Coronavirus tra paura e contagio: un aiuto dalla filosofia

Coronavirus tra paura e contagio: un aiuto dalla filosofia

A sorpresa studiosi, psicologi, psicoterapeutici e sociologi  invitati ad indicare un percorso utile per cercare di superare sul piano sociale, relazionale e psicologico un momento cosi tragico e terribile rappresentato dalla pandemia  hanno quasi unanimemente sostenuto che la filosofia può appalesarsi di grande  aiuto in questo momento di grande paura e di incertezze per il futuro delle persone.

Tutto è diventato più difficile ed il ritorno alla normalità, che dovrebbe coincidere con il superamento pandemico, sembra ancora incerto e comunque molto lontano. La filosofia, infatti, offre soluzioni che sono a portata di mano, come la possibilità di convogliare le risorse umane in tolleranza, razionalità, pazienza e capacità di sostenere l’attesa. La filosofia, in quanto amore per il sapere e per la conoscenza, può farlo proprio perché si pone delle domande per superare le incertezze dell’esistenza e si  occupa del senso e del significato dell’esistere in rapporto al mistero dell’ eternità, senza porre vincoli alla riflessione e all’umano desiderio di resistere nonostante tutto. In questo momento così critico, a causa della pandemia da Covid 19, per ogni persona diviene essenziale seguire gli aggiornamenti sul numero dei guariti e dei decessi, sia per tenere sotto controllo la situazione, sia per allontanare la paura e l’angoscia per il futuro. In verità ogni giorno i dati tradiscono l’attesa, non priva di ansie e paure, e la fiducia delle persone mostrando un andamento ondivago del contagio, i numeri giornalieri mettono a dura prova il credere che il tutto sia lì, lì per migliorare, che la curva dei contagi tende fortunatamente ad assumere le caratteristiche di una parabola miracolosamente e finalmente discendente nel suo miglioramento e che l’incubo sta per finire.

Ma poi scopriamo che così non è, una nuova impennata, paura e spavento travolgono negativamente le persone, incupendo le giornate, già avviate con difficoltà in un quotidiano che si dispiega al chiuso. Tuttavia è possibile fermare il malessere ed evitare che la paura dilaghi, sostenendo il morale e l’attesa di chi vive insieme a noi, fino ad arrivare alle persone con cui non condividiamo il quotidiano ma che in qualche modo sono a noi accomunate in questa terribile vicenda. Restituire al quotidiano di ognuno nuova linfa attraverso l’immaginazione e la creatività può contribuire a sopportare il disagio e a contenere i pensieri negativi che hanno come effetto l’ansia e l’angoscia. Lo possiamo fare attraverso la coltivazione della capacità catartica delle arti, della cultura e dell’inventiva che ancora una volta e sempre, ci rendono più resilienti e più capaci di temperanza. Protrarre più a lungo possibile questa opportunità di tener lontana la paura diviene ogni giorno un’emergenza nell’emergenza. Molte persone ogni giorno mettono al servizio degli altri la loro competenza e il loro lavoro, prima di tutto il personale sanitario e parasanitario, ma anche tutte quelle persone che, al di fuori dagli enti preposti alla tutela della salute, contribuiscono all’efficienza del nostro paese. Altri sorreggono la comune speranza donando, intrattenendo e condividendo quello che possono e che reputano possa esser d’aiuto a qualcun altro che attende.

C’è chi si offre attraverso un’immagine sui social, un articolo, un video, una canzone o qualcosa di personale, insomma portando al servizio degli altri ciò che possiede, anche solo un messaggio di vicinanza e di presenza ad un numero inaspettato di persone. La speranza si alimenta a partire dai luoghi, ovvero dalle abitazioni illuminate di pazienza, dove le abitudini personali sono messe in un angolo per far posto ad un tempo sospeso che chiede sacrificio ed attesa. Oggi attraverso la rete stiamo riuscendo a farlo, sfruttando la capacità di creare nuove opportunità grazie al potere dell’immaginazione e della virtuale vicinanza. La speranza si alimenta attraverso il ripensamento degli spazi, non solo di lavoro ma anche interiori, dove si tiene ferma la volontà di resistere a dispetto di tutto. La speranza si alimenta portando all’esterno l’energia positiva per sostenere chi soffre, ma anche per ampliare l’orizzonte di pensiero di ognuno, affinché non diventi anch’esso un luogo poco sicuro, come ormai lo sono la vicinanza e le nostre strade. La sensazione che è possibile venire fuori dalla pandemia serpeggia nell’etere attraverso una comunità che si fa rete per non soccombere sconfitta. L’augurio è che continuino ad embricarsi, mai indomite, la vitalità e l’iniziativa personale, in una disposizione d’animo che non lasci il posto alla rassegnazione, cosicché si possa continuare a navigare a vista nonostante la tempesta. Quando le scienze non possono darci una risposta nell’immediato, l’angoscia prende il sopravvento per l’incertezza che domina gli eventi.

Ecco che allora un aiuto può arrivare dalla filosofia, un ormeggio sicuro, ben poco considerato negli ambienti di lavoro, ma che per fortuna, e a dispetto di tutto, permea le nostre vite in maniera imprescindibile. La filosofia si occupa delle domande, si prende cura del senso delle questioni ultime, in sostanza si impiega in tutto ciò che si offre alla meraviglia del nostro intendimento, soprattutto, e in particolar modo, quando si ha a che fare con problemi che non hanno una soluzione nell’immediato. In questo momento di pandemia da coronavirus ogni persona è costretta a fermarsi, è obbligata a non fare nulla, ad oziare ed a stressarsi psicologicamente per i tanti problemi che attendono d’essere risolti, impresa impossibile se si è costretti a stare a casa. Ma, volendo, forse è possibile cogliere tutto questo come un’opportunità reale per creare una cultura dell’attesa in maniera congiunta. Il tempo che rallenta offre infatti ad ognuno una nuova occasione, e cioè quella di poter realizzare qualcosa di utile per se stessi, per la propria famiglia e per la comunità. Nei momenti di crisi, è facile che venga meno la speranza nella salvezza e nella rinascita, ma la filosofia mostra come l’uomo abbia saputo ripensare in ogni epoca il concetto di umanità, restituendole un significato possibile nonostante la brutalità degli eventi.

Oggi più che mai c’è bisogno di sostegno, di buoni propositi e di pensieri innovativi che alimentino l’umano desiderio ad esistere ed a resistere benché sospesi nelle nostre incertezze. Oggi più che mai ognuno può contribuire affinché tutto questo succeda. In questo momento di bisogno possiamo attingere alle scienze sociali, alla medicina narrativa, all’arte e alla musica, forme di vita quest’ultime che hanno il potere di andare oltre l’ineluttabilità degli eventi, scavalcando il dolore e sospendendo per un attimo la disperazione. Continuare a nutrire gli animi delle persone che vivono con noi, ma anche quelli di chi non conosciamo, sostenendo l’iniziativa positiva, supportando la motivazione e coinvolgendo gli altri in una danza sociale, anche se da lontano, è un potente mezzo che può tenere al sicuro la speranza nel futuro e la buona voglia di crederci ancora. Facciamolo per noi e per chi sta facendo in modo che si possa ancora pronunciare la parola domani.

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione del Corrierepl.it


Antonio Peragine

Antonio Peragine