“A stomaco vuoto ogni civiltà diventa barbarie, soprattutto per le donne”

“A stomaco vuoto ogni civiltà diventa barbarie, soprattutto per le donne”

Ignorantia legis non excusat. Questo è ciò che tutti gli studenti universitari  imparano poco dopo essersi iscritti al primo anno della facoltà di giurisprudenza. Il brocardo dà per scontato che la conoscenza della legge sia cosa sempre alla portata di tutti. Ovviamente le cose non stanno così, non solo per la questione banale di non riuscire sempre ad avere un rapporto immediato e diretto con i contenuti delle disposizioni legislative, ma anche per il fatto che vi sono contesti nei quali la legge non approda mai, dove quindi non esiste e pertanto non può esprimere la sua cogenza. Il legislatore lo sa, non può non saperlo, eppure tutti, compreso lui, fingiamo che esista una colpa nella non conoscenza di una norma e dei suoi eventuali divieti.

Sarà il caso che però mi spieghi meglio, onde evitare di andare incontro a fraintendimenti. Avvertire come obbligatorio il contenuto di una legge dipende da quanto essa sia espressione della cultura alla quale si appartiene. Va ricordata con forza l’appartenenza di norme o semplici consuetudini alla quotidianità culturale in cui si vive, che è fatta soprattutto di  ciò che intorno a noi vediamo agito. Banalmente un bambino si comporterà in modo più o meno conforme a quanto vede fare e lo riterrà tacitamente conforme ad un obbligo che nei suoi confronti è espresso dall’ambiente a cui appartiene. Nel momento in cui una buona norma non riesce a permeare di sé un dato contesto, per quest’ultimo essa sarà inesistente e non verrà trasmessa come cogente a quanti di quell’ambiente sono parte. In conseguenza di ciò nessuno di costoro crederà di essere sottoposto ad un obbligo e di venir giudicato colpevole in caso di mancato rispetto di esso.

È questa una delle ragioni che stanno ad esempio alla base della violenza posta in essere nei confronti delle donne. Indagini recenti hanno messo infatti in luce tale aspetto, che non è la sola costante,  ma che risulta ricorrente in un numero piuttosto elevato di casi.  Ciò che dunque appare scontato a molti, per altrettanti non lo è affatto. Una delle tante domande da porsi quando si verifica un comportamento persecutorio o violento nei confronti di un’ appartenente al genere femminile, sarebbe chiedersi come mai il responsabile non abbia avvertito dentro di sé la necessità di doversi adeguare a quanto la legge impone o vieta di fare. È possibile infatti che tra le tante inammissibili ragioni che conducono un uomo alla violenza verso una donna vi sia una presa inesistente o debole della legge, soccombente rispetto ad altre consuetudini o a circostanze precise che hanno riguardato la violazione. Credo sia chiaro che con questo non intendo affermare che la sola ragione alla base della violenza di genere, vada ricercata nella non ricezione di un obbligo di legge da parte di chi si renda responsabile della suo mancato rispetto, ma che tra le tante ragioni questa non può considerarsi la meno degna di attenzione. Peraltro essa ci consente di apprezzare,  per l’ennesima volta se ce ne fosse ancora bisogno, l’entità del divario esistente tra un paese immaginato e quello invece reale. Non si può infatti pensare che il rispetto delle leggi si attui dappertutto allo stesso modo.

Le attuali condizioni economiche e sociali hanno ampliato le distanze già esistenti tra la popolazione, creando all’interno di una stessa comunità differenze che anziché aprire chiudono i gruppi, riducendoli alla irrimediabile esclusione e non partecipazione alla vita degli altri. Una delle strade virtuose da percorrere dovrebbe dunque essere quella di spingere nella direzione contraria, consentendo lo scambio attraverso i mezzi che lo favoriscono, come l’esercizio del diritto allo studio, da sempre il solo strumento che si sia dimostrato realmente efficace a realizzare l’emancipazione sociale.

Certo, la violenza nei confronti delle donne non riguarda solo i meno abbienti, poiché lo spettro delle sue motivazioni è ampio e complesso, sarebbe tuttavia da ipocriti, oltreché falso, affermare che tra chi non ha mezzi non alberghi affatto o in misura minore rispetto a chi vive condizione agiate, poiché le cose stanno in maniera esattamente contraria e le statistiche lo dimostrano ampliamente.

Quali valori può infatti veicolare un contesto che vede regolarmente negati i propri bisogni primari (tranne che tra le pagine dei codici normativi) se non ulteriori negazioni, frustrazioni, prevaricazioni?

A stomaco vuoto non esiste civiltà in grado di mantenersi e perpetuarsi senza diventare barbarie. Tucidide lo aveva già scritto qualche anno fa.

Rosamaria Fumarola.


Redazione

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