Un figlio e la sua dedica/denuncia affissa per le vie di foggia

Cronaca

di Romina Vidili

Meno di un anno fa, a Foggia, un figlio aveva affisso dei manifesti dedicati alla madre.

A distanza di circa un anno, sono ricomparsi i 6×3 , per le vie della città, con una dedica verso la madre, che è anche una sorta di denuncia.

Il testo sui manifesti recita:

“Ti voglio bene mamma e voglio dirtelo ancora una volta e non solo a San Valentino sperando ti giunga anche lì quanto ti sono vicino. Purtroppo mamma tu sei ancora in una Rsa relegata contro la tua volontà più volte manifestata.
In audio e video tu continuavi solo a dire che il profumo di casa tua volevi tornar a sentire. Ma questo ultimo tuo desiderio si continua a scontrare con una mente malata che non ti vuol far rientrare, visto che oramai i suoi obiettivi ebbe a realizzare anche se storielle continua ancora ad inventare.
Poiché la verità non potrà mai raccontare “amici di merende” e pupazzi continua a pagare. Medici e avvocati di vario genere non si fa mancare pur di riuscire le sue malefatte ad ammantare.

Ci chiediamo con quale faccia quel camice continui ad indossare, visto che neuroni in lui nessuno riesce più a trovare. Solo pubbliche virtù ed affetto paterno egli cerca di accreditare visto che di “vizi privati” non può assolutamente parlare. Mamma, dopo una vita di lavoro e sacrifici, ben altro dovevi meritare ed è mio dovere tutto ciò cercare a te di assicurare.
Ma da due anni mi continuo solo a scontrare con un’armata che non ha alcuna intenzione di mollare, perché solo al progetto economico continua a pensare.
Solo io dai tuoi occhi riuscivo ad interpretare il tuo profondo dolore che stava via via ad aumentare. Quando rivolta a chi lì ti ha rinchiuso ripeti: “I conti prima o poi torneranno …” mamma stai pur certa che nella stessa Rsa tutti costoro finiranno.
Perché solo in farmacie i soldi tuoi spender potranno e così forse il tuo malessere finalmente comprenderanno.
Finanche un gradino son giunti a sottolineare pur di non farti a casa mai tornare, come se tu da sola potessi per casa deambulare e non invece in un letto esser costretta a stare. Vergogna è l’unica parola che voglio loro dedicare vista la loro incapacità di ogni sentimento provare. Le mie ultime speranze voglio ora qui reiterare confidando in un giudice di coscienza che possa sbloccare questa assurda situazione in cui tu ti sei venuta a trovare, pur se sono finanche giunti a costei ad urlare che non avrebbe competenza per deliberare.

Mamma voglio che tu sappia che io non riesco più nulla a sentire immaginando come tu possa lì da sola soffrire. Noi tutti ti continuiamo ad amare ed insieme ai miei cugini proveremo a non mollare, anche dinanzi alle illazioni che continuano ad inventare e di cui si dovrebbero solo vergognare.
Tua sorella ti continua sempre a pensare desiderando solo di poterti presto riabbracciare.  Avrei ancora tanto altro da dire su ciò di cui sono certo a breve si dovranno pentire  quando anche la legge si farà da loro sentire perché tu – come Carlo Girardi – non abbia più a patire ed anche per te il Garante Nazionale possa intervenire con la libertà costituzionalmente inviolabile da rinverdire e tutte le loro barzellette non si debbano più sentire.
Con il cuore sento che tu a casa potrai presto ritornare così che noi tutti che ti vogliamo bene ti potremo riabbracciare”.