Draghi. Una squadra senza sport

Politica regionale, nazionale e internazionale

Mario Draghi  ha dato la formazione. Alle 19 e un minuto ha sciolto la riserva di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ha schierato la sua squadra. Non sembra uno “squadrone”. Ventitrè ministri, alcuni con portafoglio altri senza, in un mosaico attento a mettere d’accordo, per ora, partiti con storie, programmi ed elettorati diversi. Forse ci si aspettava qualcosa di diverso, forse ci si aspettava altro. Ma tant’è. Fa specie e parecchia rabbia però che sia sparito il ministero dello sport, probabilmente inglobato in quello delle politiche giovanili, ma neppure nominato dal neo premier. Ed è un brutto segnale, perchè la dice lunga sulle prospettive di un Paese che ha sicuramente una emergenza sanitaria ed economica da affrontare ma che in tutti questi mesi forse non ha ancora capito che ne ha anche un’altra e non è di minor peso: e cioè lo sport. Lo sport che non c’è più soprattutto per i ragazzi, “rincoglioniti” dalle didattiche a distanza, dalle chat, dagli smartphone inseparabili, dai divieti, dai centri sportivi chiusi, dalle piscine che sono off limits, da una logica che continua a considerare la pratica sportiva un’attività ludica fine a se stessa. Lo sport che non è un gioco, un passatempo, una fissazione da salutisti ma ha una valenza fondamentale nella crescita, nella tenuta civile di un Paese e nella sua economia. Senza  contare il valore che proprio in questi tempi di pandemia  porta con sè a livello “sanitario” nel garantire un vita sana, vero antidoto al contagio. E così si passa da un ministro dello sport che candidamente ammette di non capirci molto ad un ministro dello sport che addirittura non c’è più.  Dalla padella alla brace.

Evelyn Zappimbulso