Diritti & Lavoro Ultima ora! Zingaretti si è dimesso da Segretario del PD

Ultima ora! Zingaretti si è dimesso da Segretario del PD

La malinconica uscita di scena di un segretario “bollito” o la “mossa del cavallo” di un leader politico in ascesa?

«Zingaretti si dimette da segretario? Nel PD ormai è “guerra” tra correnti», titolavano i web-giornali del 25 febbraio. E innumerevoli lanci su questa falsariga si sono succeduti di lì a oggi. Poi – tanto tuonò che piovve – l’annuncio: «Addio alla guida del Pd, Zingaretti si dimette: “Mi vergogno che si parli solo di poltrone”», si legge sul sito di RaiNews.

Secondo il direttore de L’Espresso, Marco Damilano, bisognerà vedere ora se il passo indietro di Zingaretti non preluda a un passo avanti: «Si tratterebbe, in tal caso, del primo vero atto di leadership» da parte dell’attuale Governatore del Lazio. Altrimenti, sarebbe l’ennesimo triste epilogo al vertice di in un partito frammentato in mille gruppi d’interesse, preda di antichi dilemmi esistenziali, ai quali ora si è aggiunta la scelta tra un ritorno al renzismo e l’esplorazione di un’alleanza strategica con il M5S a guida Conte.

Ma ecco le parole pubblicate da Zingaretti poco fa su Facebook: «Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie», ha scritto il segretario dimissionario.

«Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità. Nelle prossime ore scriverò alla Presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea Nazionale farà le scelte più opportune e utili», si legge ancora sul profilo di Zingaretti.

«Io ho fatto la mia parte, spero che ora il Pd torni a parlare dei problemi del Paese e a impegnarsi per risolverli. A tutte e tutti, militanti, iscritti ed elettori un immenso abbraccio e grazie», continua il segretario democrat: «Sono stato eletto proprio due anni fa. Abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova».
Ma proprio qui sembra essersi configurato qualcosa d’inaccettabile per Zingaretti: «Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione. Dovremmo discutere di come sostenere il Governo Draghi, una sfida positiva che la buona politica deve cogliere».

Il segretario dimissionario constata che i suoi sforzi non sono bastati: «Anzi, mi ha colpito invece il rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto. Non ci si ascolta più e si fanno le caricature delle posizioni. Ma il Pd non può rimanere fermo, impantanato per mesi in una guerriglia quotidiana. Questo, sì, ucciderebbe il Pd», ha concluso.

Senza addentrarci nei retroscena su nomi e cognomi dei duellanti, si può dire che queste dimissioni, pur molto annunciate, impattano sul partito come un fulmine a ciel sereno, dopo la semina di tranquillizzanti dichiarazioni unanimistiche, sparse a piene mani dal segretario nei giorni scorsi e financo nelle ultime ore.

L’effetto shock è grande. Probabilmente il segno premonitore di una resa dei conti interna della quale il Segretario ha scelto di determinare tempi, modi e contesto. Così Zingaretti si appresta a uscire di scena. Oppure a rientrarne rafforzato.

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