Quando è il professore il bullo!

CronacaFemminicidio e violenza

Avv. Giovanna Barca

Le Avvocate italiane

Un professore di matematica di un liceo dell’Eur a Roma è stata indagato per istigazione al suicidio e maltrattamenti in seguito a morte di un suo ex alunno, un diciassettenne che si è tolto la vita l’11 luglio 2019.

Sicuramente bisogna essere cauti ed aspettare la conclusione delle indagini. Ma, quello che fa riflettere sono le numerose testimonianze da parte dei compagni di classe del defunto ragazzo che hanno confermato vessazioni continue durante l’anno scolastico nei confronti del minorenne da parte del suddetto professore. Spesso, a parere dei ragazzi, il professore sottolineasse continuamente le fragilità caratteriali del ragazzo, affiancato da anni da un insegnante di sostegno a cui il giovane era molto legato. Il minore pare non sopportasse più le angherie del professore che lo umiliava pubblicamente dinanzi ai suoi compagni di classe senza alcun rimorso e rimpianto.

Questo, purtroppo, non è un caso isolato: troppi sono gli episodi che vedono un alunno vittima di maltrattamenti da parte di un insegnante. Ultimamente, la nostra Suprema Corte è stata investita nel prendere importanti decisioni sull’argomento.

Infatti, numerose sono state le pronunce in merito: si ricorda la recente sentenza della Corte Suprema di Cassazione , Sezione Sesta Penale, del 27 gennaio 2021 n. 3459 , che ha confermato “ qualsiasi forma di violenza, sia essa fisica che psicologica, non costituisce mezzo di correzione o di disciplina, neanche se posta in essere a scopo educativo; e, qualora di essa si faccia uso sistematico, quale ordinario trattamento del minore affidato, la condotta non rientra nella fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, bensì, in presenza degli altri presupposti di legge, in quella di maltrattamenti ai sensi dell’art. 572 c.p.”.

Anche in questo caso, la vicenda riguardava un insegnante, come quello dello odierno fatto di cronaca, che abitualmente umiliava ed offendeva un ragazzo, appena dodicenne, all’epoca dei fatti, con epiteti e frasi oggettivamente scurrili, quali “fetente” “deficiente” “coglione” in presenza di tutta la classe, non considerando, in alcun modo, la differenza di ruolo, oltre che di età, tra lui e l’alunno.

Principio confermato ancora dalla stessa Corte di Cassazione penale sezione VI con la sentenza n. 11777 del 21/01/2020.

Altresì, sempre la Suprema Corte penale con la sentenza 3 marzo – 6 maggio 2020, n. 13709/20, ha deciso che “nessuna forma di violenza può farsi rientrare tra i mezzi correttivi legittimi”. E quindi, “non è possibile sostenere che l’impiego di violenza – fisica e psicologica –, seppur in forma blanda, sia annoverabile tra gli strumenti educativi o correttivi di cui l’insegnante od altre figure analoghe possano legittimamente avvalersi, incorrendo essi nella sanzione penale soltanto laddove ne facciano abuso”.

Si ricorda sul punto che la Corte di Cassazione penale., sez. VI, con la sentenza del 2 febbraio 2016, n. 4170 ha sancito il principio in base al quale la fattispecie concreta di un’insegnante che dà schiaffi ai propri alunni va sussunta non nell’alveo applicativo dell’art. 571 c.p. (derubricato “abuso dei mezzi di correzione o di disciplina”), bensì nell’art. 572 c.p. (“maltrattamenti contro familiari e conviventi”). Gli Ermellini, anche sulla scorta della ammissione da parte della imputata dei fatti a lei addebitati e dalla stessa “giustificati” nel senso che essi costituissero concretizzazione di una puntuale scelta dei metodi di insegnamento, improntati alla massima rigidità, hanno accolto il ricorso del Procuratore generale nel senso della necessità che venisse irrogata una sanzione più severa. L’uso sistematico della violenza “quale ordinario trattamento del minore, anche lì dove fosse sostenuto da animus corrigendi, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti“.

Dunque, si investe tanto nella istituzione scuola, credendo che la stessa possa offrire un ambiente protetto per i nostri ragazzi e ragazze dove si insegnano i valori come il rispetto e la legalità, ma, poi, dinanzi ad episodi del genere, la fiducia nella funzione sociale della suddetta comincia a vacillare immediatamente. È’ vergognoso sapere che chi dovrebbe trasmettere ai ragazzi ed alle ragazze non solo nozioni culturali, ma anche valori umani importanti, sia quello che, poi, si limita a sfogare le proprie frustrazioni sui ragazzi con comportamenti che sfociano in azioni che mortificano gli animi degli stessi.

Il compito di un insegnante è sicuramente complicato perché deve gestire una fragilità umana che insita nei soggetti minorenni: ha una forte responsabilità nei loro confronti ed un atteggiamento immorale ed illegale può avere delle conseguenze psicologiche fortissime sulla sana crescita dei suoi giovani allievi.

Nella fase più importante della costruzione della propria autostima e della propria personalità, il ruolo dell’insegnate è fondamentale affinchè negli studenti e nelle studentesse si costruisca e prenda forma una identità forte e libera nel pieno rispetto dei valori umani .

Se un insegnante per correggere ha bisogno di umiliare, allora non sa insegnare.

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