Recovery Fund. Ci sono soldi e opportunità, ma anche troppa indecisione

Recovery Fund. Ci sono soldi e opportunità, ma anche troppa indecisione

La pandemia, ci ha dimostrato cosa vuol dire non essere digitali, da processo di vendita, accesso a dati, smart working ( gia’ ne parlavo negli anni ’90 con alto dirigente della Provincia di Bari) e ha fatto capire che oggigiorno ogni azienda deve digitalizzare i propri processi, da smartworking, ai cloud, alla comunicazione. Allo stesso tempo ,ha evidenziato come la  green economy  sia  un’opportunità e non un costo: questo è il messaggio che deve arrivare agli imprenditori privati ed ai dirigenti degli Enti pubblici e dello Stato con tutte le varie diramazioni (scuole, enti strumentali, ecc).

Procediamo per gradi .

Il problema di base è  che i Fondi europei sono utilizzati solo al 42% e  la difficoltà a intercettarli è alta. Sia le  piccole che le  medie imprese richiedono il sostegno per la  green economy, digitale e internazionalizzazione ma spesso  non lo ottengono (molte imprese non hanno un ufficio progettazioni).

E se lo avessero   ci lasceremmo la pandemia e la sua recessione alle spalle.

Difatti, in questo processo di rilancio fondamentale è il tema dell’innovazione tecnologica e di pari passo quello del  ruolo dei centri di ricerca che assistono le piccole e medie imprese  nei loro bisogni , così da individuarli  e realizzarli .All’uopo occorrerebbe  aprire un dialogo con le singole regioni.

Si pone un problema che non è dunque solo gestionale e d’impresa, non si tratta solo di investimenti, ma pure di riforme che possano aiutare questi investimenti.

Gli Stati membri dovrebbero  fare in modo che si possano trovare origini di finanziamento diverse, con riforme che migliorino il contesto imprenditoriale. Serve dunque una pubblica amministrazione a misura di imprese  e questo una volta di più ribadisce come il recovery fund, principale strumento finanziario del più ampio Next Generation EU, serve per investimenti e riforme.

 Sia chiaro ,la corretta programmazione, non è un esercizio UE : fondamentale è  il ruolo svolto  sia da  poteri centrali che locali proprio  per orientare le imprese .
 Ci sono soldi e opportunità, ma anche troppa indecisione.

Il recovery fund è un’opportunità per il tessuto delle piccole e medie imprese, che , hanno bisogno di essere guidate nella realizzazione dei loro affari e del rilancio del sistema Paese. Con l’aiuto della politica, ad ogni livello, con agenzie di consulenza e sostegno e con nuove strategie di impresa.

Su una cosa Commissione e Parlamento UE convergono: l’importanza di associarsi: spesso la singola impresa non ha personale sufficiente, non ha tempo e risorse per un fare il bando, associarsi allora può aiutare. Perciò l’obiettivo dovrebbe essere quello di fare sistema non solo tra le imprese, ma anche con il mondo della ricerca e la Pubblica amministrazione.

Un’esigenza quanto mai necessaria per intervenire anche a livello ‘psicologico’ e culturale. È necessario lavorare per superare la sfiducia che si crea nelle PMI per la gestione di un bando europeo,  normative e iniziative per  tradurle  in documentazione per le imprese.

Antonio Peragine
direttore@corrierepl.it
Tags: Recovey fund, Europa

Redazione

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