La scuola in Dad? Promossa dagli studenti stranieri: mi permette di conoscere meglio l’Italia all’epoca del covid

La scuola in Dad? Promossa dagli studenti stranieri: mi permette di conoscere meglio l’Italia all’epoca del covid

“Così vedo la scuola in Italia”: le testimonianze di Heidi Kyrö, accolta a Massafra (TA) con un programma di scambio scolastico di Intercultura 

Se ne parla da mesi e ne siamo tutti consapevoli: per gli studenti le restrizioni alla mobilità dettate dal Covid rappresentano una severa ipoteca per la loro crescita scolastica, ma anche – e soprattutto – umana, in termini di capacità relazionali e sociali.

Eppure, non tutti i mali vengono per nuocere. Non solo le lezioni a distanza ci hanno obbligati ad aumentare le nostre competenze digitali, anche per chi nativo digitale proprio non lo era, ma ci hanno anche permesso di vivere in modo diverso e più intenso la dimensione più intima e ristretta che viviamo all’interno delle mura domestiche.

A trarne particolare beneficio è la 17enne finlandese Heidi Kyrö, arrivata in Puglia lo scorso novembre per trascorrere un anno scolastico in Italia.

Cò ha potuto avverarsi grazie all’ospitalità di una famiglia di Massafra (TA) e del Liceo “De Ruggieri” di Massafra, la cui Dirigente, prof.ssa Elisabetta Scalera e il suo prezioso team interculturale, sono sempre disponibili a collaborare per ampliare gli orizzonti interculturali dei loro studenti.

Heidi è, quindi, stata accolta nel centro locale di Taranto e da allora condivide la sua vita con la sua sorella ospitante, i suoi nuovi genitori e la piccolissima sorellina.

Heidi fa parte di quell’esercito di 190 studenti stranieri provenienti da tutto il mondo che, anche quest’anno, nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, stanno trascorrendo un periodo scolastico (dall’intero anno, ai sei, tre, due mesi) con un programma sviluppato dall’Associazione di volontariato presente in 160 città sull’intero territorio nazionale.

Nonostante sia relativamente da poco tempo che Heidi si è inserita nel tessuto sociale del nostro territorio, ha già avuto modo di sviluppare una prima consapevolezza sulla scuola, la famiglia, la società italiane. Questo soprattutto grazie a un dialogo continuo e aperto con la sua famiglia ospitante, i suoi docenti, i suoi compagni di scuola e al percorso di formazione che sta seguendo con l’aiuto dei volontari di Taranto. Un’apertura al mondo, insomma, di cui è beneficiaria non solo lei, ma tutto il tessuto sociale con cui  viene a contatto: “Mettersi in gioco non è solo una questione da ragazzi –  spiega Patrizia Simonetti, Presidente del Centro Locale di Taranto – anche per una famiglia o una scuola aprire la propria porta a uno studente straniero significa confrontarsi con stili di vita, mentalità e culture diverse. La ricerca di un punto di incontro, mediato dal dialogo interculturale, ha un valore profondo e contribuisce al cambiamento della nostra società e alla crescita di nuove generazioni più aperte e internazionali”.

Ma come si è inserita la nostra Heidi nella nuova società massafrese e che cosa ne pensa della sua scuola, delle lezioni a distanza, della famiglia e dei nuovi amici italiani? 

Heidi è una ragazza riservata, ma dai brillanti risultati scolastici, ma ovviamente ha dovuto adeguarsi ad un diverso sistema didattico, reso ancora più particolare dalla DaD, così come diversa dalle consuete esperienze dei programmi di studio è la necessità di permanenza fra le mura domestiche (non dimentichiamo che Massafra vive ancora un periodo di forti restrizioni, essendo stata dichiarata “zona rossa” con ordinanza sindacale, a causa dell’alto numero di contagi).

L’impostazione didattica è molto diversa da quella finlandese – ci racconta – che è basata soprattutto sulle competenze e con approcci metodologici meno legati allo studio teorico, ma non ho trovato alcuna difficoltà nell’affrontare lo studio nella scuola italiana. In questo è stato fondamentale anche l’aiuto della mia sorella ospitante, che è una ragazza molto aperta e comunicativa, che riesce a rompere quelle barriere di riservatezza che fanno parte del mio carattere (e sono un po’ tipiche del popolo finlandese, n.d.r.).  Tutta la famiglia mi ha accolta molto bene, la mamma è molto attenta e premurosa e cucina molto bene, come, credo, tutte le mamme italiane. Il papà lavora molto, ma riesce a dedicare alla famiglia del tempo “di qualità”, non facendo mai mancare il suo sostegno. Il fatto che sia costretta a passare molto tempo in casa non mi ha impedito di stringere delle amicizie anche con alcuni compagni di scuola ma, soprattutto, mi ha consentito di imparare meglio la lingua italiana, dovendo comunicare costantemente con la mia famiglia. Per quanto riguarda la scuola, sono stata sempre supportata dai docenti che mi hanno offerto il loro aiuto per superare le difficoltà iniziali. Unico piccolo rimpianto è quello di non poter visitare le città d’arte italiane ma non dispero che, prima della fine di questa esperienza, sarà possibile farlo. Altrimenti, porterò, comunque, a casa, uno splendido ricordo e degli affetti che rimarranno per tutta la vita.”

Anche la famiglia “ospitante” si dichiara felice di aver superato le riserve e le paure che sempre accompagnano la decisione di accogliere per un periodo così lungo una persona sconosciuta, aprendole la propria porta e il proprio cuore. Inizialmente intimidita dalla riservatezza di Heidi, ha saputo superarla con il proprio calore umano e dichiara di sentirsi a sua volta arricchita da questa esperienza.

Heidi e la sua sorella ospitante Elisabetta

Dalle loro testimonianze, Heidi e gli altri studenti attualmente presenti in Italia per un programma di studio mostrano, dunque, una grande forza di volontà e tanta voglia di conoscere una realtà nuova, la nostra. Come riescono ad apprezzare al massimo questo periodo, rendendo le limitazioni dovute al Covid come una leva per amplificare le opportunità di crescita, conoscenza, divertimento, a partire dalla DAD a scuola?

Ecco 5 consigli che ci sentiamo di dare agli studenti stranieri presenti in tutta Italia con i programmi di Intercultura (sognando, nel frattempo, di poter partire anche noi per qualche meta all’estero):

  1. IMPARARE A SOCIALIZZARE ANCHE CON LA DAD: quest’anno uno studente straniero su 2 in Italia con Intercultura (il 45,3%) ha seguito le lezioni di scuola alternando momenti a casa con quelli in classe; il 39,6% unicamente in DaD e l’11,3% di fortunati ha potuto recarsi sempre in classe. In ogni caso, lungi dall’essere penalizzati dalla DaD, la limitazione fisica diventa un volano per conoscersi meglio e trascorrere più tempo insieme oltre l’orario scolastico. I ragazzi stranieri promuovono con lode la propria esperienza a scuola proprio grazie ai compagni di classe (risposta data dal 50,9% dei rispondenti) e al tempo che si ha a disposizione nel pomeriggio (18,9%), condizione spesso nuova per molti, abituati nel proprio Paese di appartenenza a trascorrere la loro giornata all’interno delle mura scolastiche.

Ma com’è la situazione nelle scuole dei loro Paesi? Il 60,4% risponde che le lezioni vengono svolte interamente da casa e il 13,2% in  alternanza casa/scuola; l’18,8% risponde che ora le loro scuole sono aperte. Molti non sanno in realtà se effettivamente le loro scuole riapriranno o se rimarranno aperte fino all’estate

  1. IMPARARE AD APPREZZARE I PROFESSORI… NONOSTANTE LIMPOSTAZIONE FRONTALE DELLA SCUOLA ITALIANA: le lezioni più apprezzate? Nonostante l’impostazione frontale tipica della nostra scuola (deplorata dal 32,1% dei ragazzi stranieri, abituati ad avere un ruolo più attivo in classe), i corsi particolarmente amati sono quelli dove l’insegnante si mette a disposizione dello studente, soprattutto quando ci si trova di fronte a una materia nuova come italiano, storia o filosofia
  1. MIGLIORARE LA CONOSCENZA DI UNA LINGUA STRANIERA GRAZIE AL LOCKDOWN: il 34,0% dei ragazzi stranieri afferma di aver apprezzato i periodi a trascorsi a casa anziché a scuola o in giro con gli amici, perché si è potuta migliorare notevolmente la conoscenza della nostra lingua grazie agli scambi frequenti con la famiglia ospitante.
  1. IMPARARE A RISPETTARE LE REGOLE FAMILIARI: la famiglia italiana, appunto, oltre alla scuola, l’elemento più importante dell’esperienza di scambio interculturale. Sì, perché a beneficiarne non sono solo gli studenti, ma anche le famiglie che decidono di aprire la propria porta di casa al mondo, mettendo anche in discussione le proprie certezze e le proprie abitudini. Spesso per gli adolescenti stranieri la famiglia italiana rappresenta un nido sicuro dove rifugiarsi e trovare conforto e una presenza costante. Elementi per nulla scontati in altri Paesi dove però (è vero!) i giovani sono meno “bamboccioni” e sviluppano più rapidamente un’indipendenza emotiva ed economica. In ogni caso, le mamme e i papà italiani sono considerati tra i migliori al mondo: il 28,3% degli studenti stranieri apprezza la propria mamma ospitante perché “è dolce e fa sentire il calore degli affetti”, ed è bravissima nel conciliare lavoro e famiglia (20,8%); il 22,6% esprime un giudizio positivo del proprio “padre” italiano perché “è un gran lavoratore, ma sa trovare sempre tempo per i figli”, ma prima ancora perché “è simpatico” (41,5%) . Possono essere anche immagini stereotipate, ma che mostrano un risultato importante che si ottiene trasferendosi da adolescenti in un altro contesto familiare: non dare per scontati l’affetto e i sacrifici che i genitori fanno per noi. Una consapevolezza che infatti sviluppano anche i nostri ragazzi italiani quando, a loro volta, trascorrono un periodo di studio all’estero. Una conferma dell’importanza dei momenti di incontro in famiglia, che impongono anche a questi ragazzi di imparare a rispettare gli orari e a rimanere seduti a tavola partecipando alla conversazione, arriva dall’apprezzamento espresso da un ragazzo su 2 (45,3%) per il “rituale” di cenare tutti assieme, momento a cui molti di loro non erano per nulla abituati, ritenuto fondamentale per conoscersi e far conoscere la propria cultura.
  1. OLTRE LE CITTÀ D’ARTE, FAR CONOSCERE AL MONDO LE BELLEZZE DEL TERRITORIO: gli studenti stranieri scelgono l’Italia principalmente per avere l’opportunità di visitarla, conoscere la sua arte, la sua cultura. Tra zone rosse, arancioni e gialle, “l’Italia dei borghi” permette a questi adolescenti di vivere uno speciale percorso di conoscenza dei piccoli tesori che si nascondono dietro l’angolo. Prossimi ambasciatori dell’Italia quando rientreranno a casa quest’estate, questi adolescenti mostreranno una fotografia inedita del nostro Paese, rendendolo ancora più appetibile in questo difficile momento per il comparto del turismo e della cultura in generale. Il 20,8% dei ragazzi stranieri in Italia con Intercultura afferma infatti che ha sfruttato questo momento di chiusura per visitare luoghi della propria città ospitante che altrimenti non avrebbero mai scoperto.

Concludiamo con un pensiero di Andrea Franzoi, Segretario Generale di Intercultura: “È davvero motivante pensare come questi 200 studenti provenienti da tutto il mondo abbiano accettato le nuove regole fatte di tamponi, quarantene e distanziamento fisico, sfidato i rischi del viaggio, per raggiungere altrettante famiglie italiane, vogliose di sfidare con ottimismo le difficoltà per offrire tutto ciò che può dare un’esperienza all’estero. Questi ragazzi e ragazze ci stanno dando un insegnamento importantissimo nel momento di chiusura che stiamo vivendo: sono riusciti a “bucare” metaforicamente le loro mascherine con quell’energia di vivere che è la linfa vitale del vivere civile. Per costruire ponti tra le culture”.


Redazione

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