Intervista a Guadalupe Crocco, giovane promessa nel Futsal lucano

Intervista a Guadalupe Crocco, giovane promessa nel Futsal lucano

MELFI – Guadalupe Crocco è una ragazza italo-argentina, cresciuta e residente a Melfi ma nata a Messina il 18/06/2003.
Questo è il quarto anno che veste i colori dell’ASD Futsal Rionero, nella categoria Serie A2 (girone D), occupando il ruolo del portiere.

Guadalupe, prima di tutto, com’è iniziata questa tua passione per il mondo del pallone?

Diciamo che è nato tutto per puro caso, con il contributo di mio padre e mio fratello.
Inizialmente il calcio era un semplice divertimento, così per gioco, mi piaceva fare dei passaggi e qualche tiro con loro.
Invece, più o meno all’età di 7 anni, ho iniziato la scuola calcio e da quel momento non ho più smesso, allenamento dopo allenamento questa passione per il calcio cresceva con me.

Come e dove nasci calcisticamente?

Come già detto in precedenza ho mosso i miei primi passi nell’ambiente della Scuola calcio, per essere precisa la Scuola Calcio Iorio che all’epoca costitutiva il settore giovanile dell’ A.S. Melfi, ho quindi iniziato con il calcio a 11.
Sono partita dalla categoria dei “piccoli amici” per poi arrivare fino a quella dei “giovanissimi”, il ruolo nel quale giocavo è sempre stato quello del portiere.

Certo, la vita da calciatrice non è sempre facile specialmente da Under: calcio, scuola, amicizie… Come riesci a gestire tutto?

A volte penso che 24 ore non siano sufficienti, un giorno dovrebbe durare decisamente di più… non è semplice gestire il tutto, tra scuola, allenamenti, uscite con gli amici il tempo vola e sembra non essere mai abbastanza.
Sono del parere che se si desidera qualcosa si è disposti a fare di tutto per ottenerla, ovviamente mi tocca sacrificare qualcosa e il più delle volte sono le sere fuori con gli amici. Ma il tempo da dedicare a loro posso sempre trovarlo, invece l’allenamento una volta “perso” non posso più recuperarlo.
Per questo pur di non saltarne nemmeno uno sono disposta a studiare fino alle 2:00 di notte, per poi alzarmi alle 5:00 del mattino, ma l’allenamento non posso perdermelo per nessuna ragione.
Questo poi, non è niente se penso ai sacrifici che fanno le ragazze della mia squadra, gente che deve percorrere km e km pur di arrivare puntuali all’allenamento.
Alla fine studiare fino tarda notte non è poi così pesante se paragonato a tutto questo.

Purtroppo, il calcio è spesso ancora visto come “uno sport da maschi”. Tu che lo conosci bene sapresti dirci se è vero o no?

“Il calcio uno sport da maschi”? Assolutamente no! Purtroppo questa espressione riflette quello che è il pensiero medio degli italiani verso le donne che praticano tale attività.
Il calcio, così come il Futsal, è uno sport per le donne nel modo più assoluto e ai mondiali le Azzurre lo hanno ben dimostrato. Nonostante i grandi passi in avanti fatti, per il cambio culturale ci vuole ancora tempo.
L’unica cosa che mi viene da dire è che certi commenti retrogradi da bar non andrebbero nemmeno pensati.

Restando sull’argomento, sembra chiaro che un’unione tra calcio maschile e calcio femminile risulti difficile da essere messa in pratica. Nella tua carriera, anche da bambina, come ti sei trovata a confrontarti con i “maschietti”?

Fortunatamente non ho mai avuto problemi nel giocare con dei ragazzi, ho passato così tanti anni con loro, che alla fine, uno ci fa anche l’abitudine. Venivo trattata allo stesso modo, com’è giusto che sia, e l’aver giocato con i maschi fin da quando ero piccola si è poi rivelato molto utile.
D’altra parte, anche a loro poco importasse che fossi una femmina, giocavano normalmente, e se dovevano calciare da una certa distanza o con una certa potenza lo facevano tranquillamente, sia che in porta ci fossi io oppure qualche altro. I commenti più sgradevoli arrivavano dagli avversari.

Di solito prima di arrivare al Futsal, sia maschile che femminile, si passa dal calcio a 11, le differenze sono note a tutti, raccontaci un po’ di te nel “campo grande”

Le differenze con il Futsal sono tante, ma ciò che mi manca di più è il potermi tuffare.
Nel calcio a 5 lo spazio a disposizione è, ovviamente, ridotto e il tuffo non è un gesto tecnico che si utilizza tanto quanto lo si usi nel “campo grande”.
Per il resto il Futsal è davvero incredibile: corsa, molta tecnica, schemi, rotazioni… da restare senza parole.

Per concludere, quali sono i tuoi obiettivi personali che vuoi raggiungere nel giro di queste stagioni disputate da Under?

Questa stagione è stata, da quando sono arrivata a Rionero, la migliore.
Poter disputare gare del genere è incredibile, un’emozione indescrivibile e questo, per me, significa aver raggiunto un importante obiettivo che rincorrevo già da tempo.
Il merito oltre che alle mie compagne, va anche al preparatore atletico, al preparatore dei portieri e al mister.
Per lui non ci sono mai state gerarchie, ha sempre fatto giocare chi si sono allenate bene durante la settimana, premiando l’impegno, poco importa se abbia 17, 18, o 20 anni.
Sapere che il mister la pensi in questo modo, ti porta a voler dare sempre il massimo.
Un obiettivo personale che vorrei raggiungere è quello di diventare il miglior portiere del girone, sono consapevole che per riuscirci dovrò lavorare molto, ci sono tante cose che non so fare ed altre che devo migliorare e l’unico modo per riuscirvi è allenandosi; il talento è discutibile ma l’impegno no.

Redazione

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