Durante le consultazioni di Draghi il peso dei partiti è cambiato?

Politica regionale, nazionale e internazionale

Gli orientamenti politici degli italiani restano come sospesi a mezz’aria, e dalle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi non sembra ancora emergere alcuna reale novità in termini di impatto elettorale.

L’Italia è ancora in attesa che Mario Draghi sciolga la riserva e – come è ormai scontato – accetti di formare il nuovo governo. Dimostrando una discrezione piuttosto fuori dal comune per gli standard della politica italiana, il Presidente del Consiglio incaricato non ha fatto trapelare alcun nome, né alcun indizio sulla composizione della sua squadra (eccezion fatta per la decisione di istituire un ministero per la Transizione Ecologica).

Anche per questo, non è ancora chiaro chi sono “vincitori e sconfitti” di questa transizione. I dubbi, come vedremo, riguardano pressoché tutti i partiti. Nel frattempo, gli orientamenti politici degli italiani restano come sospesi a mezz’aria, e dalle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi non sembra ancora emergere alcun “effetto Draghi”.

Nella nostra Supermedia, infatti, la Lega è ancora al primo posto tra le liste con il 23,4% (- 0,2% in due settimane), seguita dal Partito Democratico al 20%, da Fratelli d’Italia al 16,4% e dal Movimento 5 Stelle al 14,8%. A seguire troviamo Forza Italia al 7,9% (-0,3) e i partiti minori, “capitanati” da Azione (3,5%).

Come abbiamo visto, si tratta di variazioni davvero minime, in due settimane in cui pure è successo davvero di tutto. Come si spiega questo – perdurante – immobilismo? In parte, questo può essere legato alla percezione – ormai divenuta consapevolezza comune – che il rischio di elezioni anticipate sia stato scongiurato e rinviato di (almeno) un anno.

Ma, in aggiunta a ciò, c’è probabilmente quello che dicevamo in apertura, ossia il fatto che molti italiani stanno sospendendo il giudizio in attesa di constatare quale sarà il punto di caduta di questo lungo passaggio dal Conte II al Draghi I: quali saranno i ministri del nuovo governo? Cosa dirà il premier nel suo primo discorso alle Camere? Come reagiranno le forze politiche presenti in Parlamento?

Ciascuna di esse si trova, infatti, in una situazione di grande incertezza. Non è chiaro per nessuno se la novità rappresentata dal governo Draghi (con tutte le sue conseguenze) farà aumentare o diminuire i consensi.

La “conversione” di Salvini da un profilo sovranista a uno così apertamente filo-Draghi verrà premiata dagli elettori in quanto gesto di maturità oppure prevarranno le accuse di scarsa coerenza? Il PD di Zingaretti pagherà il suo appoggio – mai in discussione – a Draghi, dopo aver detto “o Conte o il voto”, oppure vedrà premiata la sua immagine di partito “stabilizzatore” del sistema in una fase così delicata?

La scelta di Giorgia Meloni di rimanere da sola (per il momento) all’opposizione porterà nuovi consensi a FDI oppure sarà la certificazione che il suo partito è destinato a non andare oltre una certa soglia perché poco credibile come forza di governo? Senza contare il travaglio (sic) interno al M5S, appeso agli esiti di una delle votazioni su Rousseau più difficili – e contestate – della sua storia.

Una situazione interessante, ad esempio, è quella di Forza Italia. Qualche settimana fa abbiamo notato come il partito di Silvio Berlusconi fosse rientrato al centro del gioco politico, e come questo abbia portato ad una crescita anche nei sondaggi. Il dato odierno però, vede una sorta di piccolo “rimbalzo” verso il basso per FI. Dal punto di vista statistico, il dato (-0,3%) è probabilmente poco significativo, ma apre tuttavia una domanda: è possibile che la svolta di Matteo Salvini faccia venire meno il ruolo di FI come unica componente “responsabile” e istituzionale del centrodestra? Di conseguenza, Forza Italia beneficerà del fatto che la Lega si è avvicinata alle sue posizioni – allontanandosi da quelle di FDI – oppure questa vicinanza favorirà una (nuova) emorragia di elettori verso la Lega?

Le dinamiche che riguardano il centrodestra sono particolarmente interessanti. Non solo perché si tratta della “maggioranza politica in pectore” in caso di elezioni anticipate e della coalizione che si appresta a (ri)entrare nella maggioranza di governo sul piano nazionale, oltre a governare 14 regioni su 20; ma anche perché, con la “divisione dei ruoli” adottata nei confronti del governo Draghi (Lega e FI in maggioranza, FDI all’opposizione), è l’unica coalizione che potrà trarre benefici sia in caso di successo del governo Draghi sia in quello di un suo fallimento. Anche se non emergono nella nostra Supermedia, poiché “diluiti” nell’aggregato, i dati dell’ultimo sondaggio SWG sono significativi, mostrando (in una settimana) un +1,9% per i tre partiti di centrodestra e un quasi esattamente speculare -1,8% per i 4 partiti della (ex) maggioranza giallo-rossa.

Torniamo per un attimo sulla svolta di Salvini e della Lega, certamente uno degli elementi di novità più eclatanti degli ultimi giorni. Il più recente sondaggio Ipsos mostra come, per il momento, siano in netta maggioranza (57%) gli italiani che la vedono come una mossa “opportunistica”, più che come un vero e proprio segno di maturità politica.

Se di svolta vera si è trattato, lo sapremo solo nelle prossime settimane, quando – più che delle dichiarazioni di principio – conteranno le azioni e i voti in Parlamento. È solo un esempio, ma è indicativo di quante siano le variabili che potranno determinare lo stato di salute (virtuale, ma nemmeno poi tanto) dei partiti in questa nuova fase segnata dalla premiership di Mario Draghi.

AGI – Agenzia Italia