Tombola napoletana: la nascita, la storia e le principali regole

Tombola napoletana: la nascita, la storia e le principali regole

Tra i giochi che non possono mancare per nulla al mondo nel periodo delle Festività natalizie c’è certamente la Tombola. Ogni mano nasconde una storia a sé, ogni persona abbina ai 90 numeri un significato, basandosi sulla tradizione della Smorfia Napoletana o facendo una parodia personalizzata di quest’ultima. Tra battute, domande ricorrenti sull’uscita o meno di determinati numeri e contestazioni sul risultato finale, la Tombola appassiona milioni di famiglie italiane ogni anno e ci si può giocare anche attraverso i social, specie se si abita lontani da casa. Ma non tutti sanno come sia nato questo gioco, che ha alle spalle una tradizione secolare e, in un certo senso, piuttosto nobile.

La Tombola come la conosciamo noi nacque nella Napoli borbonica, quindi nella prima metà del Settecento. Sembra che questo gioco sia il risultato di una discussione piuttosto accesa tra il Re Carlo di Borbone suo padre, Gregorio Maria Rocco. Oggetto del confronto era il simile gioco del Lotto, che ai tempi non era ancora stato legalizzato e veniva visto piuttosto male, specialmente dai credenti che lo consideravano come una sorta di distrazione dalla retta via della preghiera. Di questo avviso era anche Gregorio, mentre Carlo di Borbone, dopo anni di lotte, ebbe la meglio sul padre riuscendo a regolamentare il Lotto per aumentare anche le entrate nelle casse dello Stato. Ma ci fu un piccolo particolare, tutt’altro che trascurabile: nella legalizzazione del gioco del Lotto, Re Carlo ordinò che questo fosse sospeso durante le festività natalizie, in modo da evitare che i fedeli potessero distrarsi dal ligio dovere della preghiera in un momento così importante il Cristianesimo.

Proprio per eludere il controllo del Re e far sì che si potesse continuare a giocare anche durante i giorni natalizi, i cittadini napoletani decisero di fondare una versione casalinga e del tutto clandestina del gioco del Lotto. I numeri, in totale 90, venivano scritti su dei tasselli di legno cilindrici, simili al tombolo, strumento che serviva a realizzare pizzi e merletti e da cui deriva il nome Tombola. Questi venivano inseriti in una sorta di cesto a forma di imbuto di vimini, detto anche panariello. Ogni giocatore, poi, scriveva 15 numeri da lui scelti tra i 90 a disposizione su un foglio, detto cartella. Le regole sviluppate all’epoca sono praticamente rimaste le stesse per secoli, arrivando intatte sino ai giorni nostri. Per ogni cartella, come detto, sono inseriti 15 numeri. Questi sono divisi in tre strisce orizzontali da 5 numeri ciascuna, alternati da spazi vuoti, e solitamente non possono essere più di due per ogni decina.

Ogni numero estratto verrà contrassegnato in qualche modo: si possono usare le classiche bucce del mandarino, i fagioli, pezzi di carta o, nelle versioni più tecnologiche, caselle di plastica richiudibili. Se sulla medesima riga si coprono due numeri si fa “ambo”. In caso siano tre i numeri coperti si fa “terno”. Se sono quattro “quaterna” e, infine, se sono cinque “cinquina”. Urlerà “Tombola” la persona che ha coperto per prima tutti i numeri usciti sulla propria cartella. Al giorno d’oggi esistono anche alcune varianti regionali della Tombola, che differiscono da quella napoletana non tanto per le regole ma per il significato che viene attribuito ai numeri presenti sul tabellone. Inoltre è possibile giocare anche da soli o contro avversari provenienti da tutta Italia attraverso le app che simulano il gioco della Tombola e che rientrano nel mondo del gioco del bingo online. Anche in queste le regole sono le medesime, ma la vera differenza sta nella possibilità di poter giocare in qualsiasi momento della giornata o dell’anno, senza per forza dover aspettare Natale.


Redazione

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