La pazienza dell’albero. Una riflessione eco-poetica

La pazienza dell’albero. Una riflessione eco-poetica

di Chiara Rantini

“Dagli alberi ho capito il significato della pazienza.

Dall’erba ho imparato ad apprezzare la persistenza.”

Hal Borland

Questo pensiero del naturalista e giornalista americano vissuto nel XX secolo, pur essendo di una semplicità sorprendente è in realtà molto profondo. È più facile osservare un animale, domestico o selvatico non fa differenza, nel suo comportamento piuttosto che una pianta. L’albero sembra riflettere l’immagine dell’immobilità e lo vediamo cambiare solo nell’alternarsi delle stagioni, ovviamente si tratta di un esemplare appartenente alle latifoglie. Anche la crescita è molto lenta e difficile è attribuire un’età precisa se non dopo che è stato tagliato con il conteggio degli anelli del tronco.

Ma tutto questo può diventare per noi un importante insegnamento di vita. Consideriamo l’albero come un vecchio saggio, come i grandi abeti de “Il segreto del bosco vecchio”, bellissimo romanzo di Dino Buzzati. Avendo le radici nelle profondità della terra e le chiome alte rivolte al cielo, come insegnano gran parte delle credenze sciamane, rappresenta il naturale collegamento tra questi due universi (il celeste e lo ctonio).

L’albero quindi simbolicamente è il depositario di una sapienza antica, una sapienza non alla portata di tutti a cui è possibile avvicinarsi solo dopo un’attenta osservazione e costanza: la pazienza di cui scrive Borland. L’erba invece suggerisce un altro genere di immagine: l’erba si rinnova e subisce continuamente un cambiamento da parte degli elementi atmosferici.

Mancando della staticità dell’albero non è possibile associarla alla pazienza ma sicuramente per la sua capacità di rinnovarsi e di resistere, più facile è legarla all’immagine della persistenza, così come appunto suggerisce il naturalista americano. L’erba, da un certo punto di vista, è più simile all’uomo, più terrena e meno spirituale. Deve lottare per resistere a tutte le avversità della vita e, allo stesso tempo, rappresenta alcune virtù importanti che spesso conosciamo proprio durante i periodi difficili: la resilienza e l’umiltà. Vorrei concludere questo mio breve pensiero con l’ultima parte di una poesia di Arturo Graf che ben sintetizza quanto espresso fino a questo punto.

“(…) l’uom che si riposa

Sente d’esser fratello

Del verme e del fuscello

E d’ogni nata cosa.

Mentr’ei giace sull’erba

Nauseato, sfinito,

Gli passa ogni prurito

Ed ogn’idea superba.

Mentr’ei stassi a giacere,

Vede fuggir per l’aria

L’illusïone varia

Delle nubi leggiere.

Mentr’ei giace supino,

Vede assai lunge il cielo;

Sente, fra stelo e stelo,

La terra assai vicino”


Redazione

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