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Un piano strategico per l’entroterra barese: Cuore della Puglia punta al Recovery Plan

Acquaviva delle Fonti – L’associazione di Comuni “Cuore della Puglia”, che comprende i Comuni di Acquaviva delle Fonti, Altamura, Casamassima, Cassano Murge, Cellamare, Corato, Gravina in Puglia, Putignano, Rutigliano e Turi, ha avviato un percorso di partecipazione con le realtà dei propri territori in merito alle proposte per stimolare lo sviluppo, sia in relazione al Recovery Plan che in relazione ad altri strumenti di programmazione di area vasta come i “Contratti istituzionali di sviluppo”. A partire da alcune necessità concrete, come il completamento dell’autostrada Bari-Taranto, l’infrastrutturazione delle aree produttive, la riqualificazione dei centri storici, la previsione di piattaforme logistiche per l’agroalimentare, la creazione di laboratori di ricerca pubblico-privati, la realizzazione di un sistema di mobilità green che colleghi l’entroterra alla costa, lo sviluppo del turismo naturalistico e altro ancora.

Per questo è stato predisposto un primo documento preliminare del Piano strategico di sviluppo dell’intera area, a cura di Alessandro Buongiorno, professore a contratto di “Destination management” e di “Economia, progettazione e politiche del turismo” all’università di Bari.

Lo scopo del documento è di “orientare la proposta di piano di sviluppo per l’area di Comuni del Cuore della Puglia e, più in generale, dell’entroterra pugliese che rientrano nella competenza della Città metropolitana di Bari, con il duplice obiettivo di porre le basi per un confronto consapevole e partecipato con gli stakeholder locali sui fabbisogni e le azioni di sviluppo da realizzare nel medio e lungo periodo e di costituire una piattaforma progettuale per avviare una trattativa politica e istituzionale”. Nel documento, in 32 pagine, si individuano i principali fabbisogni dei Comuni, nei quali vivono 280mila abitanti, con una perdita di popolazione superiore rispetto all’intera Città metropolitana, caratterizzata d’altronde da una crisi occupazionale che vede la disoccupazione giovanile, in alcuni casi, superare il 50%. In quest’area, che ospita il paniere delle eccellenze agroalimentari pugliesi e un gran numero di aziende dinamiche, si registrano alcuni gravi e preoccupanti segnali di perdita di attrattività, causati dalla posizione periferica rispetto ai due poli dell’asse Bari-Taranto, la mancanza di una identità comune, e la scarsa competitività e difficoltà di affermazione sui mercati internazionali dei prodotti a causa di un “legame troppo debole” con i prodotti di origine. Di qui la necessità di strutturare una proposta di sviluppo unitaria, che dal “Cuore della Puglia” si allarghi al resto dell’area interna della Città metropolitana, coinvolgendo una popolazione di 900mila abitanti.

La ricetta per rilanciare il territorio viene indicata in vari interventi che vanno dal miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva del patrimonio storico artistico per renderlo più attrattivo alla rigenerazione dei borghi e all’integrazione dell’approccio 4.0 nell’impresa turistica. In questo settore “bisogna puntare anche a consolidare ed esaltare fattori di attrazione già presenti, sia in termini di minor congestione e inquinamento, sia in termini di coesione sociale”.

“Per la prima volta dopo tanti anni – commenta Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti e presidente dell’associazione – si fa quel che servirebbe ai territori: lettura dei dati e dei fabbisogni, pianificazione strategica. E’ un lavoro oggi più che mai necessario, anche in funzione del Pnrr, ma non solo. Perché da questa crisi non si può uscire senza una visione di sistema del nostro territorio e delle sue straordinarie ricchezze in molti casi ancora sfruttate al dieci per cento del loro potenziale”.

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