Draghi. Terapia d’urto

Politica regionale, nazionale e internazionale

Cosa ne sarà del tentativo di Draghi di formare un nuovo governo lo vedremo. Per ora la buona notizia è che è definitivamente finita la stagione dei mediocri e degli incapaci, iniziata nel giugno del 2018.

Conte non tornerà premier per la terza volta, la sua corsa da leader – che coincide con la scalata dei grillini al potere – finisce qui e di questo bisogna onestamente ringraziare Matteo Renzi, che dopo aver fatto ha pure disfatto il governo più imbarazzante della storia. Scampati dal male peggiore, ora ci si deve avviare sulla via della guarigione, con una terapia d’urto (elezioni subito) o mettendosi nelle mani di un buon medico, per di più di fama internazionale, quale è Mario Draghi.

Se la prima strada non fosse percorribile per l’ostilità del Parlamento (e di Mattarella) a sciogliere la legislatura, rifletterei molto bene prima di rifiutare per principio una medicina che potrebbe rivelarsi salvifica. Draghi non è Monti, per semplificare non è tra gli europeisti «lacrime e sangue» che vogliono chiudere il portafoglio, bensì l’inverso, come ha ben dimostrato da governatore della Banca centrale europea. È un fatto che la ricetta economica di Draghi sia perfettamente sovrapponibile a quella del centrodestra, non certo a quelle assistenziali dei Cinque Stelle e della sinistra.

Risulterebbe quindi difficilmente comprensibile che il centrodestra ostacolasse o non cercasse di cointestarsi un tentativo di svoltare la politica economica del Paese dopo averla invocata per mesi solo perché si tratterebbe di andare al governo con parti evidentemente le più moderate – della maggioranza uscente. Io capisco i dubbi, rispetto a questa ipotesi, di Giorgia Meloni, alla quale nessuno può insegnare nulla. Siamo d’accordo con lei: meglio il voto, ma a patto che sia una strada percorribile. Lo è? Non risulta, non in queste ore e del resto sarebbe strano che Mattarella avesse chiamato Draghi per mandarlo al massacro. Portare il centrodestra su una posizione di neutralità per accontentare le esigenze elettorali di una delle sue componenti sarebbe rischioso soprattutto per i suoi elettori. Liberare il Paese dal giogo di un governo a trazione sinistra-Cinque Stelle sarebbe già di per sé una medaglia. Farlo con Mario Draghi un’occasione irripetibile, ovviamente a patto di essere protagonisti e non stampelle di nessuno.

Evelyn Zappimbulso