Vaticano: sanzioni ai dipendenti che non si vaccinano

Diritti & Lavoro

Emanata l’8 febbraio e da poco resa pubblica una legge che impone ai lavoratori di vaccinarsi per tutelare la comunità di lavoro. Sanzioni fino al licenziamento in caso di rifiuto.

di Claudio Gentile

Forse anticipando una linea che da qui a poco percorreranno tutti gli Stati, il Vaticano ha emanato una legge con cui obbliga tutti i lavoratori, salve “comprovate ragioni di salute”, a vaccinarsi in caso di epidemia.

Con un decreto emanato l’8 febbraio scorso, ma reso pubblico pochi giorni fa a firma del Cardinale Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato della Città del Vaticano, l’equivalente del nostro governo, viene colmata una lacuna nell’ordinamento vaticano, dando disposizioni su come affrontare le situazioni di emergenza sanitaria e “per salvaguardare e garantire la salute ed il benessere della comunità di lavoro, dei cittadini e dei residenti” dello Stato.

Tra le norme previste nel decreto viene data la possibilità, in caso di emergenza sanitaria, di limitare gli assembramenti di persone ed imporre il distanziamento fisico e la quarantena, oltre che specifiche norme igieniche, l’uso di dispositivi di protezione individuale e protocolli terapeutici.

Il decreto prevede anche le sanzioni pecuniarie in caso di violazione delle disposizioni emanate dall’autorità.

Infine – ed è questa la norma che ha fatto più discutere in rete i no-vax – si prevede che i lavoratori siano sottoposti alla campagna vaccinale programmata dallo Stato. Coloro che non aderissero alla vaccinazione per giustificati motivi possono essere adibiti “a mansioni differenti, equivalenti o, in difetto, inferiori, garantendo il trattamento economico corrispondente alle mansioni di provenienza”; per quelli che, invece, la rifiutano le sanzioni previste “comportano conseguenze di diverso grado che possono giungere fino alla interruzione del rapporto di lavoro”.

Questa decisione è stata presa nella consapevolezza che “il rifiuto del vaccino può costituire anche un rischio per gli altri” e “che tale rifiuto potrebbe aumentare seriamente i rischi per la salute pubblica”.

Dopo alcune polemiche il Governatorato ha diramato una nota in cui si ricordano i presupposti della decisione (“tutela individuale del lavoratore” e “collettiva dell’ambiente di lavoro”) e si specifica che la vaccinazione può essere chiesta per chi lavora in determinati contesti (pubblico servizio, rapporti con terzi, altre attività rischiose per la comunità) e che in caso di rifiuto del lavoratore sarà possibile “trovare soluzioni alternative per lo svolgimento del lavoro da parte dell’interessato”, senza necessariamente arrivare al licenziamento, come da qualcuno paventato come unica soluzione.

Va ricordato che nello Stato della Città del Vaticano la campagna vaccinale anti-covid, iniziata il 13 gennaio scorso, sta per essere conclusa.

Sono stati, infatti, già vaccinati, con le dosi della Pfizer, circa 7 mila persone tra dipendenti, collaboratori, pensionati e loro familiari. Il Papa ha voluto far vaccinare anche i senza tetto che vivono nei pressi di piazza San Pietro. Tra i primi ad essere vaccinati Papa Francesco, che il 3 febbraio ha ricevuto la dose di richiamo, ed il papa emerito Benedetto XVI.

In merito ai vaccini anti-covid, Papa Francesco, qualche tempo fa, aveva affermato che “vaccinarsi contro il Covid-19 è un’opzione etica” ed ha messo in guardia dal “negazionismo suicida”: “Non so perché qualcuno dice: ‘no, il vaccino è pericoloso’, ma se te lo presentano i medici come una cosa che può andare bene, che non ha dei pericoli speciali, perché non prenderlo?”.