Vessicchio: “Sanremo sì in qualunque modo, è il diritto di nascita dei giovani”

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Il maestro simbolo del Festival all’AGI: “I big possono rimandare la propria riconferma, ma non si può negare questa chance ai debuttanti. Anche a teatro vuoto, la kermesse sarà un ristoro per il Paese nell’anno triste della pandemia. Sarebbe peggio il silenzio”.

A teatro vuoto? “Ma sì, anche a teatro vuoto”. Come un semplice show televisivo? “Ma ne vale comunque la pena. I motivi sono tanti: i conti della Rai? E’ forse quello meno importante”. Gli altri? Quali sono gli altri motivi per celebrare la 71° edizione del Festival di Sanremo malgrado le restrizioni sanitarie? “Il primo è per i giovani talenti. Il secondo per il Paese: privato persino delle strette di mano, concedere agli italiani un leggero ristoro dal piccolo schermo sarà sempre meglio del silenzio.”

Icona riconosciuta, quasi una cifra del Festival, il maestro Beppe Vessicchio, partenopeo di Bagnoli, quattro vittorie all’Ariston da direttore d’orchestra, ha appena raddolcito l’amarezza dei tempi correnti con un incontro che gli mancava da tanto: quello con un’orchestra. E lo racconta all’AGI. Sabato 30 gennaio, anniversario della morte di Ferdinando Russo, poeta napoletano molto amato da Vessicchio, il maestro ha diretto le prove dell’esordiente Elena Faggi, vincitrice di Area Sanremo, che parteciperà al Festival.

“Se sapesse la gioia di quei sorrisi intuiti sotto le mascherine dei musicisti, dei tecnici, degli addetti Rai… Ciascun componente dell’orchestra attaccato al suo strumento come se fosse un ulteriore dispositivo di sicurezza, una zattera per guadare l’oppressione del momento”.

Certo è che le limitazioni sanitarie causate dalla pandemia hanno penalizzato da quasi un anno alcune categorie più di altre.

“E alcuni più di altri all’interno di una stessa categoria. Un conto è stare in un’orchestra stabile, a posto fisso, altro è fare il musicista free lance e rimanere totalmente fermo. Ma c’è di più: la partecipazione al Festival non è soltanto un’occasione di sostegno economico, ma di una gioia restituita. Lo sa cosa vuol dire l’impossibilità di fare musica d’insieme?”

AGI – Agenzia Italia