Bullismo: prevenzione a scuola

Bullismo: prevenzione a scuola

di Adalgisa Portale

Nell’ultimo articolo di marzo, da me pubblicato su questo quotidiano https://www.corrierepl.it/2021/03/02/bullismo-gli-spettatori-silenziosi/(si apre in una nuova scheda), avevo evidenziato il ruolo degli spettatori silenziosi che assistono a episodi di violenza, o di emarginazione, senza intervenire in soccorso della vittima. Secondo le ricerche per   uscire dal tunnel dei soprusi è necessario sconfiggere l’indifferenza e incentivare la collaborazione degli spettatori. I dati statistici rivelano che l’identikit del difensore della vittima è colui che riesce a immedesimarsi nelle sofferenze degli altri e possiede buone capacità di dialogo da mettere in difficoltà l’aggressore attraverso l’uso del linguaggio. Prendendo a modello queste due caratteristiche tipiche ritenute efficaci: l’empatia e l’abilità di dialogo, è possibile progettare programmi di prevenzione nell’ambito scolastico, organizzando attività didattico-educative mirate.

I docenti, quindi, dovrebbero trattare tematiche sulla violenza programmando gradi di livello sempre più articolati e complessi a seconda dell’età degli allievi e dei diversi gradi di scuola.

È da premettere che la famiglia rimane, comunque, il primo modello educativo importante poiché costituisce un esempio di vita significativo in grado di indirizzare il bambino, durante la crescita, verso una maggiore attenzione al rispetto degli altri e al contrasto della sopraffazione.

È importante che i genitori riescano a dedicare il maggior tempo possibile all’ascolto dei figli per abituare il bambino, sin dalla tenera età, a rivolgersi sempre ai genitori, o a un adulto di riferimento, in caso di soprusi o prepotenze subite.

Asilo nido/scuola dell’infanzia 

 Nei primi anni di vita, il piccolo vive in un mondo affettivo centrato esclusivamente su se stesso e sui propri bisogni primari da soddisfare: bisogno di nutrirsi, di difendersi dai pericoli, o altro. Funzioni vitali a cui provvede principalmente la madre, o la figura di accudimento, fino a quando il piccolo raggiunge una sufficiente autonomia per badare a se stesso.

Con l’ingresso alla scuola materna, possono presentarsi episodi di emarginazione o di prevaricazione tra bambini. È necessario utilizzare il gioco per incentivare il rispetto   verso gli altri e, dunque, la capacità empatica per immedesimarsi nella sofferenza altrui.

Verso l’età di 3-4 anni, spesso anche prima, il bimbo attiva spontaneamente giochi di simulazione, in cui imita il ruolo degli adulti, di mamma o papà, o delle figure per lui più significative (nonni, maestra, dottore). Il piccolo spesso indossa i vestiti enormi dei genitori o le loro scarpe giganti. Queste attività di gioco spontaneo sono i primi segnali di empatia emotiva, poichè il bambino assume gli atteggiamenti degli adulti e mette in atto, goffamente, gli stessi loro comportamenti. Spesso si diverte a sgridare i suoi giocattoli per marachelle immaginarie, oppure coccola i suoi peluche, come fanno con lui i suoi genitori. In tal modo il bambino finge di essere un’altra persona e questo gioco spontaneo di scambio di ruoli può essere utilizzato anche a scuola per imparare a fronteggiare la violenza. Attraverso giochi di simulazione, infatti, il bambino impara a conoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, imita i vari personaggi (cartoni animati o super-eroi) per interpretare comportamenti emotivi differenti quali la gioia, il dolore, la rabbia, o altro.

Il gioco di finzione permette a tutti i bambini (prepotenti inclusi) di mimare e mettere in scena situazioni virtuali significative (facciamo finta di…) per scoprire, ad esempio, quali emozioni si provano quando un compagno distrugge immotivatamente la costruzione di lego che si sta ultimando, oppure quando qualcuno dice: vattene, tu non sei mio amico.

Esperienze emotive di frustrazione vissute in prima persona, attraverso il gioco, che diventano sufficientemente comprensibili per bambini in età prescolare. Il piccolo, infatti, nei primi anni di vita possiede ancora un pensiero di tipo operativo-concreto, pertanto le emozioni sono percepite principalmente attraverso l’esperienza corporea diretta e non tramite informazioni teoriche.

Questo spiega il perché talvolta si rivelano di scarsa efficacia le raccomandazioni verbali, o le sgridate, fondate esclusivamente su parole astratte (es. mi raccomando non distruggere i giochi dei compagni). 

Scuola primaria

Nei cinque anni della scuola primaria (6-10 anni), fase in cui uscire dall’individualità è un bisogno primario, è opportuno incrementare lo spirito collaborativo verso i più fragili attraverso attività di gruppo. É necessario instaurare in classe un clima promozionale di aiuto reciproco e di confronto con i compagni basato sul dialogo. In caso di difficoltà per soprusi subiti è opportuno incoraggiare il minore a chiedere aiuto agli adulti di riferimento per poter condividere con loro i propri stati emotivi e comunicare il proprio disagio.

Nel corso della scuola primaria è importante che i bambini acquisiscano maggiore capacità di autocontrollo emotivo, specialmente sulla rabbia. Attraverso il teatro o giochi di simulazione gli alunni possono sperimentare che cosa si prova a livello emotivo quando si assumono, alternativamente, diversi ruoli: di bullo, vittima o spettatore. È importante organizzare, tramite progetti di classe o di Istituto, brevi spettacoli teatrali sulle tematiche della prepotenza e dell’esclusione con protagonisti gli alunni stessi e con testi scritti dai ragazzi.  Il Progetto educativo di Parole ostili offre suggerimenti pratici didattico-educativi da attuare in ambito scolastico. Sono 100 schede in PDF di spunti di lavoro, da prendere in considerazione nei diversi cicli scolastici. A titolo esemplificativo, è emblematica la canzoncina dello Zeccchino d’oro del 2016, sul bullismo, dal titolo “Quel bulletto del carciofo”

Il bulletto carciofo prende in giro le verdure sue amiche che non lo fanno giocare, finchè una vocina del gruppo lo invita a giocare a condizione che sia gentile con le altre verdure. Il carciofo bulletto accetta e si scusa: (…) vi chiedo scusa, ve l’ho già detto non sono cattivo, ho bisogno d’affetto. Il carciofo bulletto, quindi, fa pace con se stesso e con le verdure sue amiche. La canzoncina può essere un modo divertente per far capire ai bambini delle prime classi come gestire l’aggressività del bullo.

Scuola secondaria di primo grado

In questa fascia d’età (11-13 anni), come in tutte le altre fasi di sviluppo è importante valorizzare i punti di forza di ogni adolescente. Sapersi relazionare in modo adeguato agli altri e la capacità di ascolto sono caratteristiche che rafforzano nei ragazzi la sensazione di autoefficacia e la percezione di autostima.

Analizzare specifici episodi di violenza che avvengono nella vita quotidiana, o all’interno della classe, possono aiutare gli alunni a confrontarsi e a far emergere diversi punti di vista su un argomento comune, valorizzando la capacità critica e riflessiva di ciascun allievo (bulli compresi).

L’analisi del testo della canzone di Marco Mengoni Il Guerriero, tratto dall’album Parole in circolo sulla tematica del bullismo, suggerisce ai ragazzi l’acquisizione di abilità utili per fronteggiare i conflitti. Il cantautore, infatti, vittima sin da bambino di prese in giro e di bullismo, chiuso nella sua solitudine e disperazione, non trovando chi potesse aiutarlo, immaginava di essere lui stesso il suo Super-eroe Guerriero, capace di consolarlo e di proteggerlo da chi lo offendeva e lo umiliava. Questa forza immaginaria di se stesso (il suo Io Super-eroe) gli ha permesso di resistere e di uscire dal tunnel della sofferenza.

La canzone di Marco Mengoni è una lettera immaginaria scritta dal cantante a se stesso bambino, a quel Marco bambino solitario costretto ad affrontare ogni giorno le offese dei compagni di scuola)(1) 

Io sono un guerriero/ Veglio quando è notte/ Ti difenderò da incubi e tristezze/ Ti riparerò da inganni e maldicenze e ti abbraccerò per darti forza sempre/ Ti darò certezze contro le paure/
(…) Non temere nulla io sarò al tuo fianco/ Con il mantello asciugherò il tuo pianto/ (…)

Fonte: LyricFind

Il messaggio del cantante è un invito ai ragazzi a trovare dentro loro stessi la forza per andare avanti, senza credere alle offese che ricevono e senza scoraggiarsi per le cattiverie che subiscono ingiustamente. Il cantante rivolgendosi a chi soffre lo invita a guardarsi dentro perché in ogni essere umano c’è una parte nascosta da scoprire che è più forte di qualsiasi denigrazione ricevuta: è la voglia di credere in se stesso e nelle proprie possibilità. (1)

Nei progetti educativi scolastici è opportuno programmare proiezioni di film o documentari, magari prodotti dagli alunni stessi, che indichino una via di uscita e diano coraggio e speranza ai ragazzi per un futuro migliore. 

Scuola secondaria di secondo grado

Le scuole secondarie di secondo grado (14-19 anni) come le precedenti classi, sono le sedi adatte per abituare gli adolescenti e i giovani al pensiero critico. La capacità di analisi delle situazioni problematiche e l’individuazione delle possibili soluzioni

( problem solving) sono le strategie necessarie per intervenire in modo creativo sulla vita sociale.

Brani di storia o di antologia o episodi narrati sui giornali che trattano di violenza possono diventare spunti utili di riflessione per formare gruppi di discussione per analizzare in modo critico: situazioni, ruoli, azioni e conseguenze. Episodi di cronaca quotidiana di soprusi e sopraffazioni che possono attivare, da parte degli alunni,       inchieste sull’argomento, attraverso interviste, compilazioni di questionari, dati statistici, o algoritmi. Si attiverebbero, così, anche discipline di studio di ambito scientifico.

Il progetto sulla violenza, attuato da allievi delle scuole superiori, tramite somministrazione di questionari anonimi e raccolta dati, incrementerebbe i collegamenti con le famiglie e le istituzioni del quartiere, determinando maggiore interazione tra scuola–genitori-territorio. La pubblicazione dei risultati dei questionari su un eventuale giornalino d’istituto coinvolgerebbe la partecipazione, in verticale, di più scolaresche di un distretto scolastico.

In tal modo gli alunni diventerebbero protagonisti del loro futuro per migliorare il collegamento tra scuola e mondo esterno. Agli alunni potrebbe essere affidato anche il compito di organizzare momenti di incontro tra genitori- insegnanti- operatori del territorio per discutere e collaborare su problematiche sociali.

Il progetto di prevenzione contro la violenza e la sopraffazione, per una maggiore   efficacia, dovrebbe far parte della programmazione didattica curricolare ed essere attivato per tutta la durata del ciclo di studi, ovvero dall’inizio della scuola dell’infanzia fino alla conclusione della scuola secondaria di secondo grado.

Bibliografia

  • Colleoni I. (2008), Bullismo, «Intervenire sul disagio giovanile», dispensa

dell’evento formativo (ECM) del Centro Ricerche Evolutive dell’Essere

(CREDES) della dott.ssa Clara Serina, Milano.

  • Menesini E., (2000), Bullismo- Che fare? Prevenzione e strategie d’intervento nella scuola, Firenze, Giunti.
  • Miller, T. W.,Kraus, R.F., & e Veltkamp, (2005); Character education as prevention strategy in school-related violence. <<The journal of Primary Prevention>>, 26, 455-466
  • Portale A., in collab. Sedda A., Bottini G. (2012), All’origine del bullismo, casi emblematici e approfondimenti neuroscientifici, Trento, Erickson Live
  • Vieno A., Perkins, D.D., Smith, T. M., & Santinello, M. (2007). Democratic school climate and sense of community in school. A multilevel analysis. American Journal of community Psichology, 36, 327-341
  • Http://yearinreview.yahoo.com/2010/blog/12263/cyberspace-bullyings)

Yahoo!2010year in review-cyberspace:bullying’s New Turf

  • https://www.google.com/search?q=progetto+parole+ostili&rlz=1C1ONGR_itIT946IT946&oq=progetto+parole+ostili&aqs=chrome..69i57j0i10i22i30.12911j0j15&sourceid=chrome&ie=UTF-8
  • https://www.google.com/search?gs_ssp=eJzj4tVP1zc0TDYtys01NTYyYPSSKixNzVFIKs3JSS0pyVdIAXKSE4uSM_PT8gEiOg5P&q=quel+bulletto+del+carciofo&rlz=1C1ONGR_itIT946IT946&oq=quel&aqs=chrome.1.69i57j46i20i263j46j0i433j46i433l2j46l2j46i433.7402j0j15&sourceid=chrome&ie=UTF-8

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Antonio Peragine

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