La dignità violata

Diritti & Lavoro

Da domenica 7 febbraio in ventiquattro ore sono state uccise tre Donne, tre vite spezzate, tre storie diverse unite dallo stesso ingiusto destino: Piera 32 anni, cantante neo-melodica di Palermo uccisa a coltellate dal marito, Luljeta, 47 anni accoltellata per strada a Pedriano di S. Giuliano Milanese (Milano), fermato il convivente, Ylenia, 46 anni colpita alle spalle con un coltello nella propria abitazione a Faenza (Ravenna)

Auspico con tutto il cuore che venga fatta giustizia e a tutte le Donne invio il messaggio di denunciare il carnefice. La legge del codice rosso vi tutela!!!

“Chi dice donna dice danno” “La donna è mobile qual piuma al vento muta d’accento e di pensier” ( dal Rigoletto di Verdi )“Fragilità,il tuo nome è donna”( dall’Amleto di Shakespeare) “Le donne hanno il cuore piccino”( da I Malavoglia di Verga) Ecco!Persino nei proverbi popolari,nella letteratura,nella musica uno degli aspetti più ricorrente è la denigrazione della donna,si nota subito il carattere misogino e un atteggiamento di prevaricazione esercitata dall’uomo. In effetti in quasi tutte le società tradizionali le donne furono discriminate,la loro istruzione fu limitata all’apprendimento di abilità domestiche,non ebbero accesso a nessuna posizione di potere. Il matrimonio veniva considerato quasi sempre come un mezzo necessario per garantire alla donna un sostegno e una protezione e,ahimè,in caso di maltrattamenti da parte del marito aveva scarse possibilità di rivalersi .Sin dal diritto romano la moglie era esclusivo possesso del marito,non godeva del controllo giuridico della sua persona. Più fortunate,e quindi fenomeni isolati, erano senza ombra di dubbio “le sorelle”dell’antica Babilonia , dell’antico Egitto e di Sparta che detenevano di fatto l’amministrazione dell’economia. Con il passare dei secoli la situazione non mutò ,se non per sporadiche eccezioni,fino ad arrivare al tanto acclamato Novecento,in cui la donna sembrava aver raggiunto la parità di diritti nei confronti dell’uomo con la concessione del voto e con il raggiungimento dei titoli più ambiti e dei lavori di solito riservati all’uomo. Ed invece,oggi, nell’era della tecnologia più sfrenata è triste dover constatare come persista ancora una mentalità maschilista che ignora la mente e la psiche femminile e il riconoscimento dell’uguale dignità e responsabilità della donna rispetto all’uomo. Ci sono ancora luoghi e culture dove l’universo femminile viene discriminato ( pensate all’infibulazione, usanza barbara , ancora operata in 28 Paesi del medio oriente e dell’Africa!) o sottovalutato per il solo fatto di essere donna,dove si fa ricorso persino ad argomenti religiosi e a pressioni familiari,sociali e culturali per sostenere la disparità dei sessi ,dove si consumano atti di violenza nei confronti della donna rendendola oggetto di maltrattamenti e di sfruttamento. La verità è che la violenza del “più forte” sul più “debole”è il metro esatto di questo nostro tempo così cupo e tetro alimentato dalla perdita di valori ideali e morali,da un immiserimento culturale ,da un allontanamento spesso inconsapevole dei principi su cui la nostra Costituzione ha fondato la convivenza della nazione democratica. Una nazione,la nostra, dove il degrado è sceso a livelli abnormi, dove sia di giorno sia di notte una donna rischia di essere stuprata per la maggior parte delle volte da personaggi di altre etnie, ma qualche volta anche dai suoi connazionali. E avvilente e sconcertante apprendere dagli studi statistici effettuati su questo grave problema che la violenza contro le donne tra i quindici e i quarantaquattro anni uccide quanto il cancro. E l’Italia,come in generale i paesi occidentali,non è indenne da quella che in alcuni paesi meno sviluppati è una vera piaga .A livello mondiale una donna su tre è stata picchiata o abusata sessualmente,e una su quattro,orrore degli orrori, ha subito violenza durante la gravidanza. Per aggiungere tragedia alla tragedia,infatti,si tratta di un prezzo che le donne spesso pagano nel momento di maggiore vulnerabilità!Un’altra ferita che dilania e lacera l’animo di una donna è la violenza domestica,quella dentro le mura di casa, perpetrata da parenti o conoscenti:quella che definirei “la violenza inattesa”. Questa ha delle conseguenze gravissime sulle vittime,proprio in virtù del fatto ,che proviene da persone di cui si fidano e si acutizza la difficoltà nel rivelare questo perverso sopruso .Non a caso secondo le statistiche giudiziarie sono proprio queste le violenze che di rado vengono denunciate o spesso ritrattate .Quando questo atto criminale si abbatte sulle donne,l’amore svanisce e s’infrange anche il sogno che possa tornare magari,un giorno ! E’un’ingiustizia di fondo che lascia nel cuore un urlo soffocato in gola e un silenzio”assordante”nel ripercorrere con la mente le immagini di questo scellerato abuso! Un’altra forma di violenza subita dalla donna è quella psicologica che,a mio avviso,è più sottile e più subdola di quella fisica. E’ silenziosa ed invisibile,ma non per questo meno devastante ;è una delle più potenti strategie di potere e controllo che presiedono ai maltrattamenti. Viene esercitata da un padre,da un marito o fidanzato che,in questo modo, ribadisce il proprio dominio e la propria superiorità. Parole,gesti,toni allusivi,offese velate o esplicite possono umiliare,distruggere lentamente,ma in profondità senza sporcarsi le mani .E la cosa più terribile è proprio quando questo atteggiamento viene attuato da una persona cara,che si ama o si è amata profondamente e verso la quale ci si è aperti con cieca fiducia .La violenza psicologica è un processo di distruzione costituito da manovre ostili nascoste o manifeste. Il risultato di questa crudeltà si palesa con la svalutazione di tutto ciò che la donna offesa fa o pensa;prende il sopravvento l’inadeguatezza in ogni situazione ed in ogni contesto e l’incapacità di affrontare qualsiasi problema. Queste donne ,ferite da sguardi che le terrorizzano, da parole pungenti come pugnali che le umiliano, giorno dopo giorno, vengono devastate da cicatrici che segneranno profondamente la loro vita. Nel loro corpo non sono visibili e manifesti né lividi, né escoriazioni,ma la loro mente e la loro psiche comincia a vacillare a dubitare dei propri pensieri e dei propri sentimenti; si sentono sempre in colpa e si isolano. Infatti la vittima si sente paralizzata, confusa,sente il dolore, la sofferenza emotiva, ma non percepisce la consapevolezza di essere aggredita ,perché non vuole ammettere nemmeno a se stessa di amare o di aver amato qualcuno da cui invece si deve difendere; non vuole abbandonare l’idea dell’amore romantico e pensa che l’uomo che l’offende e la denigra con sarcasmo o appellativi offensivi possa cambiare grazie al suo amore! Occorre quindi che la donna sia aiutata da esperti per prendere coscienza del disagio, dell’ansia, della tensione costante che vive in questa precaria situazione e per ridefinire i propri limiti di tollerabilità, in modo che non vengano mai più oltrepassati. Tentare di spiegare questi abusi e soprusi nei confronti delle donne ricorrendo alla ragione,sarebbe impresa ardua. Il problema è fondamentalmente culturale Prendendo spunto da una polemica letteraria di altri tempi(tra Giacomo Casanova e due professori dell’università di Bologna) potremo arrampicarci fino alla vetta di una ripida montagna coperta di sentieri filosofici,l etterari,mitologici per scoprire attinenze e nessi che hanno un’unica connotazione :l’acredine di alcuni uomini contro la donna .Parte del mondo maschile commette una crudeltà ed un’angheria psicologica nei confronti dell’universo femminile svilendo la loro intelligenza, la loro professionalità nel mondo del lavoro, il loro fondamentale ruolo di mediatrici; considerandole degli esseri irrazionali ed imperfetti, delle creature deboli e fragili. Così la loro sofferenza le porta ad una immobilità che infonde nel loro animo la consapevolezza e l’idea che nulla possa cambiare. Si sentono annientate soffocando ogni loro desiderio e voglia di ribellione

La loro grande pazienza all’ascolto, la loro meravigliosa disponibilità verso gli altri ed ancora la loro grande capacità di eloquio rispetto agli uomini conduce alla conclusione che tutto il mondo giri intorno alla discendente di Eva. Insomma l’idea di essere tutti costole di Eva è stata per alcuni troppo dura da accettare. Ed inoltre la straordinaria energia di cui le donne sono dotate le porta ad avere “il complesso di onnipotenza” .Il farsi carico di mille situazioni e il portarle a termine in modo positivo ed adeguato e nello stesso tempo sentirsi in colpa per aver tralasciato qualcosa, spesso paragona le donne alla “fatina buona”che con la sua bacchetta magica opera molte magie .

Al contrario gli uomini, non sempre, riescono in ugual misura ad ottemperare alle varie difficoltà quotidiane e allora alcuni di loro,i”mostri” per un senso di rivalsa o come ben si deduce dall’apologo “della volpe e l’uva”:non potendo raggiungere l’ obiettivo desiderato cercano di disprezzarlo e di distruggerlo. Spesso a suscitare risentimento in questi uomini è il potere del grembo più specificamente come viene definito in modo molto appropriato dalla psicologa Maria Rita Parsi :”l’invidia del grembo materno”. Cioè quel rifugio caldo, accogliente di cui gli uomini hanno goduto nella vita prenatale e che, nascendo,hanno dovuto abbandonare per sempre. La donna ,invece, quel paradiso lo ha dentro di sé. Non può rimpiangerlo. Mentre l’uomo lo ricorda come il paradiso perduto. Ecco perché ,a volte, cerca di colmare questa lacuna cercando di” impadronirsi “ del corpo femminile. Arrivando in qualche caso a umiliarlo, a fargli violenza, sia fisica che psicologica. Perciò bisogna diffondere l’amore per le donne e incoraggiare un’educazione che porti al rispetto reciproco .Infatti la chiave per superare questa demarcazione è l’amore.

Bisogna insegnare ai nostri figli maschi ad essere più inclini all’ascolto dell’altro, a lasciarsi coinvolgere emotivamente a non essere indifferenti, a commuoversi, a non aver paura di riconoscere i propri limiti e chiedere aiuto nel momento del bisogno. Che altro possiamo fare? Certamente non essere indifferenti e non voltare la testa dall’altra parte quando ci troviamo di fronte a queste situazioni .

Adriana Domeniconi

Pari Opportunità Movimento Difesa del Cittadino