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Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Quotidiano

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Nel febbraio 1946 nasce a Liverpool Brian Patten, poeta e scrittore britannico. È diventato famoso negli anni ’60 come uno dei ‘Liverpool Poets’ e scrive principalmente poesie liriche sui rapporti umani. È, come dicono in Inghilterra, più giovane della bomba atomica, ma i suoi versi, nella loro esatta e magica semplicità, presentano continuamente l’immagine di una gioventù dolorosa e saggia, che, tra il cemento e i giardini delle metropoli, teme di perdere la sua umanità per diventare, improvvisamente e insensibilmente, un mostro.

La stupida invenzione del piccolo Johnny

Un giorno
mentre si divertiva tra le cianfrusaglie in solaio
il piccolo Johnny incidentalmente inventò
una bomba atomica.
Non sapendo che farsene la sotterrò
nel giardinetto di casa.
L’indomani
durante il caffelatte e il sorgere del sole
la vide scintillare
di rugiada tra i cavoli dell’orto
e così la portò via
In città
dove prese un odore
di tulipani, ma era
purtroppo incommestibile.
Che devo fare di questa cosa, sospirò,
se non ho un buco dove nasconderla?
Magari presto verrà
qualche poliziotto zelante, con l’intenzione
di mettermi dentro.
Ma farei una dichiarazione. Direi
che volevo una bomba nuova, una bomba azzurra
una bomba da fare esplodere nelle camerate
dove i miei amici stanno dormendo
ma non per svegliarli o farli saltare dal letto
ma per non farli piangere:una bomba da fare
rotolare nel campo da gioco e innaffiare
i fiori, una bomba
che accendesse l’universo per anni e mandasse
acquazzoni di gioia.
Ma lui non mi darebbe retta, lui
toglierebbe di tasca il taccuino e scriverebbe:
Questo bambino è pazzo.
Questo bambino è una bomba.

 

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