La diatriba politica nell’Agorà       

La diatriba politica nell’Agorà       

Ultimamente stiamo assistendo sempre più di frequente a dei cori dai toni ingiuriosi  nei confronti di personaggi politici alimentati da colleghi che lanciano invettive ed, a volte, inventano  vicende spiacevoli che  si palesano nelle pagine della nostra storia italiana  trasformando  l’oratoria e la sfera politica in pettegolezzo e in vituperio.

Ormai il confronto politico si attua  spesso solo con metodi non ortodossi e non  corretti Si annienta l’avversario pubblicando vicende non vere vituperando la persona con insinuazioni e illazioni non comprovate oppure con offese e biechi insulti   i veri Uomini politici  invece dialogavano stimandosi e contrapponevano  solo le loro ideologie con un raffronto delle loro idee.

Prima di pensare a cambiare il mondo, fare le rivoluzioni, meditare nuove costituzioni, stabilire un nuovo ordine, scendete prima di tutto nel vostro cuore, fatevi regnare l’ordine, l’armonia e la pace. Soltanto dopo, cercate delle anime che vi assomigliano e passate all’azione.” (Cit. Platone) Anime pure e non animate di livore ed invidia da riversare con perfidia contro un avversario politico, quelle sono le entità che dovrebbero far parte del nostro mondo, già così devastato da calamità naturali e da un governo amministrato dal non buon senso.  Invece la nostra Terra è alimentata da personaggi che sono lupi travestiti da pecore che, invece di affrontare l’avversario politico con correttezza e onestà intellettuale, lanciano saette velenose che lasciano segni indelebili e sono come lame invisibili che dilaniano l’anima.

Dei “portenti,” dei corvi sciacalli  dotati di una vigliaccheria unica che, nascondendosi dietro una cortina di stupidità e cattiveria che alberga nel loro cuore stolto, pavoneggiandosi e tenendo alta la bandiera dell’idiozia, dileggiano  e calunniano l’avversario politico con acredine,  contenti di condannarlo come fanno i bambini dell’asilo quando il loro  compagno di giochi   si trova in difficoltà o si presume abbia commesso qualche marachella.  Non escono allo scoperto ,ma si palesano attraverso i mezzi e strumenti tecnologici.

Quasi tutti politici hanno subito questi attacchi, ma ultimamente le azioni intraprese contro Giorgia Meloni e pochi giorni fa contro  Salvatore Caiata (ricordo che, per la giustizia italiana, una persona, seppure indagata, non è colpevole fino a sentenza definitiva perché siamo uno Stato garantista.), sono stati un po’ fuori le righe. Molti detrattori, invece di misurarsi nell’Arena della politica si     trasformano  dal Dott. Jekyll in mister Hide per sfogare la loro  frustrazione,la loro  rabbia e la loro cattiveria gratuita impersonando il mito dei  superuomini , senza capire che, in questo modo, si palesano  come “ esseri” spregevoli ed infami.

Chi sfoga il suo livore contro un altro essere umano, , non si può definire un Uomo con la U maiuscola, ma una persona viscida, labile mentalmente e con un mix letale composto da mancanza e carenza di autostima ed invidia. Ritengo che le provocazioni e le accuse senza prova certa  da qualunque persona provengano siano inaccettabili e molto gravi anche perché bisognerebbe avere la sensibilità di comprendere che dietro ogni essere umano c’è una famiglia e molto spesso dei figli che possono leggere e che sono in grado di capire il significato di certe parole o riflessioni.
E sappiamo tutti che nel cuore dei bambini   le illazioni  contro i genitori rimangono scolpite nella mente e nell’anima e provocano una ferita incolmabile che, nella vita, riaffiorerà spesso.

Altresì ribadisco che l’utilizzo dei social e dei mezzi di comunicazione dovrebbero essere improntati ad una etica di maggiore moralità, visto l’ampia platea di pubblico che rappresentano. Speriamo che la giustizia  faccia luce su queste  questioni ed esternazioni provocatorie,  celermente,  perché si deve riuscire a percepire, con un dire “desueto” che , instillare un dubbio sulla carta stampata prima di prove concrete e certe, o formulare ingiurie e vignette scurrili e  satiriche che vanno oltre la buona educazione e creanza,  ferisce più di una arma, specialmente, se poi, quest’ultima, viene intercettata, oltre che dal destinatario, da giovani menti in crescita!

Infatti un comportamento siffatto, quello di mettere subito la notizia e condannare già il presunto reo prima che intervenga il giudizio di un giudice, denota una rabbia ed una aggressività che non dovrebbe appartenere alla natura umana e che invece in certi personaggi emerge, in modo vigliacco e becero, perché si sentono più disinibiti e protetti da uno schermo o da una testata giornalistica  che gli offre la possibilità di trattare una vita umana come un oggetto di scherno, di divertimento e di satira politica dimenticandosi che dietro la tastiera o un altro mezzo di comunicazione c’è una anima che è dilaniata e ferita da certe parole ed atteggiamenti  che sono come macigni e chiodi che spezzano il cuore accuse fino ad ora non provate e quindi infondate, ben sapendo che chi condivide, è complice e non meno colpevole di chi pubblica o commenta in radio o in televisione .

Auspico, inoltre che si possa, attraverso le autorità competenti, trovare soddisfazione, punendo tutti coloro che utilizzano questi mezzi di comunicazione non in modo  corretto , anche, per dare così, un segnale che induca altri uomini a non comportarsi in modo così infame e squallido! Il dibattito e il  confronto politico è diventato, oggi,un vespaio di vipere e serpenti che non amano dialogare, ma solo fare pettegolezzi e offendere chi non condivide lo stesso pensiero ideologico

“La politica è schifosa e fa male alla pelle” cantava Giorgio Gaber nel 1980. Quasi quarant’anni ci separano dall’invettiva di “lo se fossi Dio”,e nel frattempo cos’è cambiato? Poco, per certi versi, ma moltissimo per altri. Io non ero e non sono d’accordo con l’assioma del famoso cantante; perché non è la dottrina o disciplina politica che non appassiona più l’opinione pubblica, ma sono certi rappresentanti e parlamentari della” Cosa Pubblica che palesano e determinano questa carenza e lacuna nel popolo nei confronti della vita politica. Da un po’ di tempo a questa parte assistiamo a un inesorabile svilimento della “Cosa Pubblica”, il confronto tra ieri e oggi appare al contempo impietoso e illuminante, sospeso tra bruschi cambi di rotta e inquietanti continuità.

Vicende pubbliche e private si affacciano alla nostra storia politica. Con lucidità ci addentriamo nelle varie notizie che la stampa ci propina ogni giorno con dovizia di particolari, anche esagerate, alcune prive di fondamento, costruite ad arte dalle varie fazioni avverse e, alcune di cattivo gusto ridicolizzando l’avversario politico o accusandolo di reati non commessi  e screditando ogni sua iniziativa o legge adottata e messa in atto. Invece il nostro compito sarebbe quello di educare i nostri ragazzi con il buon esempio,  ed  entrare nel cuore dei fanciulli  instillandogli dei sentimenti e soprattutto dei valori, dei principi e una sensibilità, amalgamata, con una corrispondenza di amorosi intenti.  Invece,  la maggior parte dei  dichiarati emeriti ed illustri colleghi, sia della carta stampata e sia di coloro facenti parte di schieramenti politici avversi,   hanno preferito tacere come se fossero addormentati in un lungo letargo oppure hanno scelto e scelgono sempre la strada più comoda, quella dell’adulazione sul personaggio più in voga del momento.

E ’vero che ormai il valore o principio che si chiama: RISPETTO è diventato una perla rara, si preferisce infierire piuttosto che cercare un sano ed equo confronto  Infatti dei comportamenti siffatti di cui sopra,   denota una rabbia ed un odio che non è insito nella natura umana e che invece in certi personaggi emerge in modo becero, meschino e vigliacco, perché questi “conigli” travestiti da “leoni”, si sentono protetti da uno schermo o da un foglio che gli offre la possibilità di trattare una vita umana come oggetto di scherno dimenticando di essere dotati di un libero arbitrio che permette di non agire per istinto o in maniera impulsiva, ma di ragionare e riflettere per discernere il bene dal male.

Colui che ha avuto la fortuna di avere un figlio, sa, per esperienza quanto impegno e dedizione ci voglia per educarlo e fornirgli la chiave esatta che gli possa aprire le porte del mondo. Un mondo dove, però, si devono apprendere i valori e i principi che nella vita conducono alla distinzione della persona. Il grande Totò recitava:”Signori si nasce e non si diventa”parlando della signorilità d’animo. Quest’ultima si percepisce e si respira in famiglia mettendo in pratica gli insegnamenti dei nostri genitori e dei nostri nonni, perle di saggezza e maestri di vita.

Noto con dispiacere che nel periodo odierno il confronto politico non è più possibile né illuminante; siamo all’interno di un”frullatore” dove si è fatto tabula rasa dell’egemonia culturale riducendo così i nostri mezzi di comunicazione a distrazione di massa. Un percorso politico che ci conduce e ci guida all’interno di un dibattito in cui il ruolo più comodo e redditizio è quello di distruggere con ogni mezzo l’altro per arrivare ad incollarsi sempre di più alla poltrona o ad occuparla.

La mitica frase di Socrate: “So di non sapere”, che palesava l’umiltà, oggi, sembra essere passata di moda;
“Certo sono più sapiente io di quest’uomo, anche se poi, probabilmente, tutti e due non sappiamo proprio un bel niente; soltanto che lui crede di sapere e non sa nulla, mentre io, se non so niente, ne sono per lo meno convinto, perciò, un tantino di più ne so di costui, non fosse altro per il fatto che ciò che non so, nemmeno credo di saperlo.” (Socrate.) Così si esprimeva il nostro grande filosofo Ho voluto citare e riportare di proposito la frase in questione per rammentarla a chi pensa di detenere il primato della verità.
La morale socratica aveva a che fare con la politica: discutendo e ragionando insieme sugli affari della città, i cittadini potevano e possono, anche oggi, così giungere a capire cosa sia il bene comune.

La concezione di Socrate era rivoluzionaria perché cancellava dal campo delle virtù tutti i valori legati alle cose esteriori come la ricchezza, la fama, la potenza .Per il sommo filosofo, la politica seria era quella che parlava ai cittadini, quella costruita e strutturata tra la gente ed in mezzo al popolo e non quella che compie atti di disonestà solo per i propri meri interessi o “vissuta”solo nei “palazzi”agendo con arroganza e superbia. Si deve ed è d’uopo operare ed adoperarsi affinchè “Caronte” traghetti affermazioni, riflessioni, pensieri e parole, non per convincere gli altri che la nostra idea sia quella giusta, ma per cercare di trovare delle soluzioni comuni per mettere al centro non la politica, ma i cittadini.

Adriana Domeniconi

Dirigente Fratelli D’Italia Basilicata


Redazione

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