Dal 29 Marzo online “Life After” per ricordare la Carovana della Pace in Europa nel bel mezzo della guerra”

Dal 29 Marzo online “Life After” per ricordare la Carovana della Pace in Europa nel bel mezzo della guerra”

Il 29 Marzo Arci Lombardia ed  il Comitato Sarajevo ’91, patrocinati dal Comune di Milano  hanno presentato online il progetto “Life after”,  una cinque giorni di eventi che si concluderà sempre in streaming venerdì 2 Aprile.

L’iniziativa mira a ricordare i drammatici fatti che riguardarono la ex Jugoslavia trent’anni fa ed in particolare la Carovana della Pace che coinvolse migliaia di giovani, che dal 23 al 29 settembre 1991 percorsero la Slovenia, la Croazia, la Serbia e la Bosnia, giungendo in una Sarajevo in festa, che mai avrebbe immaginato la carneficina a cielo aperto di cui sarebbe stata teatro solo sei mesi dopo.

Durante gli eventi di “Life After” alcuni di coloro che parteciparono alla Carovana avranno modo di fare il punto, se possibile sulla situazione di quegli anni e di quali siano i loro ideali oggi.

Certo, guardando le foto di quei “giovani e belli” che cantavano e si tenevano per mano, vien da chiedersi come sia stato possibile l’orrore che già si preparava e che esplose poco dopo lasciando sgomento il mondo intero. La pace giunse sì, ma tardiva, perché se è vero che ogni pace è tardiva questa lo fu più delle altre. Tra quei giovani tanti provenivano proprio dalla ex Jugoslavia ed allora chi furono davvero: i pacifisti della Carovana o i giovani sanguinari immortalati nei filmati delle quotidiane carneficine che i TG dell’epoca mandavano in onda, giovani certo, ma forse non più tanto belli? Fu colpa della politica la guerra? Ma la politica non la fanno gli uomini?

Giudicare non è facile e non lo è nemmeno comprendere davvero le ragioni complesse della storia. Allo stesso modo non è mai giusta la morte, sebbene nelle ottiche particolaristiche di ciascuna fazione sì. La strada per la pace deve fondarsi sempre su accordi che marginalizzino l’interesse esclusivo per garantire condizioni accettabili per tutti. Se non accade, se l’accordo cioè non si raggiunge è perché non lo si persegue davvero. Sono stati necessari molti anni e migliaia di morti perché una guerra nata nel cuore della civilissima Europa,  quando il ricordo del secondo conflitto mondiale non si era ancora spento, avesse termine. Ed allora non posso non pensare alla tregua non ufficiale sul fronte occidentale nel Natale del 1914, durante la prima guerra mondiale, alle celeberrime foto dei soldati tedeschi e britannici gli uni di fianco agli altri mentre si scambiavano gli auguri e felici cantavano canzoni. Sono immagini che ci vengono spesso proposte come esemplificative di qualcosa di alto e di nobile, che anima il cuore di ogni uomo. Per ciò che mi riguarda non riesco a non considerarle invece espressione di quelle contraddizioni che abitano da sempre in noi e che ci vogliono talvolta vittime, talvolta carnefici, talvolta con una ragione, talvolta senza.

Rosamaria Fumarola.


Redazione

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