Festa internazionale della donna, un omaggio alla figura di Maria Popolizio del Panificio La Maggiore

Festa internazionale della donna, un omaggio alla figura di Maria Popolizio del Panificio La Maggiore

Con la Festa internazionale della donna dell’8 marzo, un omaggio alla figura recentemente  scomparsa di Maria Popolizio del Panificio La Maggiore

Giovanni Mercadante

 Maria Popolizio

La Festa internazionale della donna dell’8 marzo è stato un momento di riflessione a 360° su molte figure femminili sia nazionali che del nostro territorio, ancora attive, a riposo o che ci hanno lasciato.

Restringendo il focus, e spaziando nel lungo elenco delle amicizie è balzata la figura  della signora Maria Popolizio, recentemente scomparsa, consorte di Giuseppe Barile del Panificio La Maggiore,  fondatore e già Presidente  del Consorzio dei Panificatori nonché artefice della certificazione del Pane D.O.P. di Altamura.

Nata il 6 giugno 1938, madre di 6 figli, 4 donne (Angela, Francesca, Graziella e Vita)  e 2 maschi (Sandro e Antonio);   nonna di 13  splendidi nipoti, alcuni già in carriera con prestigiose attività professionali, chi come consulente, chi avvocato e chi  continua l’attività di famiglia con la creazione di una “spin off” di prodotti da forno “glutenfree” a Gioia del Colle.

Maria Popolizio col marito Giuseppe Barile e la figlia Angela

La signora Maria se ne è andata in punta di piedi alcuni mesi fa, scomparsa  nella situazione confusionale   del covid; un duro colpo per la famiglia che ha perso un faro; e per il Presidente G. Barile che ha avuto una compagna di vita per 65 anni. Si sposarono  non ancora ventenni. Figlia  dell’imprenditore edile Giuseppe Popolizio e di Francesca Rinaldi, con lei ha condiviso tutto, famiglia, progetti, attività. Insomma una grande donna. Non è quindi retorico dire che dove c’è un grande uomo, c’è dietro una grande donna. Il progetto del famoso Pane  D.O.P.  di Altamura, la signora Maria l’ha vissuto in prima linea. E’ stata lei a sostenere l’idea del marito per rendere celebre questo  prestigioso prodotto alimentare.

Era lei che si faceva carico delle attività quotidiane dell’azienda (produzione, vendita) quando il marito era fuori per promuovere il pane di Altamura ai convegni, alle fiere dell’agroalimentare, alle presentazioni in televisione, all’estero (San Francisco, New York, Tokyo, Berlino, Roma, Parma). Aveva capito che il ruolo del marito Giuseppe era importante per l’affermazione a livello internazionale del loro prodotto principe, da cui dipendeva anche il futuro della propria attività per nuovi sbocchi per tutta la categoria presente in Altamura.

Ebbene, l’ha fatto con spirito di sacrificio, di abnegazione, di responsabilità,  sensibile ai doveri di moglie, di mamma, di donna coraggiosa consapevole del suo ruolo nella società. Ha fatto parte di quella schiera di  “popolo di formiche”, citazione tanta cara allo scrittore meridionalista locale Tommaso Fiore. Tutti i collaboratori oggi sentono la sua mancanza.

Di animo gentile, cordiale e premurosa, era sempre presente in produzione e nel negozio nella sede centrale in via  Matera.

Certamente non dimentico il nostro viaggio  a Spoleto fatto insieme  con mia moglie a fine settembre  2019 per la premiazione al marito, G. Barile,  come imprenditore internazionale nell’ambito della Pace e dei Diritti umani,  e al sottoscritto nella Letteratura internazionale per il libro ALTAMURA E IL SUO PANE D.O.P./LuoghInteriori/Città di Castello/2015.

Un premio internazionale targato Fajaloby-Divimpex Consulting, sotto la direzione artistica del Prof. Alvaro Caponi e della Presidente Marcia Sedoc; organizzazione generale del dott. Franck Olivier e Marcia Sedoc.


Redazione

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