La medaglia d’onore a Francesco Perrone nel ricordo della 2. Guerra mondiale combattuta sul fronte greco

Cronaca

Giovanni Mercadante

Un breve racconto sotto forma di intervista e foto ricordo alla cerimonia di encomio   per la medaglia d’onore ricevuta dalle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 25 gennaio 2018. 

Grande commozione allora  per Francesco Perrone, papà dell’Assessore  alla cultura, Nino Perrone, attualmente in carica nella compagine dell’amministrazione Melodia. 

ALTAMURA – Nei giorni della memoria un diario per ricordare alle future generazioni e soprattutto in famiglia la dolorosa epopea nazi-fascista in  cui il nostro paese fu coinvolto.

Francesco Perrone riceve la Medaglia d’onore dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Francesco Perrone, nato a Santeramo in Colle (Bari) prigioniero n. 268 deportato e internato in un campo di concentramento nazista. Un riconoscimento giunto all’età di 95 anni, tre anni fa, nel 2018. Questa storia viene riesumata dallo scrivente nel giorno della memoria per onorare un combattente che ha servito la Patria; all’epoca dell’arruolamento, poco più che diciottenne; un ragazzone alto, prestante. Lo si vede ancora oggi nonostante la sua veneranda età. Alla cerimonia erano presenti altri due reduci di Bergamo.

Chiamato alle armi nel gennaio 1942, dopo il periodo di addestramento a Cesena, nella 5^ Divisione Fanteria “Casale”, nei primi di marzo dello stesso anno fu destinato, insieme ad altri commilitoni, al fronte greco.

Saliti su un treno merci dalla stazione di Mestre, attraversarono tutta la penisola balcanica per giungere al porto di Patrasso (Grecia). Arrivati a destinazione, il contingente fu inquadrato nella Divisione “Piemonte”. A lui fu affidata la mansione di barelliere e combattente.

Medaglia d’Onore a Francesco Perrone

Durante un combattimento, fu ferito ad un braccio; si salvò per miracolo. Rimase sul fronte per circa un anno un mezzo patendo le sofferenze di un esercito mal equipaggiato e con armamento scadente sulle impervie montagne della Grecia.

L’8 settembre 1943 avvenne l’armistizio. Tutti i reparti italiani si trovarono in una situazione di sbandamento a causa dei mancati ordini dai vertici militari. Il Re con il Gen. Badoglio si erano rifugiati a Brindisi. L’ufficiale che comandava il Reparto di F. Perrone informò i soldati che i soldati  avevano  due opzioni:  o allearsi  con i greci visto il capovolgimento della situazione   o essere fucilati se catturati dai tedeschi.

Tutti all’unanimità decisero di allearsi ai tedeschi; consegnati le armi ai greci, i soldati italiani furono caricati su dei vagoni merci per destinazione Vienna, per poi ridefinire la loro posizione. Un viaggio che durò una ventina di giorni. Qui i gerarchi tedeschi ingannarono i soldati italiani, dirottando i vagoni verso i campi di concentramento situati in Polonia. Francesco Perrone, col senno di oggi, immagina che fosse Auschwitz. Però durante il viaggio, ad una fermata fu ridefinito l’itinerario: destinazione Bitterfeld vicino a Lipsia dove c’erano numerose fabbriche chimiche; infatti giunti sul posto fu destinato ad una fabbrica di sale. Il suo documento di riconoscimento tedesco riporta la sua foto con tutti i suoi dati: nato a Santeramo 17 luglio 1923;operaio addetto nella fabbrica di sale; arrivo 11 settembre 1944; prigioniero n. 268; ex militare italiano, internato; di religione cattolica; rilasciato il 14 aprile 1945 a seguito della fine delle ostilità belliche.

La vita nel campo di prigionia, anche se con privazioni di ogni genere, non fu tanto traumatica come per altri sventurati. I prigionieri italiani in quel campo erano utili per la fabbrica di sale, in quanto i soldati tedeschi erano impegnati su vari fronti. Anzi, per la loro collaborazione era stata assegnata una piccola paghetta.

Durante la permanenza nel campo di prigionia Francesco  conobbe una ragazza tedesca, la quale si affiancò a lui quando arrivarono le truppe americane  a liberare i prigionieri. La resa dei tedeschi avvenne il 7 maggio 1945.

La Germania fu immediatamente spartita tra americani e russi. Molti tedeschi ritennero di abbandonare la propria patria. La ragazza si accodò agli italiani per raggiungere Cassino dove aveva il padre, ma ad un posto di blocco dei russi, fu bloccata  e il suo  viaggio della speranza si interruppe lì. Di lei non ha mai più saputo nulla. Il viaggio di ritorno a piedi tra tante difficoltà fu molto difficoltoso. Giunti a Dachau nei pressi di Monaco, dove tra l’altro c’era un altro campo di concentramento altrettanto noto, tutti gli italiani raggiunsero la stazione centrale del capoluogo bavarese. Accordatisi col macchinista, salirono sui convogli per  raggiungere il confine italiano. Da qui altri giorni di viaggio con mezzi di fortuna, Francesco Perrone raggiunge il suo paese e infine si riunisce alla famiglia.