Il mio riferimento principale è relativo al pensiero e alle parole che Mons.Viganò ha espresso intorno alla costruzione del NWO, opportunamente supportato da una “pandemia” che sino ad ora non sappiamo di certo che natali abbia avuto, ma di cui conosciamo la strumentalizzazione attuata al raggiungimento di tal fine, da parte di coloro che questo Nuovo Ordine Mondiale hanno voluto, programmato e imposto. Naturalmente, col sostegno ipocrita di tanta informazione irregimentata e corrotta.

Sinceramente non riesco a persuadermi di come tanti ancora non abbiano il quadro vero, autentico della situazione che stiamo vivendo.

Per me è chiaro che partendo da molto lontano, dai primi sviluppi dell’Umanesimo e dal Rinascimento, e poi da quello della Scienza Nuova, inaugurata da Galilei e Copernico, e andando a Bacone, Cartesio e Hobbes, sino ad arrivare all’Illuminismo e al Positivismo, attraverso un percorso cardine della filosofia e della Scienza che incontra i nomi di Darwin, Bergson, Schopenhauer, Marx, Freud e Nietzsche – per citare solo i nomi più rappresentativi e più noti di tale processo – ci troviamo subito incanalati in un percorso culturale, che porta dritto dritto ai nostri giorni: verso un sempre più accentuato materialismo, verso l’esaltazione dell’umano e del terreno, verso la prospettiva di una Scienza che non conosce confini, e verso la constatazione nicciana che “Dio è morto”, ovvero alla negazione di ogni trascendenza. E l’uomo nuovo, l’Ubermensch, può fare a meno di lui, svincolato com’è dai valori ordinati e perfetti dello spirito apollineo, e permeato ormai dalla sregolatezza di quello dionisiaco.

Giunti a questo punto -che è quello a cui ci ha condotto in ultimo la corrente del Modernismo – tutto il resto è spiegabilissimo. Dopo segue il Concilio Vaticano II, una morale sempre più permissiva e sempre più in netta opposizione a quella evangelica.

E così, Dio è realmente morto: nelle nostre coscienze, ovvero nelle nostre anime, non più in comunione col divino, ma divise e frantumate al loro interno,  e perennemente in conflitto con se stesse, col prossimo e col mondo.

L’ atteggiamento egotico ha prevalso, e ognuno di noi vuole rivendicare una libertà per se stesso che non tiene in conto più l’altro, vuole sentirsi padrone di se stesso e dominatore sugli altri. Poiché l’egotismo uccide ogni sentimento autenticamente umano, facendo di noi dei superbi, e dei narcisisti prevaricatori e tiranni.

La New Age ha inoltre predicato e convinto molti che noi stessi siamo dio e che possiamo sostituirci a lui.  Dimenticando che la divinità da Dio promessa è una condizione dalla conquista ardua, incompatibile con una morale totalmente permissiva e aberrante.

Così il sentimento di potenza trionfale dell’Ubermensch, eccolo manifestarsi in ognuno di noi, ai quali, fin dai giorni, più e meno lontani, in cui sedevamo sui  banchi di scuola, è stato continuamente ricordato – e sempre rivivificato – il mantra che dice che dobbiamo sempre e comunque competere per affermare noi stessi. In altri termini, una sorta di revival dell’hobbesiano  homo homini lupus. Infatti la competizione altro non è che una guerra dissimulata.

Ecco a che punto stanno le cose, per cui non fanno alcuno scalpore i misfatti di Bergoglio, perché ormai sono nella logica interna al sistema, integrati e voluti dai programmatori del Reset, mentre noi, bersagliati ininterrottamente da una informazione menzognera, ci siamo pateticamente assuefatti a tutto quel che accade intorno e dentro di noi.

E la pandemia è un gioco: un gioco crudele  e beffardo  che questi “padroni del mondo” – come li definisce Chomsky nel suo recente trattato sulla politica internazionale – giocano – a nostra insaputa, e per nostra impotenza – sulla nostra pelle. Non siamo più uomini, ma cose: pedine su una scacchiera.

Dopo Marx sappiamo che il Capitale, ovvero il denaro, ha conquistato  i desideri e la volontà di ogni uomo. È diventato il metro con cui si giudica tutto, si compra tutto, è la condizione del successo e del potere, il motivo che determina guerre senza fine. Un’importanza sempre maggiore che ne ha fatto l’unico valore oggi riconosciuto, e che ha portato a giudicare i nostri simili non per quello che sono, ma per quello che hanno.  Non per le loro qualità interiori, ma per quel che possiedono.

E così, questa “pandemia” – “sfuggita” dai laboratori di Wuhan, o creata allo scopo – non finirà se prima con ci sarà questo Great Reset, ovvero l’ instaurazione di una dittatura a livello globale. E noi siamo rimasti a guardare, e stiamo ancora  guardando, trepidanti e illusi, al promesso ritorno a quel che era, e che non avverrà. Ipnotizzati dalla narrazione univoca che ci arriva dal mainstream di Stato. Siamo delle rane quasi bollite, e prossime alla fine.

Tuttavia, proprio in questi giorni, qualche manifestazione c’è stata a Roma, contro i continui loockdown che non accennano a diminuire, e contro lo smantellamento criminale dell’economia italiana. Ma, come al solito, questi esigui gruppi che manifestano per i sacrosanti diritti brutalmente calpestati e per l’impossibilità di riaprire le loro attività, e quindi di vivere, saranno tacciati dalla propaganda statale come complottisti, negazionisti, irresponsabili e noVax. E come tali additati al disprezzo dell’opinione pubblica.


Antonio Peragine

Antonio Peragine