Taranto ha un altro sottosegretario al Governo

Politica regionale, nazionale e internazionale

Da un Sottosegretario tarantino, il sen.Mario Turco, a un altro e sempre nato nella nostra città. La squadra di governo appena varata dal Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi, annovera Roberto Garofoli, tarantino, classe 1966. Che, va detto, da anni ricopre incarichi di grande spessore e prestigio all’interno delle Istituzioni: dunque, conosce bene la macchina dello Stato.

Garofoli è un magistrato, ordinario fino al 1999, impegnato in processi anche di mafia, e giudice amministrativo a far data dal 2000, è Presidente di Sezione del Consiglio di Stato e codirettore della Treccani Giuridica.

Svolge l’incarico di Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia e delle Finanze con il Ministro Pier Carlo Padoan (Governi Renzi e Gentiloni) e con il Ministro Giovanni Tria (Governo Conte), dal febbraio 2014 al dicembre 2019, con rinuncia ad ogni indennità.

Laureatosi in giurisprudenza presso l’Università di Bari, ha vinto un concorso in magistratura nel 1994, essendo poco dopo assegnato, in qualità di giudice penale e civile, ai tribunali di Taranto e Trani, presso i quali ha trattato anche procedimenti di mafia.[1]

Entrato nel 1999 al TAR della Puglia, è poi passato al Consiglio di Stato, in cui poi ha preso servizio nelle sezioni giurisdizionali e consultive. Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, è stato collocato “fuori ruolo” per assumere la carica di Capo Gabinetto del Ministero dell’economia del Governo Renzi.

È autore di numerose opere monografiche, curatore di trattati e opere collettanee. È stato inoltre docente dell’Università LUISS Guido Carli.

È direttore della rivista mensile “Neldiritto” (Neldiritto editore), specializzata in opere giuridiche per avvocati e magistrati, per la quale, nel 2009, insieme a Giuliano Amato, ha pubblicato un volume sull’amministrazione pubblica italiana, intitolato I Tre assi.[2] Con Giulia Bongiorno, è autore del volume “Casi di penale. Atti e pareri”.

Nel suo curriculum, si legge come abbia ricoperto incarichi istituzionali in sei governi della Repubblica italiana, collocato fuori ruolo dalla magistratura: Capo di Gabinetto del Ministero dell’economia e delle finanze nel Governo Conte I e nel Governo Gentiloni; Capo di Gabinetto del Ministero dell’economia e delle finanze nel Governo Renzi (al Ministero ha rinunciato al compenso aggiuntivo previsto dall’incarico rispetto alla sua retribuzione da magistrato) Su incarico del Ministro Padoan ha coordinato, tra gli altri, il tavolo di lavoro congiunto con l’ANAC che ha stilato la direttiva anticorruzione nelle società partecipate del Ministero (alle regole per le società quotate lavora un tavolo tecnico con la Consob) e quello sulle fondazioni bancarie che stila il protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Economia e l’associazione rappresentativa delle fondazioni bancarie, l’ACRI. Tale ultimo accordo ha l’obiettivo di svincolare le fondazioni dalla banche conferitarie facendone istituzioni no profit che dalla gestione del patrimonio ricavino le risorse da destinare ai fini statutari. Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e Presidente della Commissione per l’elaborazione di misure di contrasto, anche patrimoniale, alla criminalità nel Governo Letta (la definizione di “economia criminale” contenuta nel Rapporto è stata citata dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, audito dalla Commissione Parlamentare Antimafia nel gennaio 2015). La Commissione, di cui hanno fatto parte, tra gli altri, i magistrati Nicola Gratteri e Raffaele Cantone, ha lavorato a titolo gratuito redigendo il rapporto “Per una moderna politica antimafia – Analisi del fenomeno e proposte di intervento e riforma” presentato dallo stesso Garofoli assieme a Enrico Letta e Angelino Alfano a Palazzo Chigi. Tale rapporto ha proposto una serie di misure (descritte nella prefazione) volte a: aggredire i patrimoni, incidendo sulle disponibilità economiche delle mafie; assicurare un’efficace gestione e destinazione dei beni sottratti alle organizzazioni mafiose; ostacolare le infiltrazioni nell’economia legale; incidere sui legami con le Istituzioni; rafforzare l’apparato repressivo e a migliorare l’efficienza del sistema processuale; incidere sul contesto economico e sociale. Capo di Gabinetto del Dipartimento della funzione pubblica, con il ministro Filippo Patroni Griffi, e Coordinatore della Commissione ministeriale per l’elaborazione di misure per la trasparenza, la prevenzione e il contrasto della corruzione nel Governo Monti. La Commissione, di cui hanno fatto parte tra gli altri il magistrato Raffaele Cantone e i docenti universitari Bernardo Giorgio Mattarella, Francesco Merloni, Giorgio Spangher, ha prodotto il rapporto “La corruzione in Italia – Per una politica di prevenzione” contenente un’analisi del fenomeno corruttivo, profili internazionali e proposte di riforma della legislazione sul tema. Tra i dati riportati nel Rapporto, il ranking dell’Italia nella classifica mondiale della corruzione percepita (69°), l’aumento del 40% del costo delle grandi opere, il calo delle denunce e delle condanne per corruzione, l’analisi del tasso potenziale di crescita dell’economia italiana in assenza di fenomeni corruttivi (oltre il triplo a breve termine e il doppio a lungo termine nel periodo 1970-2000). Molti degli interventi preventivi proposti sono confluiti nella legge anti-corruzione (Legge 6 novembre 2012, n. 190, cosiddetta Legge Severino) e nel Decreto Legislativo sulla trasparenza amministrativa del 14 marzo 2013, n. 33. Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero degli affari esteri con il ministro Massimo D’Alema nel Governo Prodi II. Componente della Commissione istituita dal governo Berlusconi IV presso il Consiglio di Stato per l’elaborazione del Codice del processo amministrativo, approvato con d.lgs 2 luglio 2010 n. 104 ed entrato in vigore il 16 settembre dello stesso anno. Ha coordinato nel 2011 il progetto nazionale “Unità ed eguaglianza”, incluso nel programma ufficiale delle celebrazioni per il 150º Anniversario dell’Unità d’Italia.

Evelyn Zappimbulso