Ammettiamolo: Draghi non è l’uomo della provvidenza (per fortuna)

Ammettiamolo: Draghi non è l’uomo della provvidenza (per fortuna)

In Italia c’è bisogno di una politica normale, nella quale le idee si confrontino ed anche si scontrino, senza toni ed eccessi da guerra civile. E soprattutto di una politica che non si limiti alla declamazione ma sia in grado di tradurre in fatti le promesse.

ll Presidente del Consiglio Mario Draghi illustra in conferenza stampa il Decreto Sostegni. | Foto Governo.it

“Mi auguro che le delusioni di domani non siano pari agli entusiasmi di oggi” e “se l’Europa non fa abbastanza faremo da soli”. Della ormai famosa prima conferenza stampa di Draghi dopo una riunione del consiglio dei ministri, queste due espressioni mi sembrano le più degne di nota. Segnano, infatti, come meglio non si potrebbe, lo spartiacque di stile con i suoi predecessori, a cominciare da Giuseppe Conte. E rappresentano la migliore risposta sia agli eccessi di molti suoi osannatori, sia ai pregiudizi di altrettanti esagerati denigratori. Sono espressioni che dimostrano che Draghi è proprio così come viene descritto per elogiarlo o screditarlo: sobrio, pragmatico, concreto e, udite udite, persino sincero. Cioè, un uomo capace, ma pur sempre un semplice uomo.

Sarebbe bello che questa “normalità” contagiasse la politica italiana mettendovi le radici. Di proclami e promesse roboanti, francamente, non ne possiamo più. E nemmeno potremmo sopportare l’ennesimo “uomo della provvidenza”. In Italia c’è bisogno di una politica normale, nella quale le idee si confrontino ed anche si scontrino, senza toni ed eccessi da guerra civile. E soprattutto di una politica che non si limiti alla declamazione ma sia in grado di tradurre in fatti le promesse. I partiti che appoggiano Draghi, ma anche chi si oppone, hanno una occasione che sarebbe delittuoso lasciarsi scappare. Perché se al capo del governo si chiede di guidare l’uscita dall’emergenza, sanitaria ed economica, ai partiti e al parlamento tocca di farci uscire dall’emergenza politica che ormai dura, come minimo, da dieci anni. Nel corso dei quali non abbiamo più avuto un governo che fosse espressione diretta del voto popolare: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2 sono diventati presidenti del consiglio attraverso compromessi che contraddicevano le posizioni  che i vari partiti avevano manifestato ai rispettivi elettori.

Dunque non c’è idiozia più grande di quella che vorrebbe Draghi e il suo governo espressione di una congiura dei “poteri forti” internazionali. E’ vero il contrario: Draghi è il risultato dei poteri deboli nazionali che, per una volta saggiamente, si sono affidati alla sua capacità ed al suo prestigio internazionale per uscire dal vicolo cieco nel quale eravamo finiti. Assai meno saggi sono, invece, i tentativi dei partiti di creare tensioni all’interno del governo che pure sostengono al fine di piantare le proprie “bandierine”. Se vogliono marcare la propria presenza, lo facciano piuttosto in parlamento. E diano il loro contributo, confrontandosi e scontrandosi su temi non meno importanti di quelli riservati al governo: la pubblica amministrazione sgarrupata, la giustizia, la riforma dei partiti, la legge elettorale, una legislazione sul lavoro all’altezza delle trasformazioni che si sono registrate nel sistema produttivo. Perché è vero: Draghi non è l’uomo della provvidenza, è soltanto un uomo molto capace. Ed è il suo bello. Perché, in realtà, gli uomini della provvidenza non sono mai esistiti.  Papa Ratti, cioè Pio XI, non ha mai detto che Mussolini era l’Uomo della Provvidenza. Dopo la firma del concordato disse più semplicemente che Mussolini era “l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare”. E Pio XI, come tutti i papi, di Provvidenza se ne intendeva.

Nicola Cariglia


Redazione

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