C’è bisogno di Freud nei 5 Stelle?

Nell’intervento che ha fatto, circa un paio di paginette, ha inserito otto “io” più due “me” segno inequivocabile di una personalità frustrata che non si sente riconosciuta nel suo reale valore.

Alessandro Di Battista (Σπάρτακος, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons)

Diba (Alessandro Di Battista per l’anagrafe) già dirigente del Movimento 5 Stelle si è dimesso qualche giorno fa dal Movimento e ha ritenuto di fare qualche cosa che somigliasse a una conferenza stampa per spiegarlo. A me pare un bravo ragazzo e che vada aiutato perché la sua condizione psicologica è abbastanza grave e
può degenerare: nell’intervento che ha fatto, circa un paio di paginette, ha inserito otto “io” più due “me” segno inequivocabile di una personalità frustrata che non si sente riconosciuta nel suo reale valore. Per la verità la politica, che spesso determina questi stati d’animo, è stata lontana dalla sua espettorazione perché ha dichiarato di non voler capitanare alcuna corrente all’interno del Movimento 5 Stelle né di voler fondare un nuovo partito dunque di non voler far nulla. Evidentemente il suo stato d’animo è depresso per motivi che non sono solo quelli dell’uscita del suo partito ma probabilmente quelli di non esser riuscito, rispetto ai suoi compagni, ad emergere più di tanto in seguito a una strategia, studiata da lunga pezza, con cui sperava tenendosi fuori un turno dalle elezioni come previsto dallo statuto di farsi rieleggere a scapito del caro amico Di Maio con cui esiste una vera, ancorché sotterranea, concorrenza.

La posizione politica del Di Battista, espressa in altre occasioni e probabilmente derivata dalle idee politiche del padre, è la posizione della Carta Programmatica della Repubblica Sociale Italiana cioè un fascismo sedicente di sinistra e confusamente filo socialista.

Questa sembrerebbe la linea che i residuati del Movimento 5 Stelle potrebbero più o meno utilizzare per mantenere una alleanza solidale e populista con il PD e LeU.
Vedremo cosa succederà nel proseguo delle cose sperando non diano troppo fastidio a Draghi nella sua opera di rinascita del nostro Paese.

Diba nel frattempo, come spiega a lungo nella sua conferenza, ritiene che tutti coloro che abbiano lavorato per una banca siano dei criminali che devono essere eliminati anche con la forza.

A questo punto per il povero Diba si tratterebbe di fare qualcosa perché lo stato psicanalitico in cui si trova, messo nelle mani di un professor Freud, potrebbe rilevare grandi anomalie e problemi giovanili addirittura edipici.

Uomini di buon cuore, è vero non ce ne sono molti, dovrebbero intervenire.

Giacomo Properzj   


Redazione

Redazione