Chiusura, sport e depressione

Sport & Motori

di Romina Vidili

Uno stile di vita sano prevede: corretta alimentazione, giusta integrazione,  ottima prevenzione e attività motoria frequente.

Purtroppo, però, per la politica della pandemia, lo sport è stato classificato tra i bisogni di importanza secondaria, tant’è che è stato uno dei settori più colpiti da restrizioni, adeguamenti e chiusure forzate .

Siamo tutti a conoscenza della necessità di effettuare attività fisica, per il raggiungimento di un benessere psico/ fisico, e, di difficile comprensione, sono risultate le ragioni di restrizioni tanto dure, quanto  inattinenti al contenimento dei contagi, per il suddetto settore.

Settore che ha subíto danni incalcolabili, tanto che alcune palestre e scuole di danza hanno dovuto abbassare definitivamente le saracinesche, dopo aver investito studio e denaro, non ultimo quello speso per gli adeguamenti imposti, causa pandemia.

Altri si sono organizzati periodicamente con attività svolte all’aria aperta, ma resta inspiegabile la decisione di non tenere conto di quanto sia fondamentale, soprattutto per i più giovani, poter continuare a svolgere attività fisica, in maniera continuativa.

È proprio tra i più giovani, infatti, che si sta verificando la diffusione di patologie psicologiche e la necessità di ricorrere ad antidepressivi.

E, molto probabilmente, invece, una sana attività fisica, avrebbe aiutato corpo e mente  a  scaricare stress e tensioni varie.

Al momento aleggia la possibilità di riaprire a Marzo, ma non esiste ancora una data certa, per la ripresa di palestre e scuole di danza.

Certamente non è passato inosservato che, il nuovo governo Draghi, abbia addirittura “cancellato” il Ministero dello Sport.