La società è democratica, non solo la forma del governo

La società è democratica, non solo la forma del governo

Viviamo in un’epoca in cui le conquiste della modernità (stato di diritto, società aperte,  laiche e plurali, benessere sociale diffuso) sembrano aver esaurito la loro spinta.

Svalutazione e sfruttamento del lavoro, mortificazione dei talenti, occupazione dei mezzi di informazione, repressione dura del dissenso,  rappresentazione di minacce e nemici di comodo, predazione selvaggia dei territori, tagli allo stato sociale, sabotaggio continuo ai danni del mondo della cultura e dell’istruzione, completano il quadro di quest’era ricca di incertezze e contraddizioni.

Esistono molte letture di questo stato di cose.

Tra le ragioni della “crisi” della democrazia c’ è quella che insiste sulla crescita delle disuguaglianze.
Facile da proclamare, questa ragione non è facile da provare.

E’ un fatto che anche laddove i diritti di cittadinanza restano invariati ,la diseguaglianza economica e sociale resta un problema per il funzionamento e per la  soddisfazione della democrazia.

Appare , dunque,che l’alleanza tra rappresentanza e democrazia resta sempre più traballante.

Ma  per giudicare la vera democrazia occorre uscire dal recinto delle regole del gioco e prendere in considerazione la dimensione sociale ed economica. Non solo politica. Perché le istituzioni della società – dalla famiglia alla scuola, alla cultura, ai codici linguistici, alle abitudini mentali e comportamentali – sono non meno importanti di quelle dello Stato per il funzionamento della democrazia. La quale designa non solo una forma di governo, ma anche un modo dei cittadini di agire in pubblico, associandosi, discutendo, competendo.

La società è democratica, non solo la forma del governo. E questo ha senso proprio perché le decisioni, anche quando non direttamente prese dai cittadini, sono comunque prese da rappresentanti che stanno in permanente relazione con le loro opinioni.

Un governo democratico, dunque, non si disinteressa del modo in cui avvengono relazioni interpersonali, sociali ed economiche,  anche perché in queste sfere non politiche si formano le nostre riflessioni sui nostri interessi e le preferenze che porteremo con noi andando a votare.

In effetti sono quel che teniamo in considerazione quando giudichiamo la qualità della nostra democrazia o parliamo di “crisi”.

Nel suo discorso al Senato, Mario Draghi ha confermato che questo è un problema citando il coefficiente Gini, ‘il coefficiente di Gini, è una misura della diseguaglianza di una distribuzione’.

Ma c’è un bene più immateriale di tutti,  che è difficile da misurare con l’indice Gini ed è il sentimento democratico del popolo che si indebolisce proprio grazie alle  disuguaglianze economiche, di cultura e di potere .

Diversamente è il senso di uguale dignità che ha  la forza di guidare le istituzioni come una “passione”  facendo sì  che nessuno si senta sminuito dalla competenza che non ha e di cui ha bisogno e si serve, ma alla quale non si genuflette.

Il Direttore

Antonio Peragine

direttore@corrierenazioale.net

Redazione

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