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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 30 marzo 1844 nacque a Metz, Paul Marie Verlaine. Figura del poeta maledetto, Verlaine viene riconosciuto come il maestro dei giovani poeti del suo tempo e uno dei massimi rappresentanti della poesia simbolista francese. La sua fu un’agiata famiglia borghese, di costumi rigidi e tradizionalisti, a cui cercò sempre di ribellarsi. Si sposò con Mathilde Mauté de Fleurville con un matrimonio combinato. La donna gli ispirerà i versi di La bonne chanson(1870), ciò nonostante il matrimonio non durerà, minato dalla sua tormentata relazione con il poeta Rimbaud.
La relazione con Rimbaud si concluse drammaticamente tre anni dopo in Belgio. Questi eventi contribuirono ad aprire in lui una crisi religiosa espressa in Romances sans paroles(1874). Cedette a disordini di ogni tipo, compreso l’alcoolismo. Lavorò per diverse riviste e nel 1844 pubblicò la raccolta Les poètes maudits in cui esaltò i poeti oscuri e irregolari quali Rimbaud, Mallarmé e se stesso. Morì povero a Parigi. Sulla scia di Baudelaire, Verlaine sentì l’esigenza di rompere gli schemi delle metriche tradizionali, La sua poetica pose al centro l’esigenza della musicalità, assimilando i componimenti poetici ai testi musicali attraverso il rifiuto delle strutture metriche tradizionali. Il tono di molte delle sue poesie che combinano spesso malinconia e chiaroscuro, rivela, al di là della forma efficace di semplicità, una sensibilità profonda, che risuona con gli approcci di alcuni pittori impressionisti e musicisti come Reynaldo Hann e Claude Debussy.

Spleen

Le rose erano tutte rosse
e l’edera tutta nera.

Cara, ti muovi appena
e rinascono le mie angosce.

Il cielo era troppo azzurro
troppo tenero, e il mare

troppo verde, e l’aria
troppo dolce. Io sempre temo

– e me lo debbo aspettare!
Qualche vostra fuga atroce.

Dell’agrifoglio sono stanco
dalle foglie laccate,

del lustro bosso e dei campi
sterminati, e poi

di ogni cosa, ahimé!
Fuorché di voi.

Marina

L’oceano sonoro
palpita sotto l’occhio
della luna in lutto
e palpita ancora,

mentre un lampo
brutale e sinistro
fende il cielo di bistro
con un lungo zig-zag chiaro,

e ogni onda,
con balzi convulsi,
lungo i frangenti
va, viene, brilla e grida

e nel firmamento,
dove corre l’uragano,
ruggisce il tuono
formidabilmente.

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