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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 31 marzo 1914 nasceva a Città del Messico Octavio Paz, poeta, scrittore, saggista e diplomatico messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990. Comincia molto presto a scrivere e nel 1937 partecipa al II Congresso internazionale degli scrittori antifascisti di Valencia. Trascorre gran parte della sua esistenza tra Spagna e Francia. In Spagna sostiene la lotta dei repubblicani durante la Guerra civile spagnola. Nel 1943 si trasferisce negli Stati Uniti e si immerge nella poesia modernista anglo-americana. Nel 1945 entra nel servizio diplomatico messicano: in questi anni scrive “Il labirinto della solitudine”, un saggio sull’identità messicana. Sposa poi Elena Garro, dalla quale ha una figlia. Viene inviato dal governo messicano in Francia, dove ha modo di avvicinarsi al surrealismo. Durante la sua permanenza in Francia Octavio Paz lavora a fianco di Andrè Breton. Ottiene il posto di ambasciatore in Messico e in India nel 1962. In seguito fonda due importanti riviste di cultura e politica: “Plural” e “Vuelta”.

Tra andarsene e restare

Tra andarsene e restare è incerto il giorno,
innamorato della sua trasparenza.

Il pomeriggio circolare si fa baia;

nel suo calmo viavai si mescola il mondo.

Tutto è visibile e tutto è elusivo,
tutto è vicino e tutto è inafferrabile.

Le carte, il libro, il bicchiere, la matita
riposano all’ombra dei loro nomi.

Nella mia tempia il battito del tempo ripete
la stessa testarda sillaba di sangue.

Dell’indifferente muro la luce fa
uno spettrale teatro di riflessi.

Mi scopro nel centro di un occhio;
non mi guarda, mi guardo nel suo sguardo.

Si dissipa l’istante. Immobile.
Vado e vengo: sono una pausa.

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