Il trentennale dell’immigrazione illegale

Il trentennale dell’immigrazione illegale

I diritti fondamentali delle persone migranti vanno tutelati. Ma nel rispetto delle legislazioni degli Stati ospitanti.

Il 7 marzo di trent’anni fa, l’Italia veniva presa d’assalto da 27.000 migranti che fuggivano dalla disastrosa gestione della Repubblica Popolare Socialista d’Albania. Da allora, il flusso non si è mai fermato; anzi, i numeri  sono diventati sempre più insostenibili.

L’arrivo di popolazioni di etnie diverse tra loro ha visto il moltiplicarsi di problematiche, data la provenienza da aree continentali differenti rispetto alla società occidentale. L’impossibilità di rimpatrio dei soggetti non identificabili ha ridotto ad un pezzo di carta il decreto di espulsione e, in tempi di coronavirus, sia la sicurezza nazionale che il rischio sanitario andrebbero tutelati con maggior rigore.

Non a caso, per l’incapacità dello Stato di controllare il territorio nazionale, abbiamo subìto l’infiltrazione di mafie d’importazione, aggiuntesi alle organizzazioni mafiose tradizionali. Alle criticità già esistenti dell’ordine pubblico  va sommata quella sanitaria con la pandemia in corso. Dirò meglio: in Italia, gli irregolari che, dal punto di vista amministrativo non esistono, oscillano tra i 500.00 e gli 800.000, e sono evidentemente esposti al rischio da coronavirus. Immigrati senza permesso di soggiorno, apolidi e senza fissa dimora (questi ultimi, italiani e stranieri, spesso senza documenti), oppure chi vive in campi rom: quando e da chi saranno vaccinati? Sono persone che rischiano di diffondere il contagio, qualora dovessero risultare malate.

L’Esecutivo del banchiere Draghi non sembra muoversi a passo spedito, come vorrebbe la crisi sanitaria acuitasi con la terza ondata: da nord a sud, i presidenti delle Regioni lamentano la mancanza di dosi di vaccini.

Non c’è dubbio che, da un punto di vista giuridico, anche gli extracomunitari illegali avrebbero diritto alle cure del caso. Nella realtà, il quadro che ne scaturisce è complesso: come fa un irregolare senza alcun documento, a prenotarsi per la vaccinazione? Alcuni Stati hanno blindato le loro frontiere.  In Italia, i flussi di extracomunitari sono in continua crescita esponenziale, come non si vedeva dal 2017: dall’inizio dell’anno (al 31 marzo 2021, secondo i dati del Ministero dell’ Interno) sono sbarcati illegalmente 6997 migranti.  Viene così minata non solo la salute pubblica, ma anche l’ordine e la sicurezza.

In tempo di covid, le mafie d’importazione crescono beneficiando dell’apporto continuo di  nuove leve che oltrepassano clandestinamente le nostre frontiere. Clan ucraini gestiscono il contrabbando di sigarette, mentre quelli nigeriani dominano sul racket della prostituzione, controllando manu militari le piazze di spaccio con i machete; le triadi cinesi sono dedite al riciclaggio di denaro, mentre le gang di latinos imperversano nei parchi di quartiere trasformandoli in zone di guerriglia e gli spacciatori marocchini che importano l’hashish da Tangeri trasportandola verso Genova: è una miscela esplosiva difficile da contrastare, con le Forze dell’ordine in affanno per carenza di uomini e personale.  Tutti coloro che ricoprono ruoli istituzionali non possono far finta di non vedere. Non è la soluzione migliore. Si tratta di agire, e agire nell’immediato con misure politiche forti idonee alla salvaguardia della comunità nazionale.

Matteo Impagnatiello

Tags: Mafie, immigrazione illegale, Albania, covid-19


Redazione

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