Si riaprano le scuole – lettera aperta al presidente Anci – A. Decaro

Si riaprano le scuole – lettera aperta al presidente Anci – A. Decaro

All’attenzione del presidente dell’Anci Antonio Decaro  

Gentile sindaco di Bari, ing. Decaro le scriviamo per chiederLe, nel suo ruolo di presidente dell’ANCI (associazione nazionale comuni italiani), di fare propria la Lettera del presidente di Anci Toscana (Matteo Biffoni, sindaco di Prato) dello scorso 09 marzo che riportiamo qui in calce, e inviarla a nome di tutti i comuni italiani al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Istruzione.  

“Signor Presidente, ancora una volta il Paese si trova ad affrontare numeri allarmanti legati alla pandemia e i sindaci sono consapevoli della necessità, per alcuni territori, di provvedimenti drastici. Per il bene delle nostre comunità e per rispetto istituzionale ci siamo sempre attenuti scrupolosamente alle indicazioni arrivate dal Governo e dalle rispettive Regioni. Lo faremo anche questa volta. Mi permetto però di chiederLe ancora una riflessione sulla chiusura delle scuole, quanto meno per la fascia che va dai nidi alle scuole medie inferiori. A un anno dall’inizio della pandemia siamo tornati a prospettare come primo provvedimento la sospensione delle lezioni in presenza, nonostante i rigidi protocolli attuati negli istituti, la vaccinazione del corpo insegnante e di tutto il personale scolastico, i numeri di casi dentro le scuole che resta sempre fortemente ridotto in percentuale al totale dei positivi.

Come Lei ben saprà la chiusura della scuola danneggia il tessuto sociale e mina le basi del rapporto tra generazioni. La didattica a distanza non sostituisce la didattica in presenza, non può compensare la mancanza di relazioni, contribuisce ad aumentare il divario

nell’apprendimento, oltre ad avere conseguenze devastanti sul piano sanitario e sociale Un dato per tutti: sul nostro territorio sono triplicati gli accessi alla neuropsichiatria infantile e al pronto soccorso da parte di giovani adolescenti.

Vi è poi un aspetto prettamente economico. La chiusura di nidi, scuole dell’infanzia e primarie mette in difficoltà migliaia di genitori lavoratori che non svolgono attività adatte al telelavoro e che in alcun modo possono usufruire di congedi parentali. Questo non

riguarda solo sanitari e forze dell’ordine, ma anche gli addetti alla grande distribuzione, i liberi professionisti, gli autisti del trasporto pubblico locale, solo per citarne alcuni e l’elenco sarebbe lungo.

Pertanto sono ad appellarmi a Lei, signor Presidente, affinché come già accaduto lo scorso dicembre possa garantire la scuola in presenza anche in zona rossa. Siamo pronti a tutti i sacrifici possibili, ma non posso esimermi dal ripetere che chiudere un pilastro della nostra società come la scuola rischia di mettere in grave crisi la tenuta sociale. Consapevole della difficoltà del momento che stiamo attraversando, le auguro buon lavoro”.

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BARI – Come Priorità alla scuola – Puglia e Comitato per il diritto alla salute e all’istruzione, prendendo spunto da altri comitati di Priorità alla scuola presenti in tutta Italia, aggiungiamo queste nostre riflessioni i cui contenuti corrispondono a pieno alla lettera del presidente dell’ANCI Toscana

L’esperienza di dodici mesi ci ha indicato che la chiusura delle scuole ha un impatto

violento sull’intero tessuto sociale, e mette a repentaglio la salute intesa così come l’OMS la definisce sin dagli anni Cinquanta: “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”. Tutta la comunità scolastica ha garantito in questi mesi rispetto delle regole, distanziamento, aiuto reciproco; ha supportato l’implementazione di protocolli di sicurezza che hanno ben pochi equivalenti nel resto della società. La campagna vaccinale ha coinvolto il personale scolastico e ora un’altissima percentuale dei lavoratori e lavoratrici del mondo della scuola è già vaccinata.

La sospensione della didattica in presenza per i servizi educativi e dei cicli inferiori (nidi, infanzia, primaria, secondaria inferiore) e superiori è una misura che calpesta le vite dei più piccoli e dei loro familiari. Insegnanti, personale ATA e dirigenti scolastici vedono i loro sforzi per mantenere la didattica in presenza rimessi di continuo in discussione e frustrati.

Siamo a dodici mesi dalla prima chiusura delle scuole nel 2020, e ormai conosciamo bene i danni che questa situazione ha provocato. Le e gli adolescenti hanno già subito abbastanza, non devono ricevere il colpo di un’altra chiusura, i danni in termini psicofisici e formativi stanno diventando irreparabili. Le più piccole e i più piccoli sono ancora meno in grado di gestire la didattica a distanza sia da un punto di vista organizzativo sia sul piano emotivo. Tutto ciò ha un impatto enorme sulle famiglie: tutte condividono le stesse difficoltà, ma sappiamo che sono quelle più fragili – sul piano sociale e economico a pagare di più.

Le conseguenze della chiusura di ogni ordine e grado di scuola, di nuovo, si riverseranno sulle famiglie, già vessate psicologicamente ed economicamente, costringendo soprattutto le donne a ulteriori sacrifici. Alcuni faranno ricorso ai nonni, proprio quella categoria considerata fragile e a rischio, ma su cui moltissime famiglie si appoggiano non avendo altra scelta, per carenza di servizi pubblici.

La scuola è un pilastro della vita sociale: non va chiusa; non deve essere di nuovo la prima a chiudere; caso mai l’ultima, nel malaugurato caso di un lockdown totale.


Redazione

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