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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 19 marzo 1930 nasce nella regione di Kiev, Lina Kostenko, scrittrice e potessa ucraina. Cresciuta in una famiglia di intellettuali, dopo aver compiuto gli studi a Mosca, tornò in Ucraina alla fine degli anni Cinquanta. Esordì con alcune raccolte di poesie nell’ambito della cosiddetta generazione degli anni Sessanta, un gruppo di giovani intellettuali ucraini che si opponevano al sistema totalitario. Dopo le prime tre raccolte di poesie (1957, Raggi della terra;1958, Le vele;1961, Viaggi del cuore), fu messa al bando dalle autorità sovietiche e non poté pubblicare fino al 1977. Partecipò attivamente alle vicende culturali e politiche dell’Ucraina fino all’indipendenza (1991), divenendo una delle figure di spicco del dissenso intellettuale nell’ex Unione Sovietica. Dichiaratamente al di fuori di scuole, mode o istituzioni,  ha contribuito al rinnovamento radicale della letteratura ucraina sul piano filosofico e formale. La struttura poetica dei suoi componimenti propone schegge di pensiero in cui ogni verso può essere letto come una singola poesia

La musica

Apro il primo albore con la chiave di violino.

La nera notte è intarsiata di tenerezza.

L’orizzonte con la mano scarlatta scorre

il giorno

come pentagramma dell’eternità.

Che sarà oggi? Quale lieto frammento

della mia cocente sorte?

Il mondo mi ha stretta tra le fredde braccia

e ricava da me un bemolle.

Amore modesto – il mio corno.

E il seguito? –

il primo violino del rimpianto.

E io sul fondo quotidiano

batterò come un tamburo.

Provo una grande leggerezza. Una grande difficoltà.

Voglio sentire la musica, musica, musica!

Sassofono, trombone, fagotto.

La musica mi bacia sul braccio come un cavallo

col suo buon labbro vellutato.

L’anima, imbrattata da un fatto spiacevole

si lava sotto l’antenna.

Si può direttamente da una manciata d’aria

attingere un notturno di Chopin.

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