Muore “Don Raffaè”, il Boss che ispirò Fabrizio De Andrè

Arte, Cultura & Società

Uno dei peggiori camorristi pluriomicida, Raffaele Cutolo, diventa nel 1990 icona della musica italiana, ispirando Fabrizio De Andrè in uno dei suoi brani diventati indimenticabili per ogni generazione.

di Francesca Leoci

Muore all’età di 79 anni Raffaele Cutolo, boss fondatore della nuova camorra organizzata, dopo una lunga malattia patita in prigione, nel reparto sanitario del carcere di Parma, definito come il carcerato più anziano.

“Io mi chiamo Pasquale Cafiero e son brigadiero del carcere oinè”

Torna a risuonare nelle orecchie la famosa “Don Raffaè”, mai dimenticata dall’inizio dei suoi successi, con cui il napoletano Fabrizio De Andrè viene acclamato nel ’90, quando parla attraverso questo brano del brigadiere Pasquale Cafiero che convivendo nel malfamato “braccio speciale” – come lo definisce De Andrè – inizia a chiedere favori a Don Raffaè: il cappotto per un matrimonio, un posto di lavoro per il fratello, consumando insieme il rito del caffè. Dal carcere in cui era recluso, Raffaele Cutolo, dopo aver ascoltato la canzone ispirata a lui, scrisse al cantante inviandogli un suo libro di poesie.

Eppure, anche se questa sembra sia la storia passata di bocca in bocca, il cantautore veronese Massimo Bubola, che scrisse il testo della canzone insieme a Fabrizio De Andrè, afferma: “Su Don Raffaè si è creata una vulgata, una sorta di letteratura popolare secondo la quale sarebbe stata ispirata dalla figura di Cutolo e invece non c’entra nulla.” – e prosegue – “Cutolo non c’entra, fu dedicata in senso lato a Eduardo De Filippo e ispirata dalla figura di Don Antonio Barracano, il Sindaco del Rione Sanità. Una figura affascinante, una specie di protettore anche dei reietti, diceva una frase che mi aveva colpito molto: “Chi ha i santi in paradiso sa a chi rivolgersi, chi non ce li ha si rivolge a me”. Un personaggio duro ma anche protettivo. È lì la chiave della canzone: è il paradosso dello Stato che si rivolge all’anti-Stato.”

Ad oggi, quindi, c’è confusione su quale sia la verità sul senso di questo brano, ma certo è che uno dei più grandi boss della storia sia diventato conosciuto non solo per le sue condanne, ma anche grazie ad una buona ed indimenticabile canzone orecchiabile nel tempo.