Neanche il Covid è una livella

Neanche il Covid è una livella

Una settimana fa   Mario Draghi ha censurato in Parlamento il ritardo nella vaccinazione degli anziani: gli ultraottantenni  “immunizzati” erano meno del 40 per cento.  Quindi a dar credito alle statistiche, quelle sui decessi di Covid, più i decessi con Covid, più i decessi di malcapitati infettati in ospedale ma morti di malattie trascurate e sottovalutate,  che avrebbero accertato che in questa fascia di età si conta il 62 per cento dei morti per il virus, si dovrebbe dedurre che se solo tutti gli anziani avessero ricevuto almeno una dose di siero nella settimana tra il 15 e il 22 marzo,  1.700 dei 2.800 contagiati si sarebbero potuti salvare.  Ah, sempre per restare nella stessa cabala si possono fare due conti anche per quanto riguarda gli “over 70”, che in Italia sfiorano i 10 milioni e mezzo e nella cui categoria, sempre secondo le statistiche ufficiali,  si conta l’86 per cento dei morti.

Ovviamente questa interpretazione non solo accredita la potenza salvifica del vaccino, ma dà per buona la comunicazione delle autorità secondo la quale il virus è una patologia a rischio mortale, tesi volta unicamente a omettere il ruolo di una assistenza pubblica demolita, l’ostinata determinazione non sorprendente a non mettere a punto né un piano, né protocolli per la cura domiciliare addirittura proibita nei primi mesi dell’anno pandemico, la volontà precisa di disincentivare la ricerca di terapie per indirizzare risorse e attese sul vaccino.

Sarete stupiti della mia temporanea sobrietà, ma non faccio nemmeno menzione della possibilità non remota che tutto questo risponda a un disegno preciso che non ha avuto bisogno di pipistrelli e fughe micidiali di virus da remoti laboratori, per dare spazio a una cospirazione  o utilizzata per instaurare uno stato di eccezione incompatibile con la democrazia o quel poco che ne resta.  Nemmeno perdo tempo a dire che se la salvezza unica e imprescindibile dipendesse dalla disponibilità dei vaccini e dalla loro somministrazione generalizzato, allora saremmo davvero nelle mani di criminali e assassini.

Ma invece per una volta mi attengo a quei dati e a quelle interpretazioni che hanno legittimato le misure in atto, indistinguibili per ora da prima, se Draghi ricorre alle fotocopie e ai copiaincolla del Conte 2, limitandosi a ridurre l’aspetto spettacolare per esaltare quello epico e bellico,  restando attaccato al carro carolingio perfino quando Merkel disdice, perfino quando la Germania gli rovina la letterina di Natale del recovery, promettendo l’aiuto da oltreoceano in probabile cambio con bombardieri tarocchi.

Infatti osservo che il piano vaccinale è un’allegoria. Della volontà divisiva che anima le scelte politiche dei governi, che non solo dichiarano guerra ai popoli ma li persuadono della bontà di dichiararsi guerra tra varie componenti, veri segmenti, varie categorie e varie corporazioni. E pure tra generazioni e perfino tra maschi e femmine se ogni tanto riciccia la consolante ipotesi per le quote rosa che il virus si incarognisce  con gli uomini.

Così figli e nipoti che hanno conferito, non sempre per motivi legittimi, gli anziani nelle Rsa diventate focolai, gli stessi che per ragioni di forza maggiore che hanno riscosso un certo gradimento, non li hanno visti, abbracciati e assistiti per mesi, compresi quelli dedicati al riposo in vacanza dopo il lockdown, contando sul fatto che il pericolo non era superato, ora lamentano i ritardi a carico dei loro vecchietti, ma al tempo stesso lanciano invettive per le selezioni che hanno fatto salire in graduatoria  di rischio gli anziani non diretti famigliari,  che tanto stanno a casa e se escono a fare la spesa meritano la condanna virale in aggiunta alla demenza, il personale scolastico a scuole chiuse, e gli “altri”, categoria generica nella quale discrezionalmente le Regioni hanno infilato di tutto.

Ancora una volta il corporativismo corre in soccorso dell’establishment e dei suoi interessi, esonera dalle responsabilità chi decide lasciando il campo all’arbitrarietà e alla discrezionalità in favore di interessi e privilegi. Non si sono riaperte le scuole, non si è messa mano al settore dei trasporti, non sono stati mobilitati investimenti per rafforzare le strutture sanitarie, nemmeno per quelle terapie intensive che sono state presentate come la frontiera della guerra al Covid e che poi si scopre che sono rimaste sulla carta o che in altri casi sono deserte, interi comparti sono in stato di fallimento, eppure l’intero governo è mobilitato come un gran consiglio militare  solo sulla vaccinazione.

Eppure da un anno una moltitudine di lavoratori si muove, viaggia, vive in luoghi non sicuri nemmeno per l’asiatica o l’influenza che quest’anno è stata in letargo, non è prevista la pratica salvavita per cassiere, commessi, magazzinieri, rider, operai, badanti.

Eppure ci sono categorie che chiedono un meritato trattamento privilegiato e vogliono accedere tramite scorciatoia allo status symbol sanitario, come i magistrati ed esempio, una nomenclatura che è stata annoverata tra quelle esposte malgrado la maggior parte dei tribunali civili lavori in smartworking. Dipenderà dall’interpretazione estensiva della meritocrazia, grazie alla quale qualcuno ha più diritto, qualcuno è più degno, qualcuno serve di più di noi servi.

Quindi l’unica certezza che abbiamo è che manco il Covid è una livella.

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Redazione

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