Draghi si gioca tutto in 80 giorni

Draghi si gioca tutto in 80 giorni
Palazzo Chigi – Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante la cerimonia di firma del “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale”. (Foto Governo.it)

I modi sono sicuramente nuovi; ed in politica, la forma è sostanza. Adesso serve concretezza e rapidità. Il Presidente del Consiglio lo sa bene: con questa sfida (tutt’altro che semplice) si gioca tutto!

Non solo e non tanto la corsa al Quirinale che non sembra -a differenza della vulgata giornalistica- interessargli molto, quanto, piuttosto, la “statura” (e fama) di uomo d’azione, uomo del fare: unico, al momento, ad aver dimostrato sul campo la forza morale di contrastare -a viso aperto- le potenze economico-finanziarie mondiali.

Ma Palazzo Chigi non è la Banca Centrale Europea. Ed i molti acciacchi del Bel Paese non sembrano giocare a suo favore.

Ciononostante la congiuntura politica sembra propizia per il Premier.

Innanzitutto l’oblio dell’era Merkel sembra (ed un primo assaggio si è avuto proprio in questi giorni) aprire le porte alla creazione di un nuovo asse europeo italo-francese (anche se con Macron è sempre bene guardarsi le spalle) su cui fondare una rivisitazione degli accordi comunitari (e quindi cambiare volto all’attuale idea di Europa) oltre a promuovere, operativamente, un’azione di riscossa della Commissione assai fiaccata dalla “figuraccia vaccini”.

Di fronte a questa situazione Draghi non è solo l’uomo che può servire all’Italia ma, forse e prima di tutto, l’uomo utile -come il pane- a quest’Europa.

I passi falsi di Bruxelles sul versante dei vaccini possono diventare l’arco alla freccia del Premier (e con lui, dell’Italia).

Resta un elemento ineludibile: il tempo!

Dei cento giorni canonici concessi ad ogni nuovo governante, una ventina sono già fuggiti. Cambiare passo forse non sarà sufficiente per recuperare i mesi perduti. Ciò che appare indispensabile è uno stravolgimento per scompaginare uno status quo che dalla gestione economica a quella della pandemica che non fa intravedere alcun orizzonte temporale plausibile di uscita dal tunnel.

Tornare in “zona rossa” senza programmare una vaccinazione di massa in tutte le piazze italiane con il coinvolgimento attivo e responsabile di tutta la comunità nazionale, non servirà e niente!

Alla promettente rivoluzione silenziosa iniziata nei “Palazzi” serve uno scoppiettante sussulto d’azione; un botto al cuore in grado di ridare fiducia al Paese. Serve una dimostrazione di vita contro un virus che ci sta mangiando l’anima.

Daniele Marchetti


Redazione

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