Renzi, incoraggiato dai maggiori quotidiani nella lotta a Conte, ha ottenuto ufficialmente il riconoscimento di “la Repubblica”

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La caduta del Governo Conte è incomprensibile. Dopo pochi giorni dalla fiducia ottenuta in entrambe le Camere, il Presidente Conte ha dovuto dimettersi per timore che la relazione sulla giustizia da parte di Bonafede potesse arrecare un grave vulnus al Governo e alla maggioranza che lo regge.

Conte sapeva benissimo che le proposte del Guardasigilli non avrebbero trovato accoglimento da parte dei parlamentari, molti dei quali, a quanto pare, hanno rivelato una forte insofferenza verso i principi dell’Illuminismo e del Montesquieu. Almeno sul piano della giustizia. Donde il ripudio del principio della separazione dei poteri teorizzato per la tutela delle libertà civiche.

Quindi o la riforma preveda norme che riparino i politici dall’assalto dei pubblici ministeri o la stessa sia inesorabilmente bocciata. Conte, però, ha fatto male ad arrendersi di fronte alla temuta eventualità della bocciatura. Perché dal dibattito sarebbe venuto fuori che la giustizia non può essere riformata da un Parlamento in cui sono presenti condannati e indagati per reati anche gravi.

Uno dei parlamentari maggiormente contrari alla riforma è il rottamatore, conosciuto anche sotto il nome di  Innominabile. Vero è che Renzi non ha mai subito condanne ma, a quanto risulta dalla stampa quotidiana, egli e i suoi stretti congiunti sono al centro di indagini penali, per cui il suo risentimento nei confronti del Guardasigilli e di Conte, convinti assertori di una profonda modifica della prescrizione dei reati, non gli consentiva altri atteggiamenti che il rifiuto persino di discutere su provvedimenti di riforma del sistema giudiziario.

Ma almeno il dibattito avrebbe reso pubblica, sotto l’aspetto giudiziario, la condizione di alcuni nostri parlamentari. Ma Renzi, a mio avviso, è censurabile anche per altri motivi. Egli e la maggior parte dei suoi amici di Italia Viva sono stati eletti nelle file del PD, dal quale sono fuggiti solo dopo la costituzione del Governo Conte 2. La censura nei confronti di Renzi, è bene precisarlo, è esclusivamente di natura politica. Perché ha utilizzato i voti ottenuti nelle liste del PD contro lo stesso PD. Senza alcun pudore. Come senza alcun pudore ha svolto le trattative per evitare, nelle intenzioni degli alleati di Governo, la caduta del Governo. Infine ci è riuscito. Anche con una certa abilità, della quale, però, non può menar vanto. Anzi! D’altronde, cosa ci possiamo aspettare da un personaggio del genere. Ricordo che la sua principale abilità l’ha dimostrata con il referendum costituzionale, quando è riuscito, nientepopodimenoche, a ridurre il partito di cui era segretario a percentuali da cabina telefonica. E, tuttavia, c’è ancora chi lo ritiene un grande statista. Egli, ad esempio, è considerato il salvatore della patria da un grande quotidiano.  Dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

La qualifica (di salvatore della patria, s’intende) gli è stata riconosciuta da Stefano Folli il quale, nel suo articolo dal titolo “Uno storico cambio di scenario” (la Repubblica del 3 febbraio 2021) così si è espresso sull’eroe del giorno: “Siamo sul crinale, come tutti hanno compreso. Le polemiche su chi ha provocato la caduta di Conte e sul perché lo ha fatto lasciano il tempo che trovano. Renzi ha smentito con i fatti l’accusa di essere interessato solo alle poltrone. Al contrario, ha creato le condizioni per un cambio definitivo di scenario. Di fronte a un livello mai visto d’incomunicabilità tra forze che dovrebbero condividere un orizzonte, se non una visione, il fiorentino ha puntato a disarticolare l’alleanza stabile tra Pd e 5S, accentuando l’implosione dei “grillini” e della loro retorica populista”.

Il giornalista si dimentica di sottolineare un altro merito di Renzi, quello di aver dato inizio a un nuovo rinascimento da esportare nel mondo. Per intanto ha cominciato con l’Arabia Saudita, il regno che, puntando sulla sua crescita culturale, si avvale della collaborazione di Renzi detto “il fiorentino” (la “f” è volutamente minuscola per distinguerlo dall’altro Fiorentino con la “F” maiuscola), quasi a volerlo porlo sullo stesso piano del Fiorentino. Un novello Machiavelli che assurgerà agli onori della storia politica dell’Italia e sarà ricordato come il grande rottamatore della politica italiana, con la manifesta intenzione di eliminare figure da lui considerate, bontà sua, di infimo piano.

Ora non resta che attendere altre esibizioni che avverranno, presumibilmente, non appena si deciderà sulla destinazione delle immense risorse che Conte e il suo Governo sono riusciti a conseguire. Solo che adesso c’è Draghi che non esiterebbe a renderlo innocuo emarginandolo senza pietà. Nell’Interesse dello Stato.

Raffaele Vairo