L’elicottero di  Kobe Bryant precipitò “per colpa del pilota”

Diritti & Lavoro

La conclusione  del National Transportation Safety Board: il 26 gennaio di un anno fa il pilota non rispettò le regole di volo nonostante la fitta nebbia. Nell’incidente con il campione di basket morirono sua figlia e altre sei persone

Kobe Bryant (Afp)

Kobe Bryant, la figlia Gianna e gli altri sette a bordo dell’elicottero che si schiantò il 26 gennaio di un anno fa vicino a Los Angeles, si sarebbero potuti salvare se il pilota non avesse violato le regole di volo, spingendo l’elicottero “oltre i limiti”, nonostante le brutte condizioni del tempo. Ma Ara Zobayan, questo il nome del pilota, forse voleva dimostrare a un cliente eccezionale come Bryant, uno dei più grandi giocatori di basket di sempre, di essere all’altezza del compito anche in una situazione al limite. E’ la conclusione a cui sono giunti gli investigatori dell’agenzia federale del National Transportation Safety Board, che hanno studiato i dati di bordo, il tracciato e le condizioni al momento dell’incidente.

“Anche i bravi piloti possono ritrovarsi in brutte situazioni”, ha commentato il direttore dell’agenzia, Robert Sumwalt. “Un incidente – ha commentato il vice, Bruce Landsberg – è qualcosa di non preventivabile. Sfortunatamente non è questo il caso”. Il pilota, secondo la ricostruzione fatta dall’agenzia, si sarebbe trovato di fronte a un “muro” di nuvole e, forse, disorientato e senza volerlo, avrebbe infilato d’istinto una direzione convinto di trovare via libera, senza affidarsi alla strumentazione di bordo. L’elicottero si schiantò sul dorso di una collina a Calabasas. Nessuno è sopravvissuto. Bryant aveva 41 anni, la figlia Gianna 13. Tra le vittime anche due compagne di squadra della figlia di Kobe.

Zobayan si era dunque alzato in volo violando le norme con gli imponevano di restare a terra, considerate le condizioni climatiche.
Quando si vola tra nuvole dense e con visibilità limitata, un pilota può infatti essere indotto a pensare che stia salendo quando in realtà sta perdendo quota; e questo, secondo l’Ntsb, è quel che accadde: il pilota infatti segnalò al controllore di volo, poco prima dello schianto, che stava guadagnando quota per superare le nuvole nonostante fosse di fatto in discesa.

La vedova del giocatore, una leggenda del basket e uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, ha denunciato la compagnia degli elicotteri e il pilota di negligenza. Vanessa Bryant nell’incidente ha perso non solo il marito, ma anche la figlia, Gigi, appassionata anche lei di basket e che aveva 13 anni appena. agi