La vittima e il carnefice

Femminicidio e violenza

Come si possono accettare i comportamenti verbali violenti della persona che dovrebbe amarti e proteggerti? No, non si possono e né si devono accettare mai, in nessun caso.

La vittima che subisce violenza psicologica spesso, o forse mai, non ne comprende i motivi, e per dare una sorta di spiegazione, perché ci piaccia o no il nostro cervello lavora così, colpevolizza se stessa. Giorno dopo giorno il suo equilibrio psichico diventa sempre più instabile, la persona offesa viene resa insicura e vulnerabile, più facile da controllare e soggiogare. La propria casa da porto sicuro contro ogni tempesta si è tramutato in un luogo silenzioso del crimine, da dove una vita sofferente cerca una via di fuga ma invano, la vittima proprio non riesce a trovare l’uscita per scappare via da quell’inferno. Una sorta di circolo vizioso, un cane che si morde la coda…Dall’alba al tramonto tutto si ripete sempre uguale, un autore camuffato da un angelico volto e da una smielata affermazione “senza di te non posso vivere, infondo sei tu ad interpretare tutto sempre male”. Umiliazioni, offese, disprezzo, ricatti, silenzi, menzogne, coercizione, privazione della libertà… Già, oltre il danno anche la beffa! La colpa è tua non mia che ti uso violenza gratuita. Infondo chi è questo miserabile aggressore? Un tipo ordinario, meglio usare proprio il termine mediocre, consapevole del proprio fallimento umano, con un serio disturbo dell’identità. Un tipo con un senso di inferiorità che è convinto di annullare esercitando controllo e potere sulla vittima di turno.

Francesca Moretti