“La Costituzione è il pane degli italiani” così uno studente di un liceo del sud

Diritti & LavoroFormazione, Scuola & Università

“La Costituzione è il pane degli italiani”, così chiosa uno studente del Liceo Moscati di Grottaglie al termine di una lezione di educazione civica, abbracciando il senso di un insegnamento che va oltre date, numeri e parole.

Come è nata la nostra Costituzione?

Materialmente, è stata redatta dall’Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno del 1946, della quale facevano parte diverse forze politiche: democristiani, socialisti, comunisti, liberali. Ognuna di questa forze ha dato il proprio contributo e nella Costituzione possiamo ritrovare queste diverse componenti, oltre a un nucleo centrale di valori condivisi. Queste forze, però, sono eredi di tradizioni che affondano le proprie radici in periodi molto più lontani nel tempo, in tradizioni che hanno caratterizzato la storia italiana e dell’Occidente in generale, dalla componente liberale che è andata affermandosi fin dal Seicento, a quella democratica figlia di Rousseau e della rivoluzione francese, a quella socialista che si diffonde nell’Ottocento, parallelamente alla nascita della grande industria, a quella democristiana, nata all’indomani della grande guerra ma erede dei princìpi e della tradizione del cattolicesimo italiano. Anche se la Costituzione è stata scritta dai 556 deputati dell’Assemblea Costituente, essa è quindi espressione di valori e di visioni del mondo molto più ampie, presenti nella storia e nella cultura italiana.

Hegel scriveva che la costituzione non viene fatta da nessuno, ma “si fa”, modellandosi sullo “spirito del popolo”, espressione che oggi potremmo tradurre con “cultura” intesa nel suo significato antropologico, come concezione del mondo propria di una comunità.

In questo senso la costituzione si fonda soprattutto su princìpi filosofici, su valori e su idee sviluppate lungo la storia del pensiero.

I motivi di fondo della nostra costituzione rimandano alle origini del mondo moderno, ai concetti di “contrattualismo” e di “giusnaturalismo” che sono andati definendosi tra il ‘500 e il ‘600, a quelli di “liberalismo” e “democrazia”, teorizzati compiutamente nel ‘600 e nel ‘700, a quelli di uguaglianza, di uguale dignità e di centralità del lavoro, affermatisi nel corso dell’Ottocento. In alcuni casi per capire i motivi ispiratori della nostra carta costituzionale occorre andare ancora più indietro, fino alla Grecia classica, dove hanno avuto origine sia la democrazia sia la filosofia.

Cercare l’origine dei concetti filosofici che sono alla base della costituzione vuol dire individuarne i valori e i princìpi che la ispirano, e che ne costituiscono l’aspetto fondamentale, al di là dei singoli articoli che possono essere anche rivisti, per adattarli ai cambiamenti degli oltre sessant’anni che ormai ci separano da quel primo gennaio 1948, quando la nostra Costituzione è entrata in vigore.

Questi valori e questi princìpi costituiscono anche quell’identità nazionale di cui la carta costituzionale è espressione e in alcuni casi sono gli eredi dell’intera storia europea e si ricollegano ai princìpi universali espressi nella dichiarazione dell’ONU, risalente anch’essa al 1948.

Infatti, così come storicamente la Costituzione rinvia a concetti elaborati in epoche diverse, ma conservatisi poi vitali e attuali, anche dal punto di vista dei princìpi, delle idee e dei valori che comprende in sé, è strutturata a più livelli: alcuni aspetti sono caratteristici dell’Italia e ne affermano la specificità rispetto agli altri Paesi europei; altri sono invece comuni a tutto l’Occidente, inteso come un insieme di popoli che ha radici storiche e culturali comuni; altri, infine, si pongono come validi per tutta l’umanità e possiamo ritrovarli nella maggior parte delle costituzioni esistenti. La nostra carta costituzionale vibra su un tessuto di idee e di valori che ne costituiscono il cuore. E questo cuore deve battere in ogni cittadino, soprattutto giovane. Parlarne, sviscerando ritmi e parole, ripetendo a mantra i Suoi verbi “riconoscere e garantire” vuol dire darLe aria e gonfiare le vele della democrazia e della libertà affinché mai ci sia tempesta che finisca al naufragio l’uomo e la sua dignità sociale.

Evelyn Zappimbulso