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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 3 aprile 1949, nasce a Terni Riccardo Duranti, poeta e traduttore italiano. Ha insegnato a lungo Letteratura Inglese e Traduzione Letteraria presso La Sapienza. Ha ricevuto il premio nazionale per la traduzione, nel 1996 e il premio Catullo, nel 2014.

Ha tradotto l’opera omnia di Raymond Carver, e autori come John Berger, Philip K. Dick, Cormac McCarthy, Richard Brautigan, Caryl Churchill.

Tra i suoi libri di poesia: Bivio di voce (Empirìa, 1987), The Archer’s Paradox (The Many Press, 1993), L’affettuosa fantasia (Aracne, 1998), Made in Mompeo, haiku e immagini (con Rino Bianchi, Corbu, 2007) e Meditamondo (Coazinzola Press, 2013).

Nel 2015 è uscito il suo primo libro di racconti: L’orsacchiotto Carver e altri segreti.

Vive sui Monti Sabini dove svolge attività agricole.

Alberi

Misurava il tempo
sulla crescita degli alberi:
quelli piantati per un impulso
d’irresponsabile ottimismo,
quelli i cui frutti
non avrebbe mai assaggiato
e alla cui ombra non troverà sollievo.

Ne immaginava gli intrichi di radici,
cercava di indovinarne la sete,
gli ostacoli, le insidie sotterranee.

Scrutava le foglie per trarne auspici,
le gemme per anticipare la spirale
crescente del futuro,
lunga, si augurava, per i rami,
per compensare la propria parabola,
sempre più breve.

Sognava ceneri sparse intorno al tronco
per prolungare la cura, anche di poco,
per violare in qualche modo
futile e irriverente –
l’invalicabilità del limite estremo…

 

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