I numeri della crisi

I numeri della crisi

 Mentre la crisi socio/economica, agevolata dalla questione COVID-19, sembra seguitare, perdiamo opportunità d’occupazione qualificata e i giovani alla ricerca di un primo lavoro sono in aumento. Tra nord e sud del Paese le differenze non sono secondarie e stanno evidenziando che l’Italia non ha ancora trovato un parametro economico su cui costruire dei progetti su tutto il territorio. I motivi di questa “fuga” di cervelli sono complessi e si rifanno agli ultimi dieci anni di una politica che non ha consentito di recuperare un “gap tecnologico” che altri Paesi UE sono stati in grado di sanare proprio prendendo in carico maestranze qualificate maturate nella nostra Penisola. Le prospettive per il futuro non ci sembrano migliori. Si continuerà a cercare altrove ciò che la Patria non è più in grado di garantire. Ci sarebbero, infatti, da rivedere atti fondamentali di un’economia che si poteva riscattare. Sono mancati i mezzi; ma anche una solida volontà politica per farlo. Ora, è tutto più difficile. Riconoscerlo, adesso, non basta più. Per ridare valenza ai “numeri”, c’è da rivisitare tutto il mercato del lavoro e restituire dignità a chi la merita. Dato che la disoccupazione nazionale si presenta ancora con una percentuale a due cifre, ci sembra evidente che la “ripresa”, tanto messa in evidenza da questo Esecutivo “novello” stenta a decollare. Solo tramite un progetto occupazionale diverso e meno dispersivo, si potrebbe, almeno, recuperare parte del terreno perduto. In questo travagliato 2021, riusciremo a focalizzare un progetto per i Lavoratori con strategie meno obsolete? La disoccupazione non demorde, ma i mezzi per rintuzzarla non si sono evoluti. Da “forza” lavoro la Penisola è sempre più “forza” di sconcerto.

Giorgio Brignola


Redazione

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