Quei partiti che parlano con Draghi pensando ad altro…

Politica regionale, nazionale e internazionale

Dopo il governo Draghi, non potrà tornare tutto come prima. In entrambi i campi già si notano cambiamenti. E potrebbero persino nascere, finalmente, due schieramenti che si considerano a vicenda legittimati a rappresentare tutti gli italiani.

World Economic Forum, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons

In altro editoriale Livio Ghersi scrive che il tentativo che sta compiendo il presidente incaricato, Draghi, in termini non politici ma bellici, si definirebbe un tentativo di tregua.

Immagine appropriata se si considera il clima incandescente che, politicamente, e non solo, viviamo in Italia da molti anni. Purtroppo è già facile vedere che si tratterebbe pur sempre di una tregua armata. Perché i vertici dei partiti che si avvicendano al cospetto di Draghi sembrano avere la testa altrove, non concentrata sulle gravissime emergenze così drammaticamente richiamate da Mattarella al momento del conferimento dell’incarico. Le dichiarazioni che i vari leader rilasciano dopo gli incontri che si svolgono a Montecitorio per la formazione del governo grondano banale e scontata propaganda. Tutti solo attenti a ribadire la loro collocazione, in vista della ripresa delle ostilità non appena il futuro governo Draghi avrà compiuto la sua missione. E’ significativo lo scompiglio creato dalla mossa spiazzante di Salvini, che ha annunciato la disponibilità della Lega ad assumere incarichi di governo. Come se il quadro dovesse restare eternamente immobile.

E, invece, dopo il governo Draghi, non potrà tornare tutto come prima. Lo stesso centrodestra, già diviso di fronte a Draghi, difficilmente reggerà tale e quale ad ora. La Lega sta muovendo timidi passi nella direzione opposta al suo trascorso sovranismo, per assecondare quel tragitto verso l’Europa che il mondo imprenditoriale, ed i suoi stessi Governatori della Regioni del Nord reclamano a gran voce. E non ha più senso, nel centrosinistra, il disegno di uno schieramento tutto concentrato sull’asse PD-5Stelle. L’alleanza nacque come straordinaria, per impedire nuove elezioni e un governo Salvini. Politicamente una mossa legittima, ma che non può significare la ragione di essere per entrambi i partiti. Che hanno già dimostrato di non poter condividere una politica comune su troppi temi, in particolare la giustizia, le grandi opere, la politica economica che i 5Stelle vorrebbero ancorata ad un insostenibile assistenzialismo generalizzato. La “tregua” rappresentata dal governo Draghi (sempre che vada a buon fine) sarebbe un lasso di tempo sufficiente per ripensarsi. Provino, i 5 Stelle ad uscire definitivamente da quel “vaffanculismo” che ha fatto la fortuna di tanti di loro e tanti danni agli italiani. Se hanno idee, provino a dire cosa intendono fare loro, e non cosa sbagliano gli altri. Quanto al PD, è una illusione pensare di affrontare le prossime elezioni incatenati all’alleanza con i 5 Stelle e, in aggiunta, sotto la cappella di Conte, che già si è riproposto. Non solo perché l’esperienza compiuta è stata fallimentare e i programmi sono, al momento, inconciliabili. Soprattutto perché il PD ha bisogno vitale di riacquistare un’ immagine nitida ed una missione forte nella società italiana. Lo faccia cercando di aggregare, in primo luogo, tutte le formazioni che hanno radici e cultura nel campo, riformista, europeista e laico per navigare, poi, in mare aperto. Potrebbe in questo modo non solo vincere la competizione elettorale. Potrebbe persino contribuire a dare al Paese un di più che non ha mai avuto: due schieramenti in competizione che tuttavia si considerano a vicenda legittimati a rappresentare tutti gli italiani.

Nicola Cariglia