Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

^^^

Il 6 marzo 1929 nasceva a Berlino Günter Kunert uno scrittore e poeta tedesco, che pubblicò poesie dal 1947 nella Berlino Est, supportato da Bertold Brecht.  La sua esistenza  ha avuto spesso risvolti drammatici: persecuzioni e discriminazioni a motivo della madre ebrea durante il nazismo (gli fu tra l’altro impedito di completare gli studi) e, nel dopoguerra, vessazioni per l’atteggiamento spesso critico – sia pur dall’interno – verso l’intellighenzia culturale della DDR, dalla quale fuggirà nel 1979 per stabilirsi definitivamente nell’estremo nord della Repubblica Federale.  La sua sua poesia, sotto l’evidente influsso di Brecht, si serve di strumenti anche inconsueti, come la metafora e il paradosso, per snidare la mediocrità di un’umanità aproblematicamente appagata e i rischi d’un processo distruttivo di beni culturali e naturali.

Come diventai un pesce

Il 27 maggio alle tre si sollevarono dal loro letto
i fiumi della terra e si sparsero
sul territorio abitato. Per salvarsi
la gente a piedi o con veicoli fuggì sulle alture.

Quando, dopo la terribile sommossa dei fiumi,
gli oceani tuonando incalzarono sulla spiaggia
tutto ciò che ancora c’era inghiottirono
senza distinzione, e fu un infinità di cose.

Per un attimo potemmo nuotare ancora sull’acqua
poi si affondò uno dopo l’altro.
Alcuni ancora cantavano e le loro voci stridule
seguirono gli affogati nell’umida tomba.

Poco prima che le ultime forze mi abbandonassero
mi venne in mente ciò che un tempo m’avevano insegnato:
solo chi si trasforma non è infastidito
dal mutamento che il suo mondo subisce.

Vivere significa: mutarsi all’infinito.
chi al vecchio si aggrappa, non diventa vecchio.
Così decisi di agire subito
e l’acqua non mi parve più fredda.

Le mie braccia si allungarono in ampie pinne
verdi squame mi crebbero lentamente;
quando l’acqua mi ebbe chiuso anche la bocca,
m’ero adattato al nuovo elemento.

Mi lascio scivolare pigramente per oscure profondità,
e non sento né onde né vento
ma ora temo i luoghi asciutti
e che un giorno l’acqua di nuovo scorra via.

Poiché ridiventare uomo
quando da tempo non lo si è più,
è difficile per uno come noi in questo mondo
ché l’esser uomo troppo facilmente si scorda.

 

 

 

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 6 marzo 1929 nasceva a Berlino Günter Kunert uno scrittore e poeta tedesco, che pubblicò poesie dal 1947 nella Berlino Est, supportato da Bertold Brecht.  La sua esistenza  ha avuto spesso risvolti drammatici: persecuzioni e discriminazioni a motivo della madre ebrea durante il nazismo (gli fu tra l’altro impedito di completare gli studi) e, nel dopoguerra, vessazioni per l’atteggiamento spesso critico – sia pur dall’interno – verso l’intellighenzia culturale della DDR, dalla quale fuggirà nel 1979 per stabilirsi definitivamente nell’estremo nord della Repubblica Federale.  La sua sua poesia, sotto l’evidente influsso di Brecht, si serve di strumenti anche inconsueti, come la metafora e il paradosso, per snidare la mediocrità di un’umanità aproblematicamente appagata e i rischi d’un processo distruttivo di beni culturali e naturali.

Come diventai un pesce

Il 27 maggio alle tre si sollevarono dal loro letto
i fiumi della terra e si sparsero
sul territorio abitato. Per salvarsi
la gente a piedi o con veicoli fuggì sulle alture.

Quando, dopo la terribile sommossa dei fiumi,
gli oceani tuonando incalzarono sulla spiaggia
tutto ciò che ancora c’era inghiottirono
senza distinzione, e fu un infinità di cose.

Per un attimo potemmo nuotare ancora sull’acqua
poi si affondò uno dopo l’altro.
Alcuni ancora cantavano e le loro voci stridule
seguirono gli affogati nell’umida tomba.

Poco prima che le ultime forze mi abbandonassero
mi venne in mente ciò che un tempo m’avevano insegnato:
solo chi si trasforma non è infastidito
dal mutamento che il suo mondo subisce.

Vivere significa: mutarsi all’infinito.
chi al vecchio si aggrappa, non diventa vecchio.
Così decisi di agire subito
e l’acqua non mi parve più fredda.

Le mie braccia si allungarono in ampie pinne
verdi squame mi crebbero lentamente;
quando l’acqua mi ebbe chiuso anche la bocca,
m’ero adattato al nuovo elemento.

Mi lascio scivolare pigramente per oscure profondità,
e non sento né onde né vento
ma ora temo i luoghi asciutti
e che un giorno l’acqua di nuovo scorra via.

Poiché ridiventare uomo
quando da tempo non lo si è più,
è difficile per uno come noi in questo mondo
ché l’esser uomo troppo facilmente si scorda.

 


Redazione

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