Matrimoni: continua il calo e uno su due fallisce

Matrimoni: continua il calo e uno su due fallisce

L’ISTAT pubblica il rapporto con i dati del 2019 e le anticipazioni sul 2020 e segnala il forte calo di matrimoni e unioni civili.

di Claudio Gentile

Sarà stato il Covid con le sue limitazioni, sarà la crisi degli affetti, ma continua inarrestabile la contrazione dei matrimoni in Italia. Secondo l’ultimo rapporto dell’ISTAT pubblicato qualche giorno fa nel secondo trimestre del 2020 le nozze sono crollate dell’80 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel primo trimestre, parzialmente toccato dalla pandemia, già si era registrata però una riduzione del 20 per cento, sempre rispetto all’anno precedente.

I dati del secondo semestre del 2020 non sono ancora disponibili e sarà interessate notare se ci sarà una ripresa o meno.

La pandemia, però, spiega solo in parte la tendenza in atto già da diversi anni alla riduzione anno dopo anno delle unioni. Infatti anche il 2019 a sua volta aveva fatto registrare il segno meno, seppur meno mercato.

Secondo il Rapporto ISTAT nel 2019 sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, 11.690 in meno rispetto all’anno precedente (-6%). Nel 2008 erano stati 246.613.

Il calo riguarda soprattutto i primi matrimoni, ma anche le seconde o successive nozze segnano un – 2,5%.

Dopo l’impennata del 2014 e del 2015 a seguito della legge che ha velocizzato le procedure, diminuiscono leggermente anche i divorzi, mente sono stabili le separazioni (97.474), che comunque rappresentano il 50% dei matrimoni celebrati.

La crisi delle relazioni colpisce nel 2020 anche le unioni civili, che segnano un netto meno 60% rispetto al 2019.

Il loro andamento, dopo il boom del 2017 in virtù delle nuove norme a loro riservate, si è assestato: 4.376 nel 2017, 2.808 del 2018 e 2.297 nel 2019.

Le uniche tipologie di unioni che aumentano secondo l’Istituto nazionale di statistica sono le “libere unioni”, che però sono difficilmente calcolabili proprio per l’assenza di registrazioni e la loro volatilità, e le convivenze prematrimoniali.

In questo contesto generale di allontanamento dai vincoli matrimoniali è da segnalare l’ennesimo arretramento dei matrimoni religiosi e l’aumento di quelli civili (dal 2,3% del 1970, al 36,7% del 2008 fino al 52,6% del 2019), anche perché sono sempre più coloro che convolano in seconde (o ulteriori) nozze. Infatti ad oggi ogni cinque celebrazioni almeno uno degli sposi è alle seconde (o successive) nozze (20,6% del 2019 rispetto al 13,8% nel 2008).

Dei matrimoni celebrati con rito civile due su tre si sono svolti al Nord e uno su tre al Sud.

Prevale la casistica in cui lo sposo è divorziato e la sposa è nubile (12.928 nozze (7%) nel 2019); seguono le celebrazioni in cui è la sposa divorziata e lo sposo è celibe (5,9%) e quelle in cui entrambi sono divorziati (5,6%).

Dal 2008 i matrimoni tra celibi e nubili sono passati da 212 mila a poco più di 146 mila. Nel 2019 si registra, infine, un nuovo minimo relativo delle prime nozze rispetto a quello osservato nel 2017 (152.500).

Con l’aumento di libere unioni e convivenze sale anche l’incidenza di bambini nati fuori del matrimonio, che vede nel 2019 un nato su tre con genitori non coniugati.

L’età media del primo matrimonio è di 33,9 anni per gli uomini e 31,7 per le donne (rispettivamente 1,8 e 2,3 anni in più rispetto al 2008), mentre per le seconde nozze è di 54,9 anni per gli uomini e 47,2 anni per le spose già divorziate.


Redazione

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