Il PD  ha eletto Enrico Letta Segretario Nazionale ma non ha ancora un suo  progetto politico per l’Italia

Il PD  ha eletto Enrico Letta Segretario Nazionale ma non ha ancora un suo  progetto politico per l’Italia

Giorni or sono Zingaretti  in modo del tutto inatteso ha dato le sue dimissioni, diventate poi irrevocabili, dalla carica di Segretario Nazionale del P.D. Le dimissioni  del tutto inaspettate trovavano il loro fondamento su motivazioni molto gravi che lo stesso Zingaretti ha poi chiaramente esplicitato.

Mi vergogno, ha sottolineato, di questo partito ostaggio delle correnti interne, preoccupato più di accaparrarsi le poltrone ed il potere che di occuparsi dei problemi seri e gravi del paese: la pandemia, l’economia, il lavoro, i giovani e l’ambiente e tanti altri. Il PD. dunque nel guado, Zingaretti non ha fatto altro che scoperchiare il  Vaso di Pandora per denunciare che il suo partito aveva perso completamente la bussola e che dopo la sonora sconfitta elettorale del 2018 era finito allo sbando con lotte interne che avevano portato a scissioni, non ultima quella di Matteo Renzi, ed a continue fibrillazioni.

Il PD invece di essere dalla “parte delle persone” si era ormai collocato in una posizione solitaria, lontano dalla gente che piange lutti e vive di stenti, dal paese  reale che aspetta politiche di rilancio nazionali ed internazionali per rinchiudersi a riccio nel suo interno e perseguire obiettivi  molto lontani  da quelli di un partito popolare, solidaristico ed empatico.

Ma come si suole dire “morto un Papa se ne fa un altro” e sulla scia di questo detto popolare ecco che i capetti che rappresentano le correnti interne del partito hanno trovato una soluzione al problema che è sembrata a tutti un ulteriore compromesso tra le stesse. Di qui la scelta di nominare Enrico Letta nuovo Segretario Nazionale del partito. Letta è un politico stimato, serio, viene definito un vero galantuomo, per nulla litigioso, privilegia il dialogo, il confronto e la concretezza in politica. In questo momento con il partito allo sbando è l’uomo giusto al posto giusto D’altra parte  non v’è chi non ricorda come Enrico Letta deluso dalla politica italiano abbia scelto di fare l’aventiniano trasferendosi  a Parigi per insegnare alla Sorbona. Ci fa riflettere una  sua dichiarazione quando in questi giorni intervistato sui motivi del suo ritorno all’impegno politico abbia affermato di aver deciso in questa direzione “per amore della politica”, senza citare ovviamente il PD.

Il lungo quanto duro discorso di Letta non ha fatto una grinza, ha sciorinato con la precisione di un orologiaio e l’ostinazione ed il rigore di un gesuita tutti i mali e gli errori commessi dal partito e che lo hanno portato allo sbando ed  a non avere più una linea politica chiara ed illuministica. Un elenco di errori, di problematiche, non è di per se  un progetto politico; può essere inteso come un grave atto di denuncia, un  mea culpa utile  per richiamare alle proprie responsabilità quanti del partito si sono serviti spesso per futili e vergognose ragioni di interesse politico sia correntizio che personale ma mai e poi mai può identificarsi con un progetto politico di largo respiro come quello che dal Partito Comunista ad oggi, passando per l’Ulivo, ha contraddistinto la sinistra italiana.

Un progetto politico non si limita ad individuare i grandi problemi del paese ma deve indicare le strategie operative per poterli realizzare, deve indicare come e da dove reperire le risorse finanziarie necessarie, deve indicare il partner o i partner politici con cui realizzare il progetto; il tutto ovviamente partendo dal presupposto che quel progetto politico alle elezioni consegua  il necessario  consenso elettorale. Oggi un progetto politico di grande respiro non può che partire dal rilancio delle politiche della salute, lotta senza quartiere alla pandemia, vaccinazioni a tappeto, riorganizzazione e rilancio  del sistema ospedaliero in passato oggetto di continue devastazioni e  ristrutturazioni; l’acquisto di macchinari ed attrezzature mai rese funzionanti,  spese pazze ed intrallazzi d’ogni tipo, riconversioni capotiche (basta guardare a quanto è avvenuto nel settore della sanità in Puglia negli ultimi dieci anni a causa delle politiche clientelari  di Vendola ed i tanti errori commessi dallo stesso Emiliano) il tutto condito da una politica assunzionale fatta di intrallazzi e favoritismi. Un progetto politico di largo respiro, che abbia la pretesa d’essere fattibile ,non può non prendere atto che il debito pubblico che ha sfondato il tetto dei 2.500 miliardi è una sorta di freno a mano che rende difficile se non addirittura impossibile la ripartenza della nostra economia; il debito pubblico lo si può ridurre eliminando gli sprechi e le tangenti  miliardarie,  oltre agli aiuti che possono giungere dall’Unione Europea.

Non dimentichiamo che proprio il PD ha voluto Gentiloni come Ministro delle Politiche economiche europee ma  non ci risulta che Gentiloni abbia fin qui sostenuto con la dovuta tenacia le  politiche di rilancio e di coesione  delle economie degli Stati Europei. Ridurre il debito pubblico e dare attuazione ad una revisione del sistema  fiscale, quello attuale è così asfissiante   da strozzare anche un ippopotamo, sono passaggi fondamentali per  creare lavoro, occupazione, per sostenete le politiche giovanili, la parità di genere nel lavoro  per non parlare delle politiche ambientali non più rinviabili, del rilancio del sistema scolastico e l’approvazione di un piano che preveda la ristrutturazione infrastrutturale del nostro paese con autostrade da rottamare, ristrutturare e creare ex novo per rendere più veloci i collegamenti interni e con l’Europa; linee ferroviarie lente ed obsolete, ponti che crollano e ponti che non si ricostruiscono, con la realizzazione di opere che attendono da decenni d’essere realizzati come lo Stretto di Messina e così via.

Per realizzare un progetto politico tanto ambizioso ma realistico il PD deve darsi una mossa, deve liberarsi una volta per sempre dei condizionamenti e dei diktat interni, della zavorra inutile e perniciosa;  l’adesione al Governo Draghi che Letta ha riconfermato in pieno non è intervenuta quando Draghi ha presentato il suo programma di Governo ma solo quando vi è stata la quadratura del cerchio che tradotta in italiano sta a significare che il sì al nuovo governo è intervenuto solo quando è stato  raggiunto dai capetti una intesa sulle poltrone da assegnare e su chi doveva occuparle.

Così proprio non va, a Letta spetta un compito difficile e complesso, egli dovrà mettere in campo tutte le sue abilità politiche, tutte le sue capacità a partire da quella di tenere un dialogo con tutti, di sapersi confrontare e cogliere il buono che dalle proposte verranno. Solo così il PD tornerà ad essere un partito popolare, europeista, un partito dalla parte della gente come dice lo slogano voluto pare proprio da Zingaretti.

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione del Corrierepl.it


Redazione

Redazione